l'allarme

Diete vegane, tornano casi di rachitismo

La primaria di pediatria del S. Chiara Di Palma avverte: «Fino ai due anni i bebè rischiano disturbi neurologici e anemia»

TRENTO. «Ogni giorno assistiamo con sconcerto agli errori delle diete estreme. Siamo in mezzo a due epidemie: i casi di obesità infantile da una parte e il riemergere di rachitismo nei lattanti». È l’allarme della primaria del reparto di Pediatria del Santa Chiara, Annunziata Di Palma, al simposio internazionale che si è tenuto ieri a Roma su «Il ruolo della carne nell’alimentazione umana». Abbiamo raggiunto la dottoressa al telefono di ritorno dalla capitale, per chiederle di spiegare le sue affermazioni.

Dottoressa Di Palma, davvero avete a che fare con un’emergenza di bambini affetti da rachitismo e denutrizione?

Non siamo all’emergenza, ma è vero che noi pediatri del pronto soccorso in questi ultimi anni dobbiamo affrontare problemi che pensavamo superati, appunto il rachitismo e la denutrizione. Ci sono casi più gravi, nei quali i bambini sono stati sottratti alla potestà dei genitori, da noi non siamo arrivati a tanto. Preciso che io non voglio demonizzare la dieta vegana, ma sostengo che non si possa fare una alimentazione fai da te.

Quali sono i consigli da dare ai genitori che hanno scelto la dieta vegetariana o vegana?

Il nostro consiglio è che devono avere un aiuto tecnico perché assumano degli integratori che aiutino i bambini nel loro processo di crescita. Il problema è che anche noi pediatri dobbiamo prepararci meglio per affrontare queste tendenze.

Quali sono i rischi di una dieta vegana?

Il rischio lo corre il bambino nei primi due anni di vita se non si fa un’integrazione con vitamine, soprattutto la B12, il calcio e il ferro. La B12 contribuisce alla normale formazione dei globuli rossi e al mantenimento della funzione del sistema immunitario. La sua carenza interferisce anche con i meccanismi di riparazione dei neuroni, quindi si possono manifestare disturbi neurologici, al sistema nervoso centrale con sonnolenza, apatia. Rischi peraltro che sono concreti anche negli adulti. Un’altra fase delicata è quella dell’adolescenza. Per questo ribadisco che è necessario cercare di sostenere la scelta con i consigli di uno specialista che integri quelle sostanze contenute nella carne, nel pesce e nei prodotti caseari, necessari per la crescita.

Secondo lei i pediatri sono preparati ad affrontare questi casi?

Alcuni sono preparati, altri meno. È vero che si pensava che tali malattie, come la denutrizione o la carenza della vitamina B12

fossero superate, anche perché noi siamo cresciuti con la dieta mediterranea che comprende un giusto equilibrio di carne e latte. Stanno però nascendo anche degli ambulatori specializzati. L’importante è farsi consigliare e non improvvisare diete fai da te.

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