Ambiente, paesaggio e agricoltura: le api la leva per migliorarli

Progetto innovativo della Comunità di Valle per recuperare gli appezzamenti abbandonati puntando sugli alveari

ROVERETO. Ambiente, paesaggio, turismo, agricoltura, formazione e occupazione. L’anello in grado di unire tutti questi settori è un insetto, sia pure affascinante e carico di storia come solo le api possono essere.

Il progetto presentato ieri in Comunità di Valle è al tempo stesso semplice e potenzialmente rivoluzionario; relativamente poco costoso e in grado di migliorare sotto tutti i punti di vista le nostre montagne e la vita di chi ci lavora.

Oggi il territorio è frammentato, patisce da una parte le monoculture (come la vite e i frutteti nel fondovalle) e dall’altra l’abbandono in montagna, con la riduzione delle aree a pascolo e il dilagare della boscaglia. L’effetto è negativo per il paesaggio, banalizzato, per la biodiversità, con la perdita di specie botaniche ed animali, per le popolazioni degli animali selvatici e, alla fine, per la stessa agricoltura. Un processo di cui soffrono anche le api, che dalla varietà di fiori traggono alimento per tutta la buona stagione mentre con l’impoverimento del numero di specie vanno in sofferenza, con molto polline a disposizione solo per brevi periodi. Il dilagare di malattie come l’acaro varroa, che tanti danni ha fatto e sta facendo all’apicoltura, si spiega anche con l’indebolimento degli alveari legato a questa condizione di stress ambientale.

Il progetto elaborato dagli assessori Roberto Bettinazzi (ambiente), Marcello Benedetti (agricoltura) e Claudio Soini (attività economiche) mette tutto assieme e tenta una soluzione. Recuperando alle specie originarie (fiori, foraggi ma anche coltivazioni agricole ormai desuete ed arbusti) appezzamenti oggi abbandonati alla boscaglia e utilizzando queste nuove aree alimentari ideali per rilanciare l’apicoltura, indirizzata e sostenuta verso una produzione di qualità.

In termini pratici, nei territori dei sette comuni aderenti al progetto (Brentonico, Mori, Ronzo, Nogaredo, Villa, Isera e Terragnolo) si individueranno appezzamenti di medie dimensioni oggi abbandonati da recuperare. Di proprietà comunale o di privati che daranno la propria disponibilità ad aderire al progetto. I terreni saranno scelti in modo da coprire il territorio comunale «a macchia di leopardo», quindi con una certa uniformità sia rispetto alle quote che alla collocazione. Le aree saranno bonificate (i fondi arriveranno dalla Provincia, ha confermato ieri l’assessore Tiziano Mellarini intervenuto alla presentazione del progetto) sradicando la boscaglia e seminando o piantando le essenze ideali in considerazione di quota ed esposizione. In pratica si creeranno delle «isole» di pascolo o bosco rado come erano una volta, prima che la trasformazione in campi e quindi l’abbandono facesse posto a specie invasive paesaggisticamente e apisticamente prive di valore.

Fatto questo, arriveranno le arnie, precedute per chi se ne occuperà da formazione e supporto tecnico. Aiuto e sostegno che proseguiranno poi creando un consorzio dei produttori che sarà anche collettore del miele prodotto, di qualità certificata, da avviare al mercato. Garantendo con ciò anche una redditività a chi prenderà parte al progetto.

Tre fasi: quest’anno si individueranno le aree e si inizieranno i primi lavori. L’anno prossimo sarà quello delle bonifiche e delle semine e il 2015 l’anno delle api. E si inizieranno

a vedere gli effetti sia sul paesaggio (e quindi sul turismo) che sull’agricoltura, che si giova dell’impollinazione da parte delle api sia per la qualità che per la quantità dei prodotti di orti e frutteti. (l.m)

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