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Ladini: i nonesi superano i fassani

Secondo il censimento sono 8.730: il 23,19% contro il 17,54 di 10 anni fa. Panizza: «La politica ora deve riflettere»

CLES. Sono 8730 (il 23,19% dei residenti) i nonesi che all'ultimo censimento si sono dichiarati ladini: dieci anni prima erano 6.402 (il 17,54%).

Questo secondo i primi dati (provvisori) resi pubblici dall'ufficio statistica della Provincia. Secondo il censimento (da precisare che la rilevazione sulla presenza ladina aveva ha finalità esclusivamente statistiche, dunque non obbligatoria) in totale in Trentino si sono dichiarati appartenenti alla popolazione di lingua ladina 18.550 residenti, pari al 3,5% della popolazione. Di questi 8.092 sono residenti nei sette comuni della valle di Fassa (81,54%) e 8.730 nei 38 comuni della valle di Non (23,19%). Dunque un sorpasso in termini matematici anche se solo con valore virtuale e statistico. Per quanto riguarda la valle di Non, il comune con più ladini è Cles (931, pari al 13,7% con un aumento di 259 rispetto al 2001. Cles è in assoluto il quindo comune più 'ladino' della provincia, dopo Moena, Pozza, Canazei e Vigo di Fassa e prima di Soraga e Campitello). Seguono Taio (594 ladini pari al 20,1%: 257 in più rispetto al precedente censimento); Coredo (497 pari al 30,4 %: + 264), Tuenno (474, 19,9% + 56); Tassullo (404, 21,0% + 88); Romeno (383, 27,8% + 172); Ton (373, 28,3% , 154 in meno rispetto al precedente censimento).

I comuni con meno “ladini” sono Don (38, pari al 15% + 8 rispetto a dieci anni fa); Amblar (48, 21%, + 6); Bresimo (52, 20,5%, -12 rispetto al censimento precedente). Più interessante il dato delle percentuali sui residenti e questa classifica è dominata da Romallo (guarda caso il comune delle consigliera Caterina Dominici, che del censimento linguistico ne ha fatto da anni la sua bandiera) che ha totalizzato 300 ladini su 606 residenti, il 49,5%.. Dieci anni fa i ladini di Romallo erano stati 216, dunque sono più che raddoppiati. Seguono nell'ordine Brez (34,8%), Malosco (32,2%), Vervò (31,2%), Smarano (30,5%), Coredo (30,4%) e Cagnò (29,7%).

Nel precedente censimento le percentuali più alte erano state registrate a Ton (43,99%); Malosco (41,85%), Romallo (36,61%); Denno (32,18) e Sfruz (27,47%). In termini assoluti, i nonesi che si sono dichiarati ladini sono aumentati, in percentuali diverse, in 32 comuni, calati in cinque (Ton, Denno, Campodenno, Malosco e Bresimo) e stabili a Revò.

Soddisfatto il commento dell'assessore provinciale alla cultura, Franco Panizza. «Questi dati confermano che la rivendicazione di minoranza in valle di Non non è solo un fatto per studiosi o per pochi intimi ma sentita e condivisa dalla gente, sempre di più. Se poi si considera che i rilevatori del censimento, e le istituzioni in genere, non hanno certo favorito questa dichiarazione, le cifre rivelano che la consapevolezza di ladinità in valle di Non cresce e si fa sentire», afferma. E conclude: «Con questi dati in mano anche la politica deve fare qualche riflessione e viene superata l'obiezione di portare avanti una rivendicazione strumentale senza aver percorso, come hanno fatto altri (vedi i fassani) un percorso di identità. L'identità adesso si vede anche nei numei», conclude l'assessore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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