Una partenza col botto Trentamila in coda

Il bilancio di Lanzinger : «Numeri al di sopra di qualsiasi aspettativa» Andreatta, il presidente: «Museo capace di stupire, ma anche far riflettere»

TRENTO. Una coda ininterrotta, con tempi d’attesa che sono arrivati nottetempo anche a tre ore, ma che pure verso le quattro di notte non è scomparsa del tutto. Insomma, comunque la si voglia valutare - festa popolare, Disneyland, scienza spettacolo - l’inaugurazione del Muse ha fatto il botto. Non solo per i numeri, ma anche per il gradimento tra la gente che ha superato qualsiasi previsione. Lo conferma il direttore Michele Lanzinger che ieri, a parte una pausa tra le 3 e le 5 notte, ha fatto gli onori di casa, intrattenendosi sia con i direttori dei principali “science center” europei e nazionali, che con le autorità (peccato per quella defezione di Napolitano e dei politici romani), ma anche con cittadini desiderosi di complimentarsi con lui.

«Il bilancio? - esordisce Lanzinger - è stato davvero superiore a qualsiasi aspettativa. Avevamo previsto, nella migliore delle previsioni, 5000 persone il sabato e 3000 la domenica. Ne sono arrivate più del triplo. Da un conto approssimativo, sono state circa 18 mila le persone transitate al Muse tra le 18 di sabato e la mattina di domenica (anche se tra le 6 e le 10 il Muse ha chiuso, ndr.) e poi ancora, 10 mila nella giornata di oggi (ieri per chi legge).

Tutto è filato liscio, proprio niente da rimproverarsi?

«Ci è dispiaciuto che verso le 17 - risponde il direttore - abbiamo dovuto mandare via altra gente, che non avrebbe potuto vedere il Muse in tempi utili per la chiusura delle 18. Ma dovevamo attenerci al calcolo di sostenibilità del museo, in base al rapporto stabilito dalla sicurezza tra superficie e numero massimo di persone. Se avessimo sforato quel numero, avremmo messo a rischio l’impianto di aria condizionata e di conseguenza gli animali che affollano la struttura».

Dopo l’ubriacatura di questa 24 ore spettacolare (che ha avuto l’apoteosi nel videomapping in 3d), bisogna ripartire dalla quotidianità e cercare di mantenere alta l’attrazione del Muse. Come?

«L’inaugurazione è stato u n ottimo biglietto da visita, e ora, dopo un primo periodo di assestamento, in settembre partiremo con i laboratori per le scuole e con le proposte per tutti. Nello studio di fattibilità abbiamo detto che puntiamo di 160 mila visitatori l’anno e quella cifra vogliamo mantenere».

Non pensate di oscurare gli altri musei provinciali?

«Tutt’altro. Abbiamo già in programma collaborazioni: il Buonconsiglio con la mostra sugli animali fantastici è in sintonia con i nostri allestimenti e l’anno prossimo abbiamo già previsto una mostra in comune sulle palafitte».

Cosa risponde alle critiche sui costi del Muse (70 milioni) e sulla spesa per la sua gestione (8 milioni l’anno)?

«Abbiamo bisogno delle critiche, ci rendiamo conto dell’opportunità avuta e faremo in modo che il Muse sia la destinazione turistica del distretto della Valdadige».

È raggiante anche il presidente del Muse, Marco Andreatta, che conferma una risposta della città al di sopra di ogni aspettativa. «Ho visto una città attenta ed entusiasta di fronte alla novità del Muse. Ma ho incontrato anche tante persone giunte da fuori, dal Nord e dal Sud Italia e da parte di tutte ho percepito una valutazione positiva. Non penso di esagerare con l’enfasi quando

dico che c’è stato stupore di fronte al bello della struttura architettonica, ma anche alla meraviglia dell’allestimento. È un museo con paradigmi scientifici, ma anche con capacità di stupire. Non solo, la gente ha percepito le problematiche profonde legate all’ambiente e alla sua difesa».

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