Le cantine trentine guardano con preoccupazione al mercato interno ma raccolgono bene dall’export: in aumento volume e valore (+6%)
TRENTO. Se le più importanti cantine del Trentino non avessero fatta la duplice scelta dell’imbottigliamento e della vendita all’estero la situazione sarebbe molto pesante. Ad affermarlo sono i responsabili delle maggiori Cantine del Trentino: da Cavit a Mezzacorona e Lavis.
Che la scelta trentina sia quella giusta lo dimostrano anche i dati a livello nazionale, dove la vendita dei vini in bottiglia ha visto un incremento all’estero del 3% in termini di volume ma del 6% in valore. Completamente diverso il dato per quanto riguarda lo sfuso le cui vendite nel primo trimestre del 2012 sono precipitate di ben il 23% in volume, questo porta ad una perdita di quota di mercato sul piano complessivo delle vendite all’estero che calano dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2011. Commentando questi dati a livello nazionale, il presidente del settore vitivinicolo di Fedagri, nonché della Cavit, Adriano Orsi, afferma: “Se l’Italia del vino si salva sull’estero è grazie ai vini imbottigliati a conferma che gli obiettivi di qualificazione dei nostri vini trovano un reale riscontro nei mercati internazionali». La contrazione in volume registrata nel primo trimestre 2012 è in qualche modo controbilanciata dall’aumento del fatturato che ha superato del 6,9% quello del primo trimestre 2011 superando il miliardo. Orsi, si sofferma anche sul dato relativo alla flessione dell’esportazione degli spumanti (-6% in volume) la quale non interessa però gli Stati Uniti paese dove le bollicine italiane continuano a riscontrare un buon successo in termini di vendita e di consumi.
Per quanto riguarda il Trentino, questi alcuni dei dati più significativi che emergono per le varie cantine: Cavit esporta una percentuale pari al 75% e non ha assolutamente problemi per il Trento doc. «Il calo dello sfuso a noi fa bene - afferma Orsi - ormai questo è lasciato agli spagnoli e ai sud americani». «Il Gruppo Mezzacorona - afferma il presidente Luca Rigotti - colloca all’estero ben l’86% del proprio prodotto». Se non ci fosse il mercato estero la situazione sarebbe veramente drammatica, afferma. «Certo - prosegue - questi risultati sI raggiungono perché in passato si è investito bene sul fronte estero e ora si colgono i frutti, ma anche perché noi esportiamo solo vino in bottiglia. Questo ci fa ben sperare per la prossima vendemmia in quanto complice anche la scarsa produzione di vino generalizzata lo scorso anno, le cantine sono vuote».
Per il commissario della La Vis, Marco Zanoni, «c’è spazio per chi ha voglia di lavorare particolarmente sull’estero, ma io credo anche in Italia». La percentuale che la Cantina La Vis ha esportato nel primo semestre 2012 è stata pari al 77 %, rispetto al 75% del trimestre precedente.
Top Libri
Blues in Mi minore
di Danilo Colabraro
Oltre 200 ebook da leggere gratis per una settimana
storiebrevi