Nella seconda gioventù il dispettoso «Kako» è un re del download

Torna il personaggio di Flora Graiff che esordì su «Linus» Versione web tra i titoli più scaricati. Ma ancorato alle origini

di Carlo Martinelli

E’ qualcosa di assolutamente inattuale quello che andiamo a raccontare. ma proprio perché inattuale, ma non per questo di minore interesse, (anzi), la storia merita cronaca.

E dunque meritevole di mille attenzioni questa inattualità, giacché, oggi, il sonno della lentezza genera mostri.

Sì, c’è qualcosa mille miglia lontano dai tempi e dalle logiche di un sistema culturale che tutto mangia e tutto tritura - all’insegna di una stolta velocità - nella vicenda fumettistica di Kako.

Ma chi è mai Kako? E’ il personaggio uscito dalla fantasia (e dalla matita) della meranese Flora Graiff.

C’è, soprattutto, la tenace storia di chi, nato sulla carta, negli anni Ottanta del secolo scorso, non ha avuto dubbi né paure nel concedersi una lunga, salutare pausa per decidere di ritornare, negli anni Dieci del nuovo secolo, scegliendo con la dovuta attenzione - e senza fretta - i nuovi territori della comunicazione.

Così Kako, bimbo dispettoso e dalla lingua tagliente - aveva esordito nel 1988 sulle pagine di una rivista storica quale “Linus”, oltre che trovare spazio anche sul fratellino minore, “Snoopy” - ha deciso di tornare in campo. Una sorta di secondo tempo, perché le partite, quelle vere, non finiscono mai, attraverso iTunes, dove è possibile scaricare le divertenti strips per iPad e iPhone.

Così è successo che gli iBook di Kako - due quelli disponibili, gratis, su iBookstore - sono anche entrati nelle classifiche dei titoli più scaricati. Succede se il passaggio dalla carta ai dispositivi mobili avviene dopo accurato restyling della veste grafica e l’inserimento di un sottofondo musicale.

Ma la simpatia dei navigatori più curiosi del web e delle tecnologie più avanzate la si conquista non rinunciando allo “spirito delle origini”: perché quello di Kako è sì diventato un mondo colorato, ma resta decisamente impertinente.

E’ un mondo visto dall’altezza di un bambino - al suo fianco Milla, amichetta vezzosa e stizzosa e il cagnetto Dado - destinato a scuotere gli adulti, come si conviene alla nobile arte del fumetto. Definizione convinta, quella di arte, ancora più motivata nello scrutare il percorso dell’autrice: Flora Graiff è disegnatrice, pittrice, restauratrice, autrice di radiodrammi e programmi Rai, per una breve stagione anche editore di libri di pregio (nonché moglie di Lillo Gullo, ex giornalista Rai ma soprattutto raffinato poeta con il quale divide importanti collaborazioni specie nella scuderia del piccolo grande Pulcinoelefante).

Così Kako in versione 2.0 è sul web, ma è anche - e qui si torna alla cara vecchia e mai dimenticata carta - sui coloratissimi biglietti di auguri prodotti da Akena.

Ed è, a dispetto del tratto volutamente minimalista ed essenziale, decisamente formato bambino, un personaggio che naviga (in tutti i sensi) dentro il nostro incerto, liquido, ondivago, talvolta stupido, orizzonte. Costretto dunque a confrontarsi con un vocabolario fatto di spread, spending review, default…

Raccontiamo due vignette, per farci capire. In una Kako si rivolge al suo cagnetto e gli dice: “La nostra è un’amicizia precaria... fra tre mesi decido se rinnovarla”. Nell’altra Kako dice a Milla: “Ho aperto l’agenda Monti e mi è venuto un . colpo””. Risposta: “Oddio... dentro ci sono i compiti della Merkel?”.

Così piace constatare che Flora Graiff - che ha dialogato con Gesualdo Bufalino e Mario Rigoni Stern e ha visto il suo Kako in sella al cavallo di Tex Willer, in una splendida tavola omaggio di quel genio assoluto che è stato Aurelio Galeppini - ha saputo portare Kako dentro, eccome, ai tormenti di questo nostro mondo, dove l’iniquità è purtroppo pane quotidiano.

Già. Nella nuova edizione - la quarta - dell’”Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo”, curato dal giornalista Raffaele Crocco, ci sono anche cinque vignette di Kako, una per ogni continente. Perché quando scoppia una guerra a soffrire di più, naturalmente, sono i più piccoli.

Proprio a loro, dice Flora Graiff, “ho voluto dedicare le tavole di Kako per l’annuario che è nato anche grazie alla collaborazione di Onu, Unesco, Amnesty International, Unhcr.

Nelle cinque tavole, una per ogni continente, ho cercato di rappresentare gli stravolgimenti della quotidianità: la maglia intessuta con il filo spinato, i compiti svolti in mezzo alle bombe, la pesca effettuata con la “canna” di un fucile, il riciclaggio dell’elmo a ciotola del cane e a secchio per attingere l’acqua da un pozzo”.

Perché si può nascere su carta e poi approdare al web, ai tablet, alle App, a Facebook. Quel che conta

è avere qualcosa da dire, avere cuore e passione che ti sorreggono, altrimenti la carta è straccia e lo schermo è oscurato. Ed invece Kako, 25 anni dopo il primo vagito su “Linus”, è più che mai vivo ed impertinente, tra noi. Come si fa su Facebook? Ah sì, si clicca “mi piace”. Fatto.

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