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Omofobia, legge a rischio. Upt e Patt: «Va cambiata»

Passamani: «Così non la votiamo. A piccoli passi si arriva ad avallare la pedofilia» Baratter: «Siamo un partito di ispirazione cattolica. Il vescovo va ascoltato»

TRENTO. «Così com’è, la legge non la votiamo». Il capogruppo Gianpiero Passamani sintetizza così la posizione dell’Upt all’uscita dal vertice di maggioranza convocato ieri dal governatore Ugo Rossi sulla contestata legge di contrasto alle discriminazioni sessuali, meglio nota come legge sull’omofobia. Il testo licenziato a luglio dalla quarta commissione è il frutto dell’unificazione di una proposta di iniziativa popolare (sostenuta da Arcigay e da 7 mila firme) e di un disegno di legge a firma del consigliere Pd Mattia Civico.

L’appello lanciato nei giorni scorsi dal vescovo Luigi Bressan dalle pagine di Vita Trentina, una critica nel merito e un invito esplicito a soprassedere sulla legge («Il Trentino ha problemi ben maggiori») non cade nel vuoto. Anzi, viene raccolto in pieno dai due partiti centristi della maggioranza, pronti a fare asse per modificare la legge. Tre i punti contestati: le azioni di sensibilizzazione culturale, in particolare nelle scuole; gli interventi nell’ambito del lavoro; l’informazione e la comunicazione.

Ufficialmente la proposta della maggioranza, che sarà portata nella riunione dei capigruppo di lunedì prossimo, è di calendarizzare il disegno di legge nella sessione d’aula di metà settembre (il consiglio è convocato il 16-17 e 18), ma politicamente il percorso verso l’approvazione appare tutto in salita. Anche perché alle contrarietà interne alla maggioranza si somma la battaglia ostruzionistica già preannunciata da parte delle opposizioni.

«Non si può essere indifferenti all’appello del vescovo - dice il capogruppo del Patt Lorenzo Baratter - lo abbiamo detto oggi anche ai colleghi del Pd. I partiti non possono andare in contraddizione con i propri statuti e nel nostro abbiamo un richiamo alla religione cattolica».

I mal di pancia dei consiglieri di Patt e Upt non sono cosa di oggi, tra gli autonomisti la spaccatura è fortissima e l’ala capeggiata da Walter Kaswalder si era già fatta sentire negli organi di partito rivendicando libertà di coscienza nel voto. Fu allora richiamato dal capogruppo Baratter, che oggi dichiara: «La legge si può migliorare, serve qualche correttivo». E sulle prospettive d’aula aggiunge: «È facile prevedere che le minoranze chiederanno il voto segreto e a quel punto il rischio aumenta. È interesse di tutti non rischiare». Come a dire, o la legge si cambia o non arriverà da nessuna parte.

Ancora più esplicito è Passamani: «Così questa legge non la votiamo. Porteremo in aula le nostre proposte di modifica di tre articoli». Primo scoglio: l’articolo 5 in cui si dice che «la Provincia sostiene azioni di sensibilizzazione riguardanti il pluralismo dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere» e, «nel rispetto dell’autonomia delle scuole, promuove, secondo un approccio inclusivo, la realizzazione di progetti e attività sui temi dell’educazione alla sessualità e all’affettività, della promozione della salute e della prevenzione e del contrasto al bullismo omofobico».

«Non voglio passare per retrogrado - premette Passamani - ma questo passaggio non è chiaro. Noi vogliamo che sull’educazione ci sia una regia certa dell’ente pubblico, senza coinvolgere associazioni (leggi Arcigay, ndr). Questo passaggio non è chiaro e a piccoli passi il rischio è che si arrivi come in Olanda, dove si ammette la pedofilia».

Per Baratter «bisogna fare chiarezza sulla logica inclusiva, noi siamo contrari a che le associazioni entrino nelle scuole».

Altro punto contestato: l’articolo 6, «la Provincia favorisce l’inserimento lavorativo delle persone che per motivi derivanti dall’orientamento sessuale sono discriminate o esposte al rischio di marginalizzazione». Per Passamani «è inammissibile che si prevedano dei vantaggi, questa norma è a rischio di incostituzionalità». E Baratter incalza: «Su che basi si parla di discriminazione? Chi la accerta? Non ci possono essere vie privilegiate, rischieremmo di incentivare gli abusi di chi punta a ottenere un posto di lavoro».

Il terzo articolo contestato è l’articolo 11, dove si prevede che «la Provincia, anche in collaborazione con gli enti locali e con le associazioni che perseguono le finalità di questa legge, attua campagne di informazione e di comunicazione sui temi oggetto di questa legge, privilegiando il ricorso a strumenti educativi e culturali innovativi». Anche in questo caso Baratter annota che «vanno trovate le parole giuste». Il timore riguarda ancora una volta il coinvolgimento delle associazioni per i diritti degli omosessuali.

La maggioranza riuscirà a trovare un’intesa senza stravolgere la legge? E soprattutto, cosa accadrà in consiglio?

Dall’incontro di ieri è trapelata l’ipotesi di andare in aula, avviare la discussione generale per due giorni e poi - se le minoranze come annunciato faranno ostruzionismo - sospendere la trattazione rinviando la legge a dopo la

Finanziaria. Dunque al 2015. «Se fossimo di fronte all’ostruzionismo e si andasse all’anno prossimo, non sarebbe certo un problema», confessa Passamani. «Sono d’accordo con il vescovo Bressan, personalmente mi occuperei di temi più urgenti come l’economia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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