Simoni ci guida sulle rampe più attese. Dove ha vinto un Giro
TRENTO. «Vi spiego io l’Alpe di Pampeago». Parola di Gilberto Simoni che su queste strade ha posto la pietra miliare, siamo nel 2003, per vincere il suo secondo Giro d’Italia. In quell’anno, in maglia Saeco, il paludero si esaltò sulle strade di casa e volò alla conquista della corsa a tappe. A lui abbiamo chiesto come si vince lassù e, soprattutto, chi può imporsi in una classifica generale che nemmeno il tappone dolomitico con l’ arrivo a Cortina ha contribuito a sbrogliare: «La tappa di Pampeago, con la scalata al Manghen, era considerata la tappa regina già nel 2003. Vi potete immaginare cosa sarà domani, quando all’Alpe si salirà addirittura due volte» osserva Gibo.
Nel recente passato i giochi su quei tornanti hanno sempre premiato gente, logicamente, avvezza alla fatica in salita.Sarà infatti il quinto arrivo all’Alpe di Pampeago. Il primo ad i mporsi fu, nel 1998, Pavel Tonkov davanti proprio a Pantani, poi vincitore della classifica generale. Nel 1999, vinse il Pirata, mentre nel 2003 fu appunto Gilberto Simoni ad alzare le braccia al cielo.
L'ultima edizione ha visto Emanuele Sella tagliare per primo il traguardo, ma il vicentino incappò poi in una squalfica per questioni legate alla non negatività al doping.
Ma torniamo a Simoni: «Pampeago è una salita molto difficile e anche abbastanza fuori dall’ordinario. Si entra in una vallata chiusa, con le montagne a farti corona tutt’attorno. Il fatto interessante è che lungo l’ascesa non si incontrano tornanti. Non c’è quindi la possibilità di respirare e di rilanciare subito dopo la pedalata.L’asfalto va prima a destra e poi a sinistra, ma con queste caratteristiche non c’è spazio per recuperare. Figuriamoci poi - continua Simoni - in una doppia ascesa».
Gilberto nel Giro d'Italia 2003 conquistatò la maglia rosa nella decima tappa, la consolidò frazione dopo frazione vincendo l'arrivo in salita sullo Zoncolan (temutissima salita, affrontata per la prima volta proprio nel 2003), sull'Alpe di Pampeago e a Cascata del Toce. A Milano giunse da dominatore assoluto della corsa avendo accumulato oltre 7 minuti di vantaggio sul secondo in classifica Stefano Garzelli e con tre tappe in saccoccia: «Beh, altri tempi e altri protagonisti, se permettete. Ora non c’è più nessuno che si possa permettere il lusso di correre un Giro d’Italia per vincere sia le tappe che la classifca finale, la maglia rosa. Quest’anno - prosegue la sua analisi Simoni - assistiamo in modo particolare ad una corsa di attesa. Nessuno si vuole scoprire, manca se vogliamo il protagionista che susciti l’entusiasmo della folla. Per Pampeago? Serve avere due cose: tanta forza e serenità per salire in un ambiente molto bello ma che, dal punto di vista del correre in bici, non ti permette il minimo cedimento».
Sui suoi ex colleghi Simoni non si sbilancia troppo. Anzi, su di uno in particolare un poco sì: «Posso dire che Basso non mi pare pedali fortissimo. Un tempo staccava tutti senza girarsi indietro e senza mai alzarsi sui pedali. Ora vedo che non ha nemmeno un grande passo a cronometro: mi ricordo ch ai tempi in cui vinceva i Giri trionfava anche a cronometro, adesso nelle prove contro il tempo finisce attorno alla quarantesima posizione » sentenzia l’ultimo trentino ad essersi imposto nella corsa rosa.
Tra l’altro per via di quella vittoria Gibo decise di affrontare il Tour de France 2003 come uno dei principali rivali di Lance Armstrong.
Ma una condizione fisica non più brillante ed una forte avversione per questa corsa lo tagliarono fuori dalla classifica generale (chiuse 84º), pur riuscendo ad ottenere un successo di tappa.
E domani Gilberto? «Rodriguez dimostra di avere ancora forze e neppure Scarponi, inconveniente a parte, pedala piano. Si chi scommetterei? Sullo spagnolo per non correre rischi e su Pozzovivo per provare a centrare il colpaccio, pagherebbe bene. Ma siamo alla fine del Giro e le forze sono per tutti a l lumicino».
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