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POLITICA

Pd, sarà il 15 giugno
la data delle primarie

La sfida sarà tra Pacher e Kessler. Casagranda: "Il sindaco resti in Comune"

TRENTO. Il Partito democratico in Trentino vedrà la luce il 15 giugno, con le primarie. «Un risarcimento di quanto non si è fatto lo scorso 14 ottobre» commenta Gianni Kessler che del Pd è un convinto promotore della primissima ora. Con le primarie si dovrà eleggere il segretario ed il comitato dirigenziale con evidenti, fortissime, ricadute anche sulle candidature per ottobre. Se alle primarie si profila un duello Pacher-Kessler (o chi per lui) sul resto è clima da guerra "tutti contro tutti".

Ex Ds ed (ormai) ex Margherita si trovano nel bel mezzo dello tsunami innescato da Dellai all'indomani della batosta elettorale. E al motto di "Pd subito" si sollevano svariate dinamiche: «Chi fa il sindaco resti al suo posto e completi il mandato» è l'invito perentorio che il capogruppo della Margherita Giorgio Casagranda dal suo blog invia ad Ale Pacher, segretario "annunciato" del Pd trentino.

Certo i tempi per il varo della nuova creatura politica sono stretti, anzi stringenti. Prima della pausa estiva occorrerà votare la dirigenza del Pd. Di sicuro il segretario, molto probabilmente anche il "parlamentino". Si vedrà invece se per le primarie dovranno passare anche i candidati eventuali, quelli che non troveranno spazio nel partito territoriale: «Di sicuro il Pd, se si lo si fa, lo si fa per intero. Non si può prendere solo i pezzi che fanno comodo. Le primarie debbono valere per ogni passaggio e quindi anche per il candidato presidente che il nuovo soggetto sarà chiamato a sostenere. Mi spiego: è probabilissimo che il candidato presidente per il centrosinistra sarà Dellai. Ma siano le primarie a ribadirlo. Lo prevede lo statuto nazionale. Aggirarlo non sarebbe un bel modo di esordire» osserva Kessler.

Già, Kessler. Secondo molti sarà lui ad incrociare la sciabola con Ale Pacher per sedere sullo scanno della segreteria del Pd trentino. Ma l'alto commissario non è convintissimo della cosa: «Quello che importa è che la gente sia finalmente chiamata a scegliere. Se a giugno ci fosse sul tappeto un solo nome, per una sorta di acclamazione, non sarebbe né bello né giusto. Credo che non sarebbe compreso se non ci fosse in lizza qualcuno che il Pd lo ha voluto da tempi non sospetti. Guardate non dico nemmeno che debba per forza essere un'espressione della nostra associazione. Io punterei su un giovane. Su un nome non direttamente riconducibile né ai Ds né alla Margherita. Allora si darebbe un segnale di novità sul serio».

Due, forse tre candidati. Con il popolo delle primarie di ottobre (oltre 30 mila persone) richiamati alle urne per colmare quella differenza che altri volevano fare durare sino al 2010. Ora invece tocca schiacciare forte sull'acceleratore.

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