IL CASO

Patt, il saluto fascista del neo-presidente

A pochi giorni dall'elezione ecco le foto di Carlo Pedergnana che bacia il duce: bufera nel partito. Lui: "Storie del passato"

TRENTO. Domenica mattina dal palco del Palarotari di Mezzocorona giurava fedeltà alle stelle alpine tirolesi, ma ora spuntano le foto in cui Carlo Pedergnana - appena eletto presidente del Patt - bacia il santino del duce e si esibisce nel saluto romano. E’ bufera all’interno del partito autonomista dove queste foto ieri hanno provocato enorme imbarazzo. Qualcuno cercherà di giustificarle come una “goliardata”, qualcuno tirerà in ballo una certa confusione politica (dietro il “camerata” Pedergnana infatti spunta pure Che Guevera), qualcuno ricorderà che il neo-presidente negli anni passati aveva militato nei partiti della destra nazionale, ma resta ugualmente inspiegabile il presidente “filo-fascista” alla testa di un partito che solo l’altro giorno - per voce del governatore Ugo Rossi e del segretario Panizza - ribadiva l’alleanza di centro-sinistra, il patto con Renzi (“che ci ha portato l’A22 e scusate se è poco”) e la grande sintonia con gli amici della Svp. Intanto nell’Alto Garda comincia a circolare una battuta sulla carica locale di Pedergnana che sarebbe “vice presidente della comunità dell’Alto Garda, Ledro e... Salò”.

Le foto risalgono a qualche anno fa. Pedergnana - che abbiamo raggiunto ieri sera al telefono - dice che appartengono al passato: «Un’altra era politica, quando militavo in Alleanza nazionale e comunque frutto di qualche serata un po’ troppo euforica, in cui può essere capitato di superare i limiti». Ma i vertici del Patt - vedendole - sono rimasti allibiti. A Riva del Garda e Arco invece si sorprendono un po’ meno. Alcuni infatti ricordano le cene in compagnia che cominciavano con il saluto romano, i canti del ventennio e l’omaggio a Benito Mussolini. I selfie ancora non c’erano, ma le fotografie sono inequivocabili. C’era anche chi andava in pellegrinaggio a Predappio, ma nessuno ricorda se a questi viaggi partecipasse pure il presidente delle stelle alpine.

Chissà che ne pensa Giuseppe Corona di tutto questo, proprio lui che l’altro giorno ha fatto il pieno di applausi al Palarotari ribadendo l’amicizia con l’Austria e paragonando il suo partito alla “Democrazia cristiana degli intrighi e delle careghe”. Nemmeno il vice comandante degli Schützen, cioè Corona, accusato di essere un estremista, poteva sospettare di essere superato a destra dal neo presidente del partito.

Chissà che pensa di tutto questo il deputato Mauro Ottobre, l’uomo che è stato sconfitto dall’(ex) amico e alleato Carlo Pedergnana nella corsa verso la presidenza. Chissà che pensa di tutto questo il segretario confermato Franco Panizza, che durante il congresso è stato seduto tutto il tempo - strette di mano e sorrisi - accanto a Pedergnana.

Chissà che pensano i 3 mila tesserati del Partito autonomista trentino tirolese, proprio quelli che l’altro giorno hanno riempito l’auditorium di Mezzocorona, dove gli applausi scoppiavano spontanei e fragorosi appena qualcuno dal palco, come Herbert Dorfmann, salutava in tedesco: Gruss Gott. Altro che saluto romano.

Sono alcuni giorni che queste foto circolano negli ambienti del Patt (soprattutto ai piani alti) senza che nessuno abbia il coraggio di sollevare la questione. Grande malumore nell’Alto Garda, dove Carlo Pedergnana è coordinatore di zona e vice presidente della comunità di valle dopo essere stato pure assessore alla cultura. Sposato e padre di famiglia, 44 anni, è responsabile del magazzino alle Cartiere del Garda ma con l’elezione alla presidenza del partito (frutto dell’accordo con Panizza e Kaswalder per fare fuori l’amico Ottobre) poteva cominciare a coltivare nuove ambizioni politiche. Finché sono spuntate queste foto.

Al Palarotari - domenica - Mauro Ottobre aveva parlato di pugnalate alle spalle. Queste foto sono un’altra pugnalata? Pedergnana non ha dubbi: «Se sono arrivate alla stampa significa che qualcuno vuole farmi del male, non è che mi meraviglio. Sono foto di cui non vado orgoglioso, ma appartengono al passato. Non sono cose di cui andare orgogliosi, ma anche i carcerati espiano la loro pena e qui non stiamo certo parlando di una condanna penale».

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