RIVA DEL GARDA

Dalle indagini ai romanzi

Il vicequestore Giuseppe Grasso ha dato alle stampe il suo primo libro: «Quando andrò in pensione scriverò favole per i bimbi»

RIVA. Si toglie i panni del poliziotto e indossa quelli dello scrittore, un po’ a disagio per un ruolo in cui fatica a riconoscersi, eppure orgoglioso di avere tra le mani la copia del suo libro «Sei giunto a destinazione». Giuseppe Grasso, nato a Taranto cinquantasette anni fa, oggi è il vice-questore del Commissariato di Riva dove è arrivato nel 1999 dopo alcuni anni di lavoro a Verona. La sua vena letteraria è recente eppure i segnali di una creatività intellettuale erano apparsi già molti anni fa quando invece di leggere le favole della buonanotte alle figlie, le inventava improvvisando. «Dovresti registrarle - suggeriva la moglie - sono storie bellissime». Anni dopo, nel 2010, l’idea di scrivere si riaffaccia durante un viaggio sulla Gardesana occidentale in compagnia del fidato navigatore, che rende più tranquilla ogni trasferta. Oggi non ne possiamo fare a meno e ci chiediamo come abbiamo fatto noi esseri umani a trovare la strada per migliaia di anni. Dietro quella voce femminile c’è di più dell’indicazione di un tragitto, si instaura un legame e manca solo la possibilità di dialogare strada facendo. Attorno a questa idea si snoda il romanzo, edito da Planet book, che ha già avuto il suo riconoscimento con il premio letterario internazionale “Salvatore Piccoli”, assegnato lo scorso marzo a Carlopoli in provincia di Catanzaro. Il romanzo racconta di un uomo, Giacomo, che ha subito molti lutti, prima un figlio in un incidente, poi la moglie. E’ in pensione ma per occupare il tempo fa il consulente per piccole aziende. Il lavoro lo porta spesso in viaggio con la sua Toyota ma soprattutto con il suo navigatore che gli fa compagnia e conosce i suoi tormenti. Quella voce femminile che gli indica la strada, si sovrappone al ricordo della voce di un amore giovanile, mescolando la realtà con l’immaginazione. Il finale riserva un colpo di scena che rende il romanzo particolarmente avvincente per i lettori. «Ho scritto una prima versione per puro piacere personale – racconta Giuseppe Grasso - scrivevo nei ritagli di tempo, la sera quando tornavo a casa dal lavoro ma il manoscritto è rimasto nel cassetto fino al 2016. Il progetto è ritornato a galla per caso, un’amica mi ha spronato a riprendere in mano quelle pagine e così ho fatto. Ho ampliato la storia, l’ho rifinita e poi mi sono deciso ad inviare il mio scritto alle case editrici e ad alcuni concorsi letterari». Da poliziotto Grasso

sostiene di non avere ambizioni come scrittore, ma mai dire mai. «Tra pochi anni andrò in pensione – dice il vicequestore che nell’Alto Garda ha messo le radici assieme alla sua famiglia – e a quel punto forse potrei continuare a scrivere, mi piacerebbe dedicarmi alle favole per i bambini».

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