Trento

I bambini da vaccinare sono ancora più di mille

A due giorni dall’ultimo avviso, i “non conformi” dagli 0 a 6 anni sono 1.414 

TRENTO. Mancano due giorni dall’ultimo termine di avviso perché i genitori si mettano in regola con le vaccinazioni dei figli dagli 0 ai 6 anni. Passati 30 giorni, se i «non conformi» non saranno ancora in regola, si passerà al provvedimento di sospensione dalla scuola. Abbiamo chiesto alla dottoressa Maria Grazia Zuccali, dell’Unità Igiene e sanità pubblica dell’Azienda sanitaria di fare il punto della situazione, alla luce anche degli dati sulle malattie infettive diffusi dall’Istituto statistica della Provincia.

Dottoressa, a due giorni dall’ultimo avviso per mettersi in regola con le vaccinazioni, quanti sono ancora i “non conformi”?

Se 10 giorni fa i bambini non vaccinati erano 2100, ora sono scesi ulteriormente. I genitori che hanno preso contatto con l’Azienda sanitaria dall’apertura della scuola sono 2.970, mentre mancano all’appello 1414 bambini. Si tratta di 854 dagli 0 ai 3 anni e 560 dai 3 ai 6 anni. Il dato meno preoccupante è quello riferito ai primi, perché non tutti dagli 0 ai 3 anni frequentano il nido.

E se non si mettessero inregola entro i 30 giorni previsti?

Per i più piccoli, fino ai 6 anni, secondo il decreto Lorenzin, sarà la scuola a dovere prendere il provvedimento di allontanamento. Mentre dai 6 anni ai 16 è prevista una sanzione, ma non ci sono ancora modalità, né importi stabiliti.

Voi siete ottimisti per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi che si è posto il governo con questo decreto?

L’obbligo di vaccinazione, come è noto, riguarda dieci vaccini: sono l’anti poliomielitica, anti difterica, anti tetanica, anti epatite B, anti pertosse, anti Haemophilus influenzae tipo b, a cui si aggiungono anti morbillo, anti rosolia, anti-parotite, anti varicella. Il problema maggiore riguarda il morbillo, perché si parte da una copertura dell’86 per cento e bisogna recuperare 9 punti per arrivare al 95 per cento, livello considerato sicuro per tenere sotto controllo la malattia. Mentre per la poliomielite, il tetano, la difterite la percentuale è del 93 per cento.

Negli ultimi dati diffusi dall’Istituto statistica della Provincia di Trento sui casi di malattie infettive denunciati dall’88 al 2016 si nota un picco di quelli di morbillo nel 2010. Erano 402, mentre si è parlato di micro epidemia per i 15 registrati nel primi cinque mesi dell’anno. Perché?

Nel 2010 e ’11 c’è stata un’epidemia importante che ha coinvolto in particolare Rovereto e la Vallagarina. Il problema del morbillo è che si diffonde molto rapidamente se si sviluppa tra bambini, nelle scuole, perché sono molte ore a stretto contatto tra loro. Nei primi mesi di quest’anno i casi sono stati 17, per cui molto minori di 7 anni fa, perché la malattia ha colpito soggetti tra i 25 e i 30 anni ed è stata più circoscritta la diffusione. I casi sono stati dunque 10 volte inferiori.

Perché si parla di epidemia allora?

Perché è una malattia nei confronti della quale esiste un piano dell’Oms di eliminarla in tutta la regione europea (sono compresi Russia e Nord Europa). L’obiettivo è fallito ed è stato

riproposto per il 2020.

Il morbillo può essere mortale?

Il rischio che ci siano casi mortali c’è sempre stato. Si sa che su 1000 - 2000 c’è un caso mortale ed Italia i casi sono a tutt’oggi 4487, infatti i morti sono stati tre.

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