procura

Anziano suicida, inchiesta sui soccorsi

La pm Scagliarini indaga sui tempi di intervento del 118 e sulle tre ore trascorse prima della rimozione della salma

TRENTO. Il corpo di un uomo gettatosi dal balcone che rimane al suolo per circa tre ore, prima di essere pietosamente rimosso. E un primo intervento dei sanitari che – secondo la Procura - avrebbe potuto essere più tempestivo. La pm Licia Scagliarini ha deciso di fare chiarezza su quanto accaduto nella mattinata in cui un anziano di Trento si è tolto la vita, aprendo un'indagine conoscitiva, quindi (almeno per ora) senza ipotesi di reato e a carico di ignoti.

Il fatto risale al 26 giugno, giorno di San Vigilio, il patrono della città di Trento. Sono all'incirca le 9 quando l'uomo si lancia dal balcone al quarto piano della sua abitazione, riuscendo purtroppo a portare a compimento il suo gesto estremo. Dal momento in cui si getta nel vuoto a quello della constatazione del decesso trascorrono tre ore. Un lasso di tempo in cui la salma del poveruomo rimane a terra, senza poter essere rimossa. Nel comprensibile strazio dei suoi congiunti.

La pm Scagliarini, avvisata del fatto nel primo pomeriggio (attorno alle 14.30) dai carabinieri, vuole capire se chi è intervenuto si sia comportato in modo corretto e inizia ad indagare. Gli accertamenti, naturalmente, vanno oltre il presunto ritardo nella constatazione del decesso e si allargano ai tempi di intervento dei soccorritori di Trentino Emergenza. Si tratterebbe di poco più di una decina di minuti.

Sul fatto se l’anziano desse ancora segni di vita dopo l'impatto ci sarebbero testimonianze discordanti e la pm scava a fondo per capire se un soccorso più tempestivo avrebbe potuto salvarlo, ipotesi che sembra apparire remota dagli elementi raccolti ma che deve essere comunque esclusa con certezza. Vengono acquisite le registrazioni delle comunicazioni del 118 e del 112. Quello che emerge è che sarebbero intervenute due ambulanze: la prima, del 118 di Rovereto, che si trovava nella zona del capoluogo ma che non sarebbe stata dotata di Gps rendendo meno agevole il raggiungimento del luogo, e, in seguito, una giunta da Pergine Valsugana, con del personale di supporto. La valutazione dell'urgenza dell'intervento (con l'assegnazione dei livelli di priorità) viene effettuata dalla centrale operativa di Trentino Emergenza alla quale dal 6 giugno scorso la chiamata viene passata dal numero unico 112, che smista le richieste di soccorso.

Nel caso specifico sarebbero arrivate chiamate da più persone: il “triage telefonico” viene effettuato sulla base delle risposte alle domande dell'operatore, che appura quali sono le condizioni del paziente valutando se sia cosciente, risponda agli stimoli, eccetera. L'indagine – trapela dalla Procura

- non ha l'intento di mettere in discussione il ruolo e il prezioso lavoro che il 118 Trentino Emergenza svolge quotidianamente, ma solo di approfondire lo specifico episodio. A prendere l'iniziativa finora è stata solo la pm; il figlio del suicida, infatti, non avrebbe sporto querela.

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