Baratter e Schützen, chiesta l’archiviazione

L’accordo «frutto di una grossolana ingenuità e del malinteso senso delle regole della buona politica». Il consigliere attacca chi si è improvvisato «giudice e boia»

TRENTO. Chiusura lampo per l’indagine sull’ipotesi di corruzione elettorale che aveva visto indagati il consigliere provinciale del Patt Lorenzo Baratter, Giuseppe Corona vice comandante degli schützen e candidato «papabile» sempre per il Patt, e il comandante degli schützen trentini Paolo Dalprà. Ad una decina di giorni dall’apertura del fascicolo, il procuratore capo Giuseppe Amato ha chiesto al gip l’archiviazione. Per la procura, la lettera con la quale i tre avevano formalizzato (prima dellle elezioni provinciali) un accordo di un contributo mensile da 500 euro in cambio del sostegno alle due candidature (poi diventata quella del solo Baratter) da parte degli Schützen, sarebbe stata il «frutto di una grossolana ingenuità e di un malinteso senso di quelle che sono le regole della buona politica (intesa anche come libera competizione elettorale), mentre difficilmente appare leggibile come frutto di un accordo corruttivo, quasi che si sia trattato di un normale contratto, poi addirittura azionabile in sede giudiziaria». Questo quello che si legge nella richiesta di archiviazione. La posizione più «leggera» è quella di Corona che non è stato neppure candidato e per il procuratore Amato in questo caso l’accordo non riguarda la corruzione elettorale visto che una delle parti non era neppure impegnato nella competizione.

Tornando alla vicenda nel suo complesso, secondo la procura ci sono degli elementi di incertezza che hanno portato alla richiesta di archiviazione. E il primo è quello di cui abbiamo già dato contezza, ossia che l’accordo per come è stato scritto e formalizzato (come un normale contratto) risulta alla fine essere «contrario alla tesi della corruzione elettorale». E poi il secondo rilievo, ossia che «non vi è assoluta ed incontrovertibile certezza che il sostegno alla base dell’accordo dovesse essere il voto e non invece altro. E un «sostegno elettorale - scrive la procura - di per sè stesso, non potrebbe tradursi automaticamente in quel mercimonio di voti che - solo - è censurabile in sede penale». Da qui la richiesta di archiviazione. Secco il commento di Lorenzo Baratter, affidato ad un comunicato stampa. «La richiesta di archiviazione della Procura di Trento - scrive - conferma quanto ho sempre sostenuto circa l'irrilevanza penale dell'accordo del giugno 2013. In attesa della decisione del giudice, mi permetto di invitare chi si è improvvisato investigatore, giudice e boia, a maggiore rispetto delle persone, oltre che delle istituzioni».

E

Alessio Manica capogruppo Pd commenta così: «felice che ci si avvi verso una conclusione positiva, ma per me il problema era politico, dell'inopportunità di quell'atto, e su quello abbiamo chiesto un passo indietro. Non ho nulla di cui scusarmi».

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