Treni ad alta capacità, basta trivellazioni

Terminati i sondaggi alle Novaline (con costi doppi per le proteste) per Rfi va bene così. E il progetto? Ancora top-secret

TRENTO. Stop alle trivellazioni in provincia di Trento, nell’ambito della progettazione del tratto trentino della linea ferroviaria del Brennero ad alta capacità. Rete ferroviaria italiana (Rfi) aveva commissionato sette sondaggi sul territorio trentino (da Marco fino a Canova di Gardolo) ma non tutti sono stati ritenuti necessari. Ora i tecnici della società ferroviaria sono al lavoro per definire un’alternativa al progetto iniziale che - quasi completamente in galleria per tutto il tratto trentino - aveva incontrato l’opposizione di vari comitati. «Nulla è stato deciso» aveva detto l’assessore provinciale Mauro Gilmozzi al Trentino l’autunno scorso. Ora dalla Provincia fanno sapere che ancora non ci sono novità sul progetto, a parte il fatto (ormai assodato) che l’ipotesi è di lavorare sul tracciato attuale della ferrovia del Brennero (in superficie) in modo da evitare lo scavo di nuovi tunnel, in particolare a sud di Trento, dove infatti si sono concentrati i sondaggi. Di più non si sa. Eppure - tra i tecnici coinvolti nell’operazione - c’è chi dice che il progetto sarebbe già pronto e attende solo di essere comunicato alla popolazione.

Intanto sui siti No Tav è stata pubblicata la notizia che la società altoatesina Landservice (incaricata dei sondaggi) avrebbe rinunciato all’esecuzione delle trivellazioni. E gli attivisti del movimento gridano vittoria, facendo riferimento alle proteste dello scorso autunno (alle Novaline di Mattarello) e alla manifestazione di Bolzano, presso la sede della Landservice. Ma la realtà è un’altra, come comunica la stessa società: «Nessun passo indietro. Abbiamo terminato i lavori che ci erano stati richiesti alle Novaline, mentre la società Rfi non ha ritenuto necessari altri sondaggi».

Di certo c’è che il costo dell’intervento di Mattarello è più che raddoppiato. Si tratta della trivellazione più impegnativa (a oltre 150 metri di profondità, per approfondire la situazione di una paleofrana) per cui erano stati preventivati 100 mila euro. Ma alla fine il costo del lavoro è stato di oltre 200 mila euro: un raddoppio giustificato dai danni subiti dalle attrezzature, dalle condizioni di lavoro a cui sono stati obbligati i tecnici e anche dai tempi morti che hanno provocato le proteste. A tutto questo vanno aggiunti i costi per la protezione del cantiere che è stata assicurata dalle forze dell’ordine impegnate a Mattarello tutti i giorni, 24 ore su 24.

E su tutto questo l’informazione finora è mancata. L’Osservatorio sul corridoio del Brennero, annunciato dalla Provincia già nell’estate del

2014, non ha ancora cominciato a lavorare. Ma - prima ancora di partire - è già polemica con i Comuni invitati a far parte della nuova istituzione (ad esempio Lavis) che non hanno gradito la proposta di inserire nel gruppo dell’Osservatorio anche i tecnici di Rfi.

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