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Quando tremò l'intero consiglio

TRENTO. Mai come in tempi di elezioni le firme possono diventare galeotte. Ne sanno ora qualcosa l'Udc ed i suoi candidati, ma ne sa qualcosa anche la storia dell'Autonomia. Ma si sa anche che è più facile conoscere tutto di Giulio Cesare piuttosto che di quanto è successo in casa nostra venti anni fa ed è per questo che si rischiano errori o noncuranze con conseguenti "drammi".

Il 24 gennaio 1985 successe che, per un ricorso al Consiglio di Stato in merito ad una firma, venne dichiarato nullo tutto il Consiglio provinciale di Trento: i consiglieri si trovarono così tutti improvvisamente senza scranno. Fu un terremoto politico la cui onda sismica venne bloccata da un poderoso sbarramento di ricorsi, ma si vissero dei giorni in cui sembrava che tutta la classe politica eletta nel novembre 1983 sarebbe stata spazzata via. Tutto nasceva dalla contestata presenza, in tempi utili, dell'autografo di Silvius Magnago, allora Obmann della Svp, in calce alla delega all'utilizzo del simbolo della stella alpina in favore della lista capeggiata da Franco Tretter.

Si era negli anni della grande lite che lacerò il Pptt di Enrico Pruner, ossia lo storico partito autonomista, tanto che alle elezioni del 1983 in Trentino si presentarono due liste autonomiste. Una era denominata "Autonomia integrale" guidata da Pruner e l'altra, denominata Uatt, era capeggiata da Franco Tretter. La Svp appoggiò Tretter tanto che gli prestò il suo simbolo. Ad elezioni fatte un esponente della lista di Pruner, Sergio Zanetti, presentò al Consiglio di Stato (allora il Tar di Trento non esisteva) un ricorso lamentando tre irregolarità nella presentazione dei candidati. Una di questa era l'arrivo in ritardo della delega di Magnago a favore di Tretter. La data infatti era successiva al termine ultimo.

Il ricorso fece il suo corso e il giorno 24 gennaio 1985 il giornale Alto Adige (ora Trentino) diede la notizia della decisione dei giudici amministrativi. La sentenza era questa: il ritardo della delega firmata non poteva far accettare la lista dell'Uatt, le elezioni avvenute con la lista Uatt quindi si erano svolte in modo sfalsato e pertanto nulle. Ad elezioni nulle, nullo era anche il Consiglio provinciale. Pertanto tutti a casa. Nasceva così il "caso Zanetti" dal nome del ricorrente, che per un paio di mesi portò alla paralisi della Provincia ed anche della Regione.

Come se ne uscì? Dopo un consulto a Palazzo Chigi nell'ufficio di Giuliano Amato, allora sottosegretario di Bettino Craxi, partirono tre ricorsi di Regione e Provincia alla Corte costituzionale, alla Cassazione ed al Consiglio di Stato, il quale a fine febbraio concesse la sospensiva per la sua prima decisione. Poi tutto si annacquò e la colpa della data contestata in calce alla firma di Magnago fu assegnata alla segretaria del notaio.

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