il caso malaria

Zanzare Anopheles presenti in Trentino

Trento, l’assessore Zeni: «Trovati (pochi) esemplari dai ricercatori della Fondazione Mach. Ma non si sa se portano la malaria»

TRENTO. In Trentino la zanzara Anopheles c’è. Gli esemplari sono rarissimi, ma comunque presenti, anche se non ci sono dati scientifici che possano dare risposta sulla capacità di questi esemplari di trasmettere il parassita della malaria. Lo ha detto ieri l’assessore provinciale Luca Zeni, rispondendo a un’interrogazione presentata dal consigliere Claudio Cia che chiedeva informazioni sulle zanzare e sui casi di malaria registrati in Trentino, riferendosi alla vicenda della giovanissima Sofia Zago, morta di malaria a soli quattro anni.

Nella sua risposta l’assessore Zeni ha spiegato che le indagini sono in corso e che non si hanno al momento dati sulla modalità di contagio della bambina. Quindi Zeni ha citato i dati sulle zanzare raccolti dalla Fondazione Mach di San Michele all’Adige nell’ambito di un progetto finanziato dalla Provincia di Trento e dedicato alla popolazione di “zanzare aliene invasive”. Il progetto si chiama Lexem (Laboratorio di Eccellenza per l’epidemiologia e la modellistica) e nei quattro anni fra il 2014 e il 2017 ha visto 49 sessioni di campionamento all’interno del territorio di 18 comuni trentini. In totale - ha detto Zeni - sono state campionate 28.375 zanzare e di questo insieme di insetti 87 sono risultate appartenenti al genere Anopheles. Si tratta di una presenza minima, pari allo 0,3 per cento circa della popolazione totale, ma comunque esistente sul territorio provinciale. L’assessore ha aggiunto che dal punto di vista scientifico non ci sono evidenze sulla capacità di questo tipo di zanzare esistenti in Trentino di trasmettere la malaria, ma che l’Istituto superiore di sanità ha avviato un approfondimento in questo senso dopo il decesso di Sofia Zago. Anche la Fondazione Mach prosegue gli approfondimenti sui cambiamenti climatici e sulla presenza degli insetti.

Quindi in aula sono stati forniti gli ultimi dati disponibili sui pazienti curati per la malaria. Negli ultimi cinque anni i casi sono stati 51, distribuiti nel corso del periodo. Di questi pazienti 18 erano trentini mentre i casi di decesso sono stati 2. Oltre alla bambina di Trento vi sarebbe un neonato di Rovereto, che solo in seguito ad approfondimenti successivi al decesso è emerso essere un caso di malaria.

Il consigliere Cia ha ringraziato

per le informazioni e ha colto l’occasione per dire che - in base alla sua esperienza diretta in azienda sanitaria - non crede assolutamente nella possibilità che il contagio di Sofia Zago possa essere avvenuto tramite un uso scorretto dei “pungidito” utilizzati per i pazienti diabetici.

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