il caso 

Miele, perso fino al 70% del raccolto

Api mai così in crisi per il clima. Paternoster: «Una mazzata per il settore, così spazio anche ai prodotti scadenti»

TRENTO. Si sono salvati gli apicoltori siciliani. Non è andata malissimo in qualche zona del centro Italia. Ma qui è stato un bollettino di guerra. Le gelate di aprile hanno rovinato molta della fioritura primaverile e le api non hanno trovato il polline: «Il tutto si è tradotto in una perdita tra il 30 ed il 70 della produzione di miele, una proporzione sino ad ora mai vista» osserva Andrea Paternoster, uno degli operatori più noti del settore grazie al suo brand Mieli Thun, a Vigo di Ton.

«Il nostro settore è in difficoltà da 4 anni. Abbiamo avuto problemi con le api (le malattie, gli avvelenamenti) quest’anno il guaio è stato diverso, legato proprio alla scarsità del raccolto. Questa scarsità di prodotto, avrà più di una conseguenza. Ovviamente farà lievitare il prezzo del miele italiano ma questo non è nemmeno il principale dei problemi: visto che il nostro pubblico è consapevole e fedele. Sa quello che compra ed è fedele. Però c’è molta pressione da parte dei mieli che arrivano da mezzo mondo, fatti con poca attenzione alla qualità e comprati solo per il prezzo. La mia preoccupazione principale è quella che tutti coloro che si avvicinano con poca cultura del miele, consumatori meno esperti, assaggino quella roba lì. Rimangano spiazzati e finiscano per allontanarsi per sempre dal prodotto» nota Paternoster.

Osserva ancora: «Questo è un vero peccato, visto il lavoro che si è fatto in questi anni, aumentando considerevolmente il consumo di miele e facendo crescere la consapevolezza nei confronti del prodotto italiano. La nostra non è una lamentela fatta a caso, ma è lo specchio di una situazione senza precedenti».

E’ stato il mese di aprile a creare tutto il problema alle api. Chi lavora nel settore ha annotato con attenzione quei tre giorni dal 16 al 18: «Una serie di gelate che hanno di fatto messo ko tutta la fioritura mono varietale che da noi è sostanzialmente l’acacia. I fiori sono diversi, ancora più delicati di quelli dei frutti. Le api non hanno trovato polline ed è andato perduto in buona parte anche il loro prezioso lavoro di impollinatura di altre piante», nota un altro produttore, Stefano Peterlana.

Insomma dopo la Varroa, i pesticidi, anche un clima bizzoso e con tante impennate, ha dato una mazzata ad un settore che si basa su piccole e piccolissime produzioni. Fatte da tecnici preparati ma anche da “filosofi” che si relazionano agli insetti con un approccio di vita che non ha tanto il sapore ed il colore delle lobbies. In Trentino,

per dire, le sigle che li raccolgono sono diverse. E’ una produzione di nicchia, che non ha nemmeno tanti santi in paradiso per quanto riguarda rimborsi e coperture assicurative. La speranza è che le api, aduse a tempi e operosità proverbiali, superino anche questa crisi.(g.t.)

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