Il caso

Ucciso con il fucile l’asino dei bambini 

Balù era della fattoria didattica di Elena Beber a Vignola: «Era chiara l’intenzione di ammazzare l’animale»

PERGINE. Hanno sparato, uccidendolo, a un innocuo asinello. Si chiamava Balù e aveva 5 anni. Era adibito a trasportare bambini, ad essere motivo di interesse di quanti visitavano e partecipavano alle attività della Fattoria didattica allestita da Elena Beber (23 anni) titolare dell’Azienda agricola omonima a Vignola poco oltre la località Emeri lungo la strada per la Panarotta, a 6 km da Pergine. È successo lunedì sera o martedì mattina all’alba. Sta di fatto che l’animale è stato trovato morto nel prato dove era stato lasciato a pascolare insieme a “Gatò” (altro asinello) e a due pony, “Nutella” e “Mon Chery”.

Una “tribù” che insieme ad altri animali domestici (maialini, porcellini d’India, galline, una vacca grigio alpina, pecore, capre, conigli e anche cani) fanno appunto parte dell’azienda agricola (e fattoria didattica) di Elena subentrata nell’attività a papà Stefano. Un’attività che porta avanti insieme a Diego Oss Pegorar (27 anni) che se ne occupa quando è libero da impegni (lavora a Trento nel campo delle insegne pubblicitarie) e al fratello Alessandro (noto per l’eccezionale bravura nel realizzare origami) e altri due fratellini (vanno a scuola). L’attività bio dell’azienda riguarda la vendita i prodotti agricoli e dell’orto. Elena e Diego sono due giovani particolarmente impegnati anche nella mineralogia oltre che (ma solo lei) nel realizzare preziosi e originali oggetti di bigiotteria.

Da questo inspiegabile evento, i due ne sono usciti come bastonati. «Non riusciamo a capacitarci di quanto ci sia capitato - dicono - perché non riusciamo a capire il motivo di questa uccisione». Balù con Mon Chery e gli altri due pony, viene solitamente lasciato libero di pascolare in un prato recintato a valle delle case degli Emeri dove altri animali proprietà di altre persone pascolano pure loro liberi in ampi recinti.

«Non danno fastidio a nessuno - spiega Elena -. Anzi, gli abitanti delle case tra i prati e la strada sono felici di vedere gli animali pascolare. Da notare inoltre che dal maso Beber, dove abito, vedo il prato con i miei animali e posso controllarli senza dover scendere per badare loro. Oltretutto, spesso sono oggetto di coccole da parte di chi transita in auto e ovviamente si ferma, nonché dei bambini o delle famiglie che passano. Sono tutti benvoluti. Per questo non riesco a rendermi conto di quanto è successo».

Se il danno economico è limitato pur tenendo presente che l’asinello era ormai in un certo senso addomesticato, c’è da considerare l’aspetto affettivo. «Occorre abituarlo alla presenza dei bambini, a sentirseli in groppa, a “socializzare” con loro. E questo avviene con impegno e pazienza», ha aggiunto Elena.

Ma perché hanno sparato a Balù? «Era chiara l’intenzione di ucciderlo, il proiettile è stato sparato da un fucile probabilmente da caccia utilizzato solitamente per abbattere animali di grossa taglia. Un colpo secco che ha preso Balù a livello delle costole uccidendolo sul colpo. Quando è avvenuto? Anche questo è un mistero. Lunedì sera (erano circa le 9) è stato udito un colpo d’arma da fuoco o perlomeno sembrava tale. Ma anche alle 7 del mattino successivo. A quell’ora transita lo scuolabus, ma non è stato notato nulla di straordinario. Io sono scesa dal Maso e mi sono recata nel prato verso le 10 ed è stato in quel momento che ho trovato Balù ormai morto».

E’ stato chiamato il medico veterinario, il dottor Giovanni Monsorno, che ha confermato il fatto. Poi sono stati avvertiti i guardacaccia e i le guardie forestali. E’ stata sporta denuncia ai carabinieri di Pergine. Ma nulla è emerso. Resta solo l’amarezza di questo episodio assurdo nei confronti di una coppia di

giovani che si fanno benvolere e di un’attività per altro appezzata e condivisa dalla gente del luogo. «Rimane la preoccupazione - conclude Elena -, che l’episodio possa ripetersi ai danni miei e di altri, e non posso più lasciare gli animali da soli nel prato ma devo portarmeli in stalla».

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