Mafia e mele in Trentino: Saviano
si rimangia le accuse fatte al Festival

Sentito telefonicamente dai carabinieri, lo scrittore ha spiegato che il suo era solo un monito per quel che potrebbe accadere più che la rivelazione di

un quadro di indagini già esistenti: le sue dichiarazioni "volevano avere un effetto choc di sensibilizzazione e allarme rispetto al significato prettamente documentale e giornalistico offerto l’indomani dalla stampa locale". Anche le verifiche della procura hanno escluso infiltrazioni in atto
TRENTO. La ’ndrangheta non vuole le mele trentine. Non ancora almeno. E le parole pronunciate da Roberto Saviano all’ultimo Festival dell’economia andavano interpretate come un avvertimento, un grido d’allarme per quello che potrebbe accadere più che la rivelazione di un quadro o di indagini già esistente. A spiegarlo è stato lo stesso scrittore ai carabinieri del Ros.

Il procuratore capo Stefano Dragone, d’altra parte, all’indomani di quelle dichiarazioni che tanto clamore avevano sollevato in tutta la provincia, aveva detto che si sarebbe riservato la possibilità di interrogare Saviano - il quale aveva accennato anche ad un’indagine già partita dalla Calabria -, per verificare e approfondire quelle parole. E così è stato, seppure per interposta persona, nella fattispecie un ufficiale dei carabinieri del Ros che ha raggiunto telefonicamente lo scrittore a Parigi, dove si trova per mettere in scena il monologo «La bellezza e l’inferno».

Al militare, l’autore di «Gomorra» ha spiegato che le sue dichiarazioni «volevano avere un effetto choc di sensibilizzazione e allarme rispetto al significato prettamente documentale e giornalistico offerto l’indomani dalla stampa locale che, fra l’altro, titolava “I mafiosi sono qui tra le mele del Trentino”». Lo scrittore, insomma, non aveva elementi concreti per dire che l’invasione malavitosa era già in atto, ma è evidentemente convinto che la situazione di floridità economica assicurata alla Val di Non dalla coltivazione delle mele possa rappresentare un richiamo irresistibile per l’organizzazione malavitosa dell’Aspromonte, e non solo a quella, sempre alla ricerca di nuovi investimenti attraverso cui “ripulire” grossi capitali.

Un pensiero che certo non può essere tacciato d’incoerenza, quello di Saviano, dato che da sempre egli cerca di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul volto pulito della criminalità organizzata, che non è solo morti ammazzati, droga e racket. No, dietro c’è molto altro e a suo modo ancora più pericoloso. Camorra, ’Ndrangheta e Mafia hanno spesso i volti insospettabili di manager e liberi professionisti che, con capacità e scaltrezza, permettono ai tentacoli delle organizazioni di arrivare non solo in tutta la Penisola, ma anche all’estero.

Ecco, quindi, che il chiarimento dello scrittore offre un’ulteriore chiave di lettura per cogliere l’obbiettivo e la reale portata di quelle dichiarazioni. Dal canto suo, Dragone non ha voluto aggiungere nemmeno una parola in più rispetto a quanto detto l’8 giugno scorso, quando anche la Procura di Reggio Calabria aveva negato che fosse in corso alcuna indagine o inchiesta.

«Non mi risulta che ci siano personaggi agganciati in qualche modo all’ ’Ndrangheta - ha
ribadito il capo della Procura trentina - e operanti in Trentino. Le verifiche sono state attente e puntuali. Per quanto riguarda i capitali investiti, invece, non posso escludere questa possibilità».

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