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Gelate, strage di fragole e ciliegie

I tecnici di Fondazione Mach e coop Sant’Orsola: i danni non si possono quantificare, timori per le prossime notti

TRENTO. Le gelate che erano state annunciate lunedì scorso sono arrivate purtroppo in anticipo già l’altra notte con le prime conseguenze, che hanno colpito in particolare i piccoli frutti e le fragole a mezza collina e in montagna.

Paolo Miorelli del servizio di consulenza tecnica per i piccoli frutti della Fondazione Mach ed il collega Sandro Conci già nella mattinata di ieri erano impegnati in sopralluoghi in campagna per verificare la situazione in Valsugana.

Secondo Miorelli sicuramente danni ce ne sono sulle fragole perché ci sono già parecchi fiori aperti, ma parlare di percentuale di danno è assolutamente fuori luogo: bisogna attendere alcuni giorni prima di poter fare una quantificazione anche perché, purtroppo, le notti successive, quella fra ieri e oggi e quella successiva, si annunciano secondo Meteotrentino ancora più fredde, anche perché il cielo sarà sereno e il vento calerà lasciando però una temperatura molto bassa.

«Per quanto riguarda gli altri piccoli frutti - afferma Conci - non ci pare ad oggi, (ieri n.d.r.) che ci siano danni di rilievo: abbiamo provato a tagliare qualche germoglio di lampone ma non abbiamo riscontrato danni: non parliamo del ribes in quanto è la coltura più resistente al freddo, ma anche in questo caso bisogna attendere le notti previste come più fredde». «Nella zona di Storo - afferma Miorelli - la situazione è peggiore perché la temperatura è scesa a meno 2-3 gradi sotto lo zero quindi il danno è stato maggiore».

Altra coltura a rischio sono le ciliegie: «Anche in questo caso - afferma il tecnico specialista della Fem Sergio Franchini - sicuramente siamo in presenza di danni, ma è difficile quantificare la misura, anche perché vale anche per il ciliegio lo stesso discorso fatto per le fragole: il freddo in queste notti è in crescendo quindi è inutile farsi soverchie illusioni».

Per la cooperativa Sant’Orsola «ad oggi non abbiamo avuto segnalazioni di danni - afferma il direttore Matteo Bortolini -: purtroppo non siamo fuori dall’ondata di gelo che attendiamo maggiore nelle prossime notti. Per fare una possibile stima dei danni dovremo pertanto attendere il fine settimana, o l’inizio della prossima. Certo è che i ritorni di freddo da noi sono purtroppo una costante: il problema maggiore di quest’anno è quello che il caldo di marzo aveva notevolmente anticipata la stagione quindi il freddo di questi giorni coglie le piante in una fase molto delicata. Se avesse fatto una bella pioggia in questi giorni la situazione meteo sarebbe potuta essere molto migliore: ora si vedrà quello che succederà in queste notti per la coltura più importante per il Trentino, ossia il melo.

In valle dell’Adige siamo già nella fase post legagione e le piante hanno un grande bisogno di acqua per dare un corretto sviluppo delle cellule dei frutticini, mentre in Valle di Non e nelle altre valli del Trentino, siamo ancore nelle varie fasi della fioritura in base all’altitudine».

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