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POLITICA

Primarie, il trionfo di Veltroni
E la Bindi supera Letta

Anche sul Trentino si è abbattuta l'onda lunga nazionale del Partito democratico, quella che ha trascinato ai seggi 23043 persone. E che ha premiato un po' a sorpresa Walter Veltroni (44,7 %) che ha stracciato Rosy Bindi (28%) e soprattutto Enrico Letta (26%), pur spinto da pezzi da novanta come Dellai e Grisenti.

TRENTO. Anche sul Trentino si è abbattuta l'onda lunga nazionale del Partito democratico, quella che ha trascinato ai seggi 23 mila e 43 persone. E che ha premiato come nel resto della Penisola il suo leader annunciato, anzi dai più già beaticato, Walter Veltroni (44,7 %). I trentini hanno contribuito alla sua straripante vittoria affidandogli quasi la metà dei voti, ovvero 10 mila 193. Il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta, pur spinto da pezzi da novanta come Dellai e Grisenti, ha costituito la sorpresa negativa della giornata: si è fermato a quota 5 mila 928 voti (26%).

Ha fatto peggio di Rosy Bindi, dopo un appassionante testa a testa votata alla fine da 6 mila 686 elettori in queste primarie che parevano interessare poco. Onore a Gianni Kessler che, senza apparati, ha puntato forte su di lei.

Varrà dunque anche per il Trentino l'analisi che ieri ha regalato a botta calda Veltroni, ovvero «che il Paese è più avanti di chi lo rappresenta e di chi lo racconta» o no? Certo, tanta gente è andata a votare dando, nel contempo, una lezione di democrazia all'antipolitica e ai "vaffa" di Grillo che a Trento ha strappato di mano i taccuini ai cronisti. Le valli, considerate conservatrici, non hanno certo votato in massa come suggerito dalla Margherita: «Beh, anche i trentini sono italiani. E se per Dellai il miglior segretario doveva essere Letta, per l'Italia doveva essere Veltroni. E cosi è stato» è la stringente sintesi del senatore Giorgio Tonini.

Da queste cifre, non preventivate qui nemmeno dagli analisti che vedevano più roseo, escono vitaminizzati, anzi ipertrofici, i Ds. La Quercia di Remo Andreolli da oggi perde il nome ma acquista peso specifico, da mettere sul piatto della bilancia da qui al 2008. Ben oltre i meriti propri, verrebbe da dire, nel leggere in chiaroscuro i 4/5 di legislatura già messi alle spalle. Conterà molto il cammino che il partito saprà fare nei prossimi mesi, sin dalle scelte sui temi che contano in Provincia.

E la Margherita? Non si è potuta consolare nemmeno con la piazza d'onore persa anche da queste parti da Enrico Letta, strapazzato come altrove dalla Bindi. Il coordinatore Giorgio Lunelli, sigarone tra le mani ma sguardo mogio, confessava ieri sera di essersi "tolto un peso dallo stomaco". Cosa avrebbero detto a Roma - è la sintesi del suo ragionamento - se in Trentino fossero andati a votare in quattro gatti? Lo avrebbero (non lui ma la Margherita che ha schiacciato il pedale del freno in queste settimane, discorso Letta a parte) accusato di sabotaggio, di aver remato contro.

Questo non è avvenuto ma il coordinatore ha poco da rallegrarsene visto che quando c'è in ballo la politica nazionale non c'è "Land" che tenga e il discorso vale, mutati gli scenari, anche per Forza Italia che quando ci mette la faccia il Cavaliere (anche alle Europee) assiste anche a queste latitudini alla moltiplicazione dei pani e dei pesci.

E Dellai? I più raffinati potrebbero dire che il presidente ancora una volta ha visto gusto, che in un'ottica nazionale gli equilibri tra la sua Margherita sarebbero andati a farsi friggere. Ma in concreto il leader del centrosinistra non può certo fare finta di niente e serviranno più di semplici innesti botanici per connotare in modo vincente un centrosinistra che l'anno prossimo non potrà usufruire del ombrello del Pd. D'altra parte la Margherita ha voluto, ed ora non può che dolersene, il famoso "doppio binario".

Illuminante il commento che ieri sera girava in via Santa Trinità nel quartiere generale dei bindiani, euforici per aver colto la piazza d'onore anche a Bolzano oltre che a Trento: «Neva Fabris e Chiara Simoncelli hanno sconfitto Lorenzo Dellai e Silvano Grisenti...».

Proprio per il presidente della A22, abituato a ben altre poltrone, alla fine è arrivato un contentino nell'assemblea dei 23 solo grazie ai resti. La fotografia impietosa di una delle pagine meno felici della storia della Margherita. Per il resto le primarie di casa nostra hanno mostrato qualche sbavatura sul piano organizzativo (con conteggi sbagliati alle 17, ma subito corretti) e con la totale mancanza di controlli su chi andava a votare e ripassava poi allo stesso seggio, documenti alla mano. Nessun paragone è possibile con le primarie per Prodi, troppe le differenze. Ma ora poco importa. E intanto a Bolzano è stato eletto il segretario dei Ds Cristian Tommasini come segretario provinciale del Pd in Alto Adige.

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