Pista ciclabile fra Riva e Limone

All'ingegner Antonio Lotti l'incarico di studiare la fattibilità dell'opera

 RIVA. Qualche settimana fa la giunta ha affidato all'ingegner Antonio Lotti l'incarico di studiare un piano di fattibilità per una ciclopedonale fra il confine con Limone e Riva: il tratto probabilmente più difficile sotto il profilo tecnico ma più affascinante sotto quello ambientale dell'anello che dovrebbe potersi chiudere intorno a tutto il lago di Garda e su cui risultano impegnati, oltre a Veneto, Lombardia e provincia di Trento, anche i comuni di Brenzone, Malcesine, Limone e Nago-Torbole. I tecnici incaricati dalle diverse amministrazioni locali, si ritrovano per concordare una tipologia omogenea di inserimento nell'ambiente della pista. Limone ha già ottenuto il finanziamento sul progetto di ciclabile fino a capo Reamol: resta scoperto l'ultimo chilometro, fino al confine. Lo studio di fattibilità del tratto Torbole-Tempesta è abbastanza avanzato. Nel tratto trentino -che interessa Riva ed anche poco più d'un chilometro del comune di Ledro- il problema principale è la sicurezza: se fino allo Sperone è ipotizzabile un recupero del sedime della vecchia Gardesana Occidentale, per il resto occorre probabilmente orientarsi verso uno scavo, sia pure modesto, che crei una specie di tetto sopra i due metri e mezzo previsti per la pista. Lo stesso dicasi per la prosecuzione a sud di Limone, fino a Gargnano, dove la statale ormai quasi tutta in galleria non offre quella protezione che invece assicura la Orientale sulla sponda opposta del Garda.  Una spinta considerevole all'iniziativa arriva dall'onorevole Brancher che giusto ieri ha incontrato il presidente di Ingarda sul tema della ciclabile circumlacuale. Esiste, ha segnalato il parlamentare, la concreta possibilità che buona parte dei finanziamenti per l'opera possano essere reperiti su fondi europei destinati alla promozione di infrastrutture che abbiano la caratteristica di coinvolgere una pluralità di aree limitrofe. Ad Enio Meneghelli l'operazione interessa perchè apre il Garda ad un turismo nuovo ed interessante. Già a Pasqua, segnala il presidente di Ingarda, due comitive, in tutto
una cinquantina di persone, hanno lasciato l'automobile a Borghetto, hanno raggiunto la Busa pedalando e si sono spostate, sempre in bici sull'anello appena inaugurato. E non sono sportivi dalle gambe d'acciaio, come i bikers che s'arrampicano sull'Altissimo, ma famiglie con genitori e bambini.

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