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L’alpinismo di oggi riparte dagli appigli lasciati dalla storia

La rassegna trentina si apre nel segno della Sat Via alla mostra «Centocinquanta. 1864-2014»

di Maddalena Di Tolla Deflorian

di Maddalena Di Tolla

Deflorian

Apertura molto “sat-ina” per il Trento Film Festival, con due grandi classici: la ricostruzione della gloriosa storia alpinistica locale messa in mostra dal Sodalizio trentino e i canti di montagna, con il coro della Sat che si esibirà questa sera. Si inaugura dunque (ore 17, Casa della Sat, via Manci 57) la mostra “Centocinquanta. 1864 - 2014. La nascita dell'alpinismo in Trentino”, iniziativa storica della Società degli alpinisti trentini e della Biblioteca della Montagna, del Trento Film Festival e della Fondazione Accademia della Montagna del Trentino. I curatori sono tutti studiosi e celebratori di lungo corso del mondo delle vette, e sono Marco Benedetti, Roberto Bombarda, Riccardo Decarli e Fabrizio Torchio.

Il 1864, un secolo e mezzo fa, può essere considerato in senso simbolico l'anno d’inizio dell'alpinismo in Trentino. Prima di allora erano state realizzate alcune importanti salite ma proprio a partire da quell'anno una serie incredibile di prime ascensioni sulle principali cime trentine diede avvio alla conquista sistematica e alla fascinazione delle e per le cime delle Dolomiti, del gruppo Adamello - Presanella e del Cevedale.

Protagonisti di quelle salite, su percorsi e verso cime poi divenuti epici tasselli dell'iconografia alpinistica locale ed europea, furono i migliori alpinisti, anche stranieri, dell'epoca.

Ma accanto alle imprese compiute sul terreno, fu anche un libro, pubblicato a Londra, a dare il via alla fascinazione globale per le Dolomiti. Il volume era il celebre “The Dolomite mountains: excursions through Tyrol, Carinthia, Carniola and Friuli in 1861, 1862 and 1863”, dato alle stampe con l'editore Green, Longman, Roberts, & Green dai britannici Josiah Gilbert, George Cheetham Churchill .

Citiamo le date, per dare l'idea dell' impressionante sequenza di successi. Il 22 luglio fu l'irlandese John Ball, con la guida Bonifacio Nicolussi, a compiere la prima traversata documentata della Bocca di Brenta, il principale valico che congiunge i due versanti delle Dolomiti di Brenta, oggi patrimonio Unesco per la loro leggendaria bellezza. Il 30 luglio l'alpinista viennese Paul Grohmann e G. Ischara salgono per primi (è la prima salita documentata) il Piz Boè. Un mese dopo, il 25 agosto, gli inglesi Melwill Beachcroft, Douglas William Freshfield, James Douglas Walker, la guida alpina François Joseph Dévouassoud e il portatore di Vermiglio, Bortolameo Delpero, compiono la prima salita della Presanella (la più alta vetta interamente in territorio trentino) da ovest. Pochi giorni dopo, il 15 settembre, salendo lungo la Cresta est-nord-est, l'ufficiale boemo Julius Payer, futuro esploratore polare e grande cartografo di ghiacciai, assieme a Giovanni Catturani “Pirinel” di Strembo, raggiunge la vetta dell'Adamello. Il 28 settembre, nei primi giorni autunnali, Paul Grohmann con le guide ampezzane Angelo Dimai “Déo” e Fulgenzio Dimai sale in vetta alla cima principale della Marmolada: Punta Penìa.

Davvero una sequenza entusiasmante, che ha segnato la storia e tornando agli eventi del Festival, la mostra sarà ospitata nell'atrio e nelle sale della Biblioteca della montagna, luogo ricchissimo di memoria scritta, e nel corso dell' estate viaggerà per le valli trentine.

La serata (ore 21, Teatro Sociale, ingresso gratuito) è dedicata ai canti di montagna, con lo spettacolo “La montagna cantata” che fonderà canto popolare, narrazione e immagini in una storia a più voci, grazie alla testimonianza artistica (e ai ricchi repertori) del Coro della Sat, del Club Armonia e del Trento Film Festival.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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