La Procura ipotizza che l’ex presidente abbia ostacolato gli organi di vigilanza non pubblicizzando la fideiussione da 12 milioni che garantiva la finanziaria Isa
TRENTO. L’inchiesta della Finanza sul dissesto della cantina LaVis arriva ai primi risultati. Il Procuratore delle Repubblica Giuseppe Amato, che coordina personalmente le indagini, ha iscritto sul registro degli indagati il nome di Roberto Giacomoni, l’ex presidente della Cantina. L’ipotesi di reato, ed è bene sottolineare che al momento si tratta solo di ipotesi da verificare con successivi approfondimenti, è quella prevista dall’articolo 2638 del codice civile ovvero l’ostacolo all’esercizio delle funzioni degli organi di vigilanza. Nello specifico, Giacomoni avrebbe evitato di informare la vigilanza della Federazione della Cooperazione della fideiussione prestata dalla LaVis alla finanziaria Isa spa per garantire il pagamento della quota del 31 per cento di Casa Girelli che era stata acquistata da Isa nel novembre 2005. Tra la Cantina LaVis e la finanziaria della Curia c’era un accordo secondo il quale, Isa avrebbe acquisito la partecipazione di minoranza di Casa Girelli per 8 milioni di euro e si sarebbe impegnata a restare nella società per almeno 4 anni, rischiando il capitale investito. In cambio, LaVis si impegnava ad acquistare quella quota, cinque anni dopo e su richiesta di Isa, a una somma non superiore a 12 milioni e 200 mila euro. Nell’agosto del 2010, come previsto dall’accordo, Isa ha esercitato l’opzione prevista dall’accordo e garantita dalla fideiussione firmata da Giacomoni. Il vantaggio economico per la finanziaria previsto dall’accordo era del 9 per cento composto all’anno. Peccato che di quest’accordo non fossero stati informati né gli organi di vigilanza della Federazione della Cooperazione né l’assemblea dei soci di LaVis.
Ovviamente, tener fede agli impegni ha comportato per la cantina un peggioramento dei conti che già erano molto pesanti. Per questo motivo Isa, che non è minimamente coinvolta nell’inchiesta, ha accettato un acconto e poi ha dilazionato il pagamento della somma in cinque anni con un interesse dello 0,90 per cento.
L’ipotesi della Procura è che Giacomoni non abbia informato gli organi di vigilanza e che, anzi, abbia ostacolato la loro attività, visto che la garanzia fideiussoria sarebbe stata resa nota soltanto quando Isa ha deciso di cedere a LaVis la sua quota di Casa Girelli. L’ex presidente della Cantina, che è assistito dall’avvocato Luca Pontalti, è già stato sentito dai magistrati e ha spiegato che delle questioni tecniche come l’informazione agli organi di vigilanza lui non se ne occupava.
La Procura, nel frattempo, ha proseguito i suoi accertamenti. La Finanza ha raccolto la testimonianza del capo della vigilanza della Cooperazione, Enrico Cozzio. Il Procuratore ha anche sentito il direttore di Cavit Enrico Zanoni.
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