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Il tetto «sbrecciato» dai tuffatori

Perde pezzi la casina ex-Amsea: l'idea di farne un trampolino forse è ok

 RIVA. La casina che s'affaccia sul lungolago D'Annunzio poco a sud della Casa Rossa e della spiaggetta, perde i pezzi: diversi coppi utilizzati per coprire i quattro spioventi del tettuccio quasi nuovo sono spariti, con ogni probabilità finiti in fondo al lago. L'edificio era stato realizzato una sessantina di anni fa dall'Amsea per ospitarvi le pompe (pochissimo utilizzate e tuttora al loro posto) che dovevano succhiare acqua dal lago attraverso due tubazioni per alimentare l'acquedotto cittadino nel caso che le sorgenti fossero risultate insufficienti (l'acqua per le spine dei rivani veniva soprattutto dallo Sperone: la galleria Agnese che avrebbe tagliato la falda e seccata la sorgente era ancora un semplice sogno).  In occasione del rifacimento del lungolago, approfittando d'un ribasso d'asta, il Comune di Riva aveva chiesto all'architetto Lucio Donatini, progettista, di fare qualcosa anche per quella struttura affacciata al Garda.  Oltre ad un consolidamento statico, l'intervento principale è consistito nella realizzazione della copertura: un tetto a quattro falde al posto della originale piattaforma di cemento. Nell'occasione s'era parlato anche di quale utilizzo potesse avere, in futuro, l'immobile: era stata solo ventilata l'eventualità di farne un trampolino, forse partendo dalla constatazione che molti baldi giovani - chiusa la Spiaggia degli Olivi, la ex Grotta Azzurra e la Madonnina - già utilizzavano la piattaforma di cemento (raggiunta seguendo un sentieruncolo fra gli spini) in cima alla baracchetta dell'Amsea per saltare nel lago. Luciano Rigatti assicurava (e lo fa tuttora) che la Amici Nuoto, di cui è presidente, sarebbe stata disponibile ad assumersi la gestione dell'eventuale futuro trampolino, e magari ad organizzare qualche corso di tuffi.  Ora - come detto - stanno sparendo i coppi: se anzichè per semplice vandalismo fossero spariti perchè il tetto è pestolato d'estate proprio da tuffatori, sarebbe il segnale che una certa domanda esiste anche per questa specialità: una delle poche che mancano all'offerta outdoor del Garda Trentino.  L'assessore Zanoni precisa che per l'amministrazione s'è trattato finora solo di assicurare la conservazione dell'immobile. Ora, possibilmente in accordo col servizio Ripristino della Provincia, c'è da inventarne un utilizzo. Nell'immediato è probabile che venga recintato per evitare frequentazioni non proprio gradite. Ma l'idea della «palestrina per tuffatori» non sembra davvero malvagia. Passeggiare sul lungolago e vedere volteggi in aria sarebbe uno spettacolo: come negli anni Sessanta in Spiaggia Olivi.

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