sanità

Cup, visite specialistiche: la mancata disdetta si paga

L’ammenda è di 30 euro. Nel 2016 oltre 12.500 gli appuntamenti scoperti Zeni: «Si toglie ad un altro utente la possibilità di ottenere la prestazione»

TRENTO. Visite specialistiche, chi non disdice paga lo stesso. Trenta euro di ammenda, per il disservizio creato. Il Cup informa chiaramente che, qualora si effettui una prenotazione per una visita specialistica, se l’appuntamento preso deve essere disdetto, tale disdetta va comunque comunicata. Lo si deve fare entro le ore 10 del giorno antecedente l’appuntamento che si era fissato.

Il provvedimento è scattato dal 1° giugno 2017. Chiamando il Cup, il sistema si premura di avvertire più volte l'utente delle conseguenze del mancato utilizzo della prestazione che si è richiesta . Nel caso non si disdica entro il termine fissato, viene addebitato un malus fisso di 30 euro. L'addebito viene applicato a tutti coloro che non fruiscono delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario provinciale e prenotate attraverso il Cup, Centro unico di prenotazione, a meno che l'appuntamento non venga disdetto per altri motivi.

Nel corso del 2016, si sono verificati oltre 12.500 casi in cui il richiedente non si è presentato agli appuntamenti fissati. Di questi, 1.700 casi sono stati successivamente giustificati. Per 4.900 casi è stato emesso l'addebito del ticket, mentre 5.900 sono risultati casi riferiti ad assistiti esenti o non soggetti al ticket.

«Le mancate fruizioni delle prestazioni prenotate dai cittadini creano un disservizio al Servizio sanitario provinciale causando l' inattività del personale medico, tecnico ed infermieristico. Soprattutto, però, si toglie ad un altro utente la possibilità di ottenere la prestazione, determinando criticità all’interno delle liste di attesa» sottolinea l’assessore Luca Zeni. L'assessore alla salute spiega anche che, nel 1998, una deliberazione della Giunta provinciale aveva previsto che il cittadino che non disdiceva le prestazioni prenotate fosse tenuto, se non esente, al pagamento della quota di compartecipazione al costo della prestazione (ticket) fino ad un massimo di 36,15 euro. Ai cittadini esenti dalla compartecipazione alla spesa sanitaria veniva inviata una lettera per responsabilizzare coloro che non si presentavano alle prestazioni prenotate, informando sui disservizi che la mancata disdetta provocava.

«Con la delibera di giunta del 5 maggio 2017 - prosegue Zeni - è stato definito che, per ragioni di equità e di uguaglianza e con l’obiettivo di responsabilizzare maggiormente i cittadini, oltre che per incrementare l’efficienza dell’offerta del Servizio sanitario provinciale, venga introdotto anche nella nostra Provincia, in analogia a quanto già fatto negli anni scorsi in altre regioni italiane, l’addebito del malus fisso». Pertanto dal 1° giugno 2017 viene addebitata una sanzione di 30 euro ai cittadini che non disdicono la prenotazione di una prestazione specialistica entro le ore 10 del giorno antecedente l’appuntamento. La regola vale per tutti e viene applicata a tutti coloro che, dopo averle prenotate, non fruiscono delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario provinciale.

«L’addebito si applica anche alle persone che sono in possesso di una qualsiasi esenzione dal pagamento del ticket, a coloro che aderiscono alle campagne di screening nazionali (sono esclusi gli screening

oncologici provinciali), prestazioni di assistenza odontoiatrica e prestazioni di igiene e sanità pubblica nonché di medicina legale, ad esclusione delle visite di invalidità. L’addebito viene applicato anche alle prestazioni erogate dalle strutture private accreditate» conclude l'assessore.

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