Moser, una dinastia
di veri campioni
TRENTO. Non fu Francesco il primo dei Moser e dei
corridori trentini a conquistare i favori della corsa rosa. A
precederlo negli anni, oltre ad Aldo, capostipite della dinastia
cembrana di ciclisti, ed Enzo, entrambi fratelli del campione di
Palù, anche Claudio Michelotto.
Aldo Moser indossò per la prima volta la maglia rosa nel 1958 al
termine della St.Vincent-Torino vinta da Federico Bahamontes dopo
132 chilometri di corsa. Il «Vecio» la sfilò dalle spalle di
Pambianco per consegnarla, un giorno dopo, a Botella. Ad imporsi in
quella edizione del Giro, che Aldo terminò al decimo posto della
classifica generale, fu Ercole Baldini.
Nel 1964 Enzo portò a Palù di Giovo e alla famiglia Moser la
seconda maglia rosa della storia trentina. Dopo averla conquistata
al termine della Brescia-San Pellegrino, la dovette cedere a
Jacques Anquetil due giorni più tardi. Quando, cioè, la cronometro
da Parma a Busseto incoronò il francese (che a cronometro vantava
una regolarità senza eguali), poi in rosa sino alla fine del
Giro.
Nel 1971 Aldo Moser ritornò in testa alla gara a tappe più
importante d'Italia, pareggiando il conto con il fratello Enzo che
sino a quel momento si trovava in vantaggio in fatto di giorni da
capoclassifica.
I sogni di gloria di Aldo, però, non durarono più del precedente
rosa di tredici anni prima. A strappargli il simbolo del primato fu
Claudio Michelotto, che due anni prima si era imposto per distacco
nella Rocca Pietore-Cavalese. L'atleta di Roverè della Luna rimase
al comando della 54 edizione del Giro per dieci giorni. Fino a
Falcade, dove balzò al comando Gosta Petterson, vincitore
quell'anno sotto l'abile regia di Alfredo Martini.
Nel 1975, nell'anno in cui il Giro finì in cima allo Stelvio per
consacrare Fausto Bertoglio, Marcello Osler rischiò di portare a
termine la lunghissima fuga che caratterizzò la Potenza-Sorrento
con un vantaggio tale da regalargli la maglia rosa. Ordini di
scuderia, però, impedirono ad Osler di mettere in difficoltà Sercu,
velocista e suo compagno di squadra. A Marcello rimase comunque la
soddisfazione di imporsi per distacco (8'48") su Battaglin e
Conti.
Ma nel frattempo il Giro d'Italia imparava a conoscere un certo
Francesco Moser, che in quegli anni iniziava a prendere le misure
con la corsa organizzata dalla Gazzetta dello Sport. Una
manifestazione che Francesco avrebbe conquistato nel 1984 dopo una
lunga serie di assalti al termine di un appassionante duello con il
campionissimo francese Fignon nella cronometro finale di Verona.
(25 luglio 2008)