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IL DOPO ELEZIONI

La sindrome Illy
attanaglia la Margherita

Fuggi fuggi in tutte le direzioni dei consiglieri, Casagranda pronto per il Pd

TRENTO. Tutto da rifare, come direbbe Ginettaccio Bartali. Le elezioni politiche hanno cambiato tutto. Fino a pochi giorni fa l'assetto politico del centrosinistra per le elezioni provinciali sembrava già stabilito: la Margherita si sarebbe trasformata rimanendo se stessa e si sarebbe chiamata Civica per il Trentino, dall'altra parte doveva esserci una lista di Democratici che avrebbe dovuto raccogliere gli ex Ds.

Tutto fatto, tutto deciso. E invece no. Contrordine compagni, ops, amici. Il risultato delle politiche ha dimostrato che senza il Pd si rischia grosso e la sconfitta del centrosinistra in Friuli ha scatenato quella che i consiglieri provinciale già chiamano sindrome Illy. Così il governatore Dellai ha concesso la nascita del partito in Trentino, ma non solo, ha anche proposto la morte della sua creatura, la Margherita, riconoscendo che agli occhi della gente appare come il partito del potere, degli assessori e dei consiglieri provinciali. A chi non vuol andare nel Pd, ha proposto di creare un partito territoriale nuovo.

I valligiani come Amistadi hanno risposto che il partito territoriale c'è già ed è proprio la Margherita che non deve morire. Deciderà il Parlamentino di lunedì. Intanto iniziano le grandi manovre. I superassessori Mauro Gilmozzi e Tiziano Mellarini sparano fuoco e fiamme contro i progetti dellaiani. Gilmozzi viene da una terra dove il Pdl e la Lega hanno spopolato e non può andare a sinistra, Mellarini tifa per il partito territoriale, ma teme le ire di Dellai. Tra i consiglieri sono territoriali, magari restando nella Margherita, Guido Ghirardini, Gianbattista Lenzi, Sandro Turella e Tiziano Odorizzi.

Più in difficoltà è Marco De Paoli, è vicino a Dellai, ma teme di andare nel Pd perché perderebbe voti, al tempo stesso teme che, andando nel nuovo partito territoriale il Pd gli schieri contro un candidato del Primiero. Un rebus, questo, che molti consiglieri della Margherita stanno cercando di sciogliere in queste ore. Da stabilire è anche il futuro del coordinatore Giorgio Lunelli che dovrà decidere se andare nel Pd o nel partito territoriale.

Intanto le voci impazzano. All'interno della Civica sostengono che la morte del partito è stata decisa dopo lunghe riunioni tra Casagranda, Cogo e Kessler, a cui si sarebbe aggiunto Boato che, con i suoi Verdi, sarebbe pronto ad entrare nel Pd. Boato smentisce con decisione: «I Verdi saranno alleati del centrosinistra autonomista alle provinciali, ma con una propria lista. Il risultato del Pd è significativo, ma del tutto insufficiente a vincere. Ci si deve attrezzare sia al centro che a sinistra e sul fronte ambientalista». Dal canto suo, Casagranda fa autocritica: «La Lega viene interpretata come il partito che difende i cittadini. Dobbiamo diventarlo noi. Per esempio, visto che abbiamo le centrali, possiamo anche abbassare il costo della bolletta dell'energia in Trentino».

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