Negli ultimi 10 anni mai così tanti, edilizia sempre più a picco Più uomini che donne, in maggioranza ultracinquantenni
TRENTO. Hanno oltrepassato la soglia delle 5.000 unità per il quarto mese consecutivo gli iscritti in lista di mobilità in Trentino. Il 13 giugno, il comitato provinciale mobilità ha infatti certificato la presenza in lista di 5.207 licenziati, il dato più elevato mai registrato negli ultimi dieci anni e in costante crescita da settembre 2011, a riprova che quello in atto resta un trend molto preoccupante. Segnali positivi invece dal fronte sospesi. I lavoratori in mobilità che hanno trovato un impiego a termine, a giugno 2012, sono indicati in 1.786, con un saldo positivo di 61 unità rispetto al mese precedente. È invece negativo il confronto con lo stesso mese dell'anno scorso: rispetto a maggio 2011 in mobilità sono registrati 55 sospesi in meno.
L’andamento dei sospesi negli ultimi mesi ha ribaltato una dinamica molto negativa registrata tra la seconda metà del 2011 e l'inizio del 2012, quando i sospesi sono scesi dai 1.912 di agosto 2011 ai 1.498 di febbraio 2012. Tra l’altro, già lo scorso anno si era chiuso con un differenziale positivo minimo rispetto al 2010: a dicembre 2011 infatti il numero dei sospesi perché assunti a termine era stato superiore di un misero 1,6% rispetto allo stesso periodo di due anni fa. Nel raffronto tra gli iscritti in mobilità attuali e quelli dei tre anni precedenti emerge quanto il crollo della finanza internazionale del 2008 e la più recente crisi del debito sovrano dell'Eurozona producano effetti negativi sul mercato del lavoro anche in Trentino. Basti pensare che gli iscritti in mobilità tra gennaio e giugno continuano ad essere più numerosi della media mensile del 2011, quando era stata raggiunta quota 4.756 contro una media mensile di 4.417 nel 2010 e di 3.807 nel 2009.
Complessivamente, al 12 giugno 2012 e al netto dei nuovi ingressi, il settore delle costruzioni continua a registrare il maggior numero di addetti nelle liste di mobilità. Sul totale degli iscritti infatti ben il 23,1% lavorava nel comparto edile. Tra i settori le cui aziende mettono più addetti in mobilità c'è poi il commercio che, con il 14,6% degli iscritti totali, supera il settore metalmeccanico/metallurgico da cui giungono il 12,6% dei lavoratori in mobilità. Seguono poi i servizi non altrimenti definiti (12%), i pubblici esercizi (10%) e i trasporti (7,2%). Tra i licenziati dalle medie e grandi imprese la fanno da padrone i licenziati del settore metalmeccanico (34,9%), seguiti da quelli del commercio e dei trasporti, rispettivamente con il 12% e il 9,4%. Licenziano invece di più, tra le piccole imprese, quelle delle costruzioni (27,5% degli iscritti in mobilità secondo la legge 236), seguite da quelle del commercio (15,3%), degli altri servizi (14,9%) e dei pubblici esercizi (12,8%).
In generale in mobilità sono iscritti più uomini che donne (65,7 contro 34,3%), più italiani che stranieri (78,6 contro 21,4%). Inoltre, tra i licenziati dalle grandi aziende sono maggioranza gli over 50 con ben il 62% degli iscritti nelle liste in base alla legge 223, mentre tra quelli provenienti dalle piccole aziende il 57,6% ha un'età compresa tra i 30 e i 49 anni, il 27,9% ha almeno 50 anni e il 14,5% non supera i 29. La media mensile di iscritti in mobilità durante il 2011 ha raggiunto quota 4.756 contro i 4.417 registrati in media nel 2010 e i 3.807 del 2009, con una crescita del 24,9% rispetto a due anni fa.
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