L'ANNIVERSARIO

La strada delle Dolomiti
compie cent'anni

TRENTO. La grande strada delle Dolomiti compie cento anni. I festeggiamenti sono doverosi, a partire da domani. Come doverose sono le riflessioni. Perché molto è cambiato in questo secolo. Con vantaggi innegabili, ma anche con ripercussioni non proprio positive sull'equilibrio naturale da quel 13 settembre 1909 quando il taglio del nastro inaugurò l'ultimo tratto dell'opera, fra Arabba e Cortina. Alla fine del secolo scorso vennero aperte alcune strade carrozzabili: prima il collegamento fra le valli di Fiemme e Cismon nel 1872, poi fra la val d'Ega e la valle di Fassa nel 1895; venne resa accessibile anche la val Badia nel 1893 e aperta la strada di Passo Falzarego nel 1909. Ma l'opera più singificativa fu, appunto, la grande strada delle Dolomiti che, partendo da Bolzano, arrivava Cortina e quindi a Dobbiaco attraverso i passi Costalunga, Pordoi e Falzarego.

I lavori iniziarono nel maggio del 1901 ed il tratto fra la val di Fassa e Livinallongo venne inaugurato nell'autunno del 1905; alla costruzione della strada lavorarono 2500 operai che vennero pagati, in media, 3 corone al giorno. Il costo complessivo della strada fu di oltre 1.115 corone di quel tempo. Per completare la grande Strada delle Dolomiti si lavorò per otto anni: un tempo tutto sommato contenuto, rispetto ad oggi, se si pensa che non c'erano certo a disposizione le tecnologie attuali. L'obiettivo prioritario era ovviamente militare: la zona era infatti il confine meridionale dell'impero austro ungarico. Ma una carrozzabile fra Bolzano e Cortina era anche nelle linee programmatiche del Club Alpino austrotedesco le cui sezioni avevano già dato una importante spinta alla costruzione di rifugi in quota. Un'idea, quella degli alpinisti tedeschi, sposata con grande entusiasmo da due pionieri del turismo altoatesino: Albert Wachtler, presidente della sezione Alpenverein di Bolzano, e Theodor Christomannnos a capo della sezione meranese che aveva lanciato da tempo un motto: «Senza strade nessun hotel, senza hotel nessuna strada».

Fu in particolare Christomannos, nato nel 1854 da famiglia ellenica a Vienna e quindi trasferitosi a Merano, a comprendere l'importanza di una strada che non servisse solo da accesso alle singole valli, ma che fosse in grado di collegare tutta l'area dolomitica. La sua scommessa pur fra mille traversie fu appoggiata da Bolzano e dagli ambienti ministeriali viennesi e nel 1897 fu ufficialmente avviato il progetto di costruzione della strada tra Canazei e Arabba, detta «del Pordoi» e quella da Arabba a Cortina detta «del Falzarego». Ma Christomannos - uomo lungimirante - andò oltre: nella guida illustrata scrisse che l'intero percorso, da Bolzano a Cortina e quindi fino a Dobbiaco, era fattibile in tre tappe di un giorno ciascuna, sia in carrozza che a piedi, «naturalmente - precisava - di buon passo»: da Bolzano a Canazei (attraverso la val d'Ega) 51 chilometri, da Canazei a Cortina (attraverso Pordoi e Falzarego) 61 chilometri e quindi da Cortina a Dobbiaco (Cimabanche) altri 30 chilometri. Ma l'arrivo delle prime auto sconvolse ogni consiglio e ogni previsione: i tre giorni diventarono presto uno che bastava per compiere l'intero tragitto. Con conseguente promozione della Strada delle Dolomiti diventata - attraverso una serie di cartoline - in pochi anni una vera e propria attrazione.

La storia della grande strada delle Dolomiti è anche legata a servizi essenziali che, con la carrozzabile, ebbero uno sviluppo funzionale rispetto alle esigenze dei residenti, a cominciare da quello postale. C'erano, nei primi anni del secolo scorso, le diligenze sulle quali viaggiava anche la corrispondenza. Ma non arrivavano in tutte la valli. Le lettere, nei punti più isolati, venivano portate da corrieri a piedi o, nei mesi invernali, sulla slitta. Soltanto nel 1907 il primo autobus postale salì a passo San Lugano dando il via quindi ad un vero e proprio servizio postale fra Egna e Predazzo. Era il 6 agosto del 1907 quando il furgoncino della Posta imperiale compì il suo primo viaggio tra Egna e Predazzo consegnando lettere e pacchi agli abitanti. Allora viaggiava un «Dymler» a 17 posti che sostava, a metà strada, nel centro di smistamento della Posta che si trovava all'altezza dell'albergo Fontanefredde.

Negli anni a seguire - anche per esigenze belliche - registrarono il gradimento di ospiti e residenti i trenini fra Calalzo, Cortina e Dobbiaco e fra Ora, Cavalese e Predazzo oltre che, sempre nel cuore delle Dolomiti, quello che saliva da Chiusa fino a Plan de Gralba in val Gardena in seguito smantellati con troppa fretta tanto che ancora oggi vengono non solo rimpianti ma addirittura riproposti.

Il resto è storia più facile da ricordare: il boom delle auto, l'asfalto sulle carrozzabili della zona dolomitica ed un costante - spesso anche sfrenato - sviluppo del turismo che è passato - anche e soprattutto
- proprio sulla grande strada delle Dolomiti. I 100 anni che quest'arteria compie è giusto ricordarli. Perchè sono un capitolo importante di storia. Ma nel soffiare le candeline è opportuna anche una riflessione sui cambiamenti, non sempre positivi, che si sono verificati nella zona dolomitica.

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