Il professor Biasiori appende il gesso al chiodo

Cavalese, il dirigente dell’istituto “La Rosa Bianca” lascia dopo 42 anni di scuola «Internet è uno strumento potente per gli studenti, ma è in calo il senso critico»

CAVALESE. Lorenzo Biasiori, classe 1956 di Sover, lascia la dirigenza dell’istituto “La Rosa Bianca” dopo 42 anni di scuola. Una carriera nata tra le minoranze linguistiche dell’Alto Adige, della Sardegna e della Valle di Fassa per poi trasferirsi stabilmente in Fiemme dove ha guidato prima il comprensivo di Cavalese e, negli ultimi nove anni, le scuole superiori di Cavalese e Predazzo. Un lungo percorso partito dagli effervescenti anni ‘70 e ‘80 per approdare alla scuola dei nativi digitali e della permanente connessione .

Quali cambiamenti più significativi ha assistito nel suo privilegiato osservatorio di dirigente scolastico?

Senza dubbio il passaggio dalla scuola tradizionale a quella più democratica degli organi collegiali con il maggiore coinvolgimento della componente genitoriale. Per i nostri territori poi la provincializzazione, avvenuta ufficialmente nell’estate del 1988, con l’effettivo trasferimento alla Provincia autonoma di Trento delle funzioni degli organi centrali e periferici dello Stato. Infine l’ingresso nella vita dei nostri ragazzi e nella scuola della tecnologia informatica che ha modificato non solo l’insegnamento ma complessivamente la nostra vita.

Che giudizio dà su questi mutamenti?

Sicuramente la fine degli anni Settanta e il decennio successivo sono stati per la scuola un momento di grande entusiasmo, sviluppo di idee, forte impegno per cambiare una istituzione rimasta cristallizzata per anni. La provincializzazione ha permesso il miglioramento dei nostri edifici scolastici che tutti ci invidiano (pensiamo solo alla sicurezza...) e la disponibilità di risorse che pochi altri territori hanno avuto. Il computer, internet hanno dato strumenti potenti nelle mani dei docenti e dei ragazzi. Sicuramente il processo di apprendimento - insegnamento ne ha beneficiato ma forse è venuta meno la capacità di dialogo, approfondimento e sviluppo del senso critico. Qui la scuola può ancora fare la differenza.

Ci sono differenze nei docenti degli anni ‘70 e quelli di oggi?

Quando sono entrato nella scuola la gran parte dei docenti usciva dalla turbinosa esperienza del ‘68. Un periodo complesso e di non facile interpretazione. Posso dire comunque che molti giovani insegnanti erano mossi da una carica ideale che ha dato forte impulso alle trasformazioni in atto. I docenti di oggi partono da un percorso formativo lungo e articolato e devono sottostare a meccanismi di selezione che si protraggono per anni erodendo il loro entusiasmo iniziale.

Un suo giudizio sul territorio

della Valle di Fiemme?

La valli dell’Avisio offrono molto in termini di bellezza, natura ed economia. C’è un tessuto sociale che propone ancora molte opportunità. L’ho potuto constatare nei progetti di alternanza scuola – lavoro dove abbiamo trovato un territorio disponibile e aperto.

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