ROVERETO
Maxi-rissa tra studenti
ragazzo sfigurato a calci
di Luca Marsilli
ROVERETO. Una rissa tra almeno 15 ragazzi, tra i
15 e i 18 anni. E il pestaggio durissimo di uno di loro, finito a
terra e colpito a pugni e calci da almeno sei giovani. E'
ricoverato a Trento: fratture di zigomo, naso, mandibola e orbita;
il sospetto distacco della retina. «E' a pezzi», taglia corto
l'amico che l'ha strappato al branco.
E' successo alle 13 e 20 di ieri nella centralissima via Manzoni,
all'altezza della fermata dell'autobus. Sotto gli occhi di una
vigilessa, che non ha potuto che chiamare rinforzi. Ma anche sotto
le telecamere della vicina Cassa Rurale: proprio quel filmato,
visto e rivisto nel pomeriggio e in serata, ha permesso di arrivare
ad identificare quasi tutti i ragazzi coinvolti. Ci lavorano
assieme vigili urbani e polizia, fino a tarda sera chiusi al Don
Milani-Depero nell'accogliere ed interrogare la processione dei
ragazzi con genitori al seguito. Tutti sentiti e risentiti, nel
tentativo di arrivare alla ricostruzione oggettiva di un episodio
senza precedenti in città ed a stabilire le responsabilità di
ognuno. Quasi tutti sono minorenni, ma ci sarebbero anche un paio
di diciottenni. Che rischiano l'arresto: lesioni gravissime (non è
ancora escluso che il ragazzo, 17 anni, rivano, possa perdere l'uso
dell'occhio) e rissa, sono reati molto seri.
L'episodio è stato rapido quanto violento, pochi minuti di un
pestaggio da film. Decine i ragazzi coinvolti e che ne portano i
segni sul viso: quasi tutti i convocati alla scuola, scelta come
luogo per l'indagine anche per evitare a dei minori il clamore e lo
choc del commissariato, hanno lividi o graffi sul volto, malamente
coperti da ciuffi e cappelli da baseball.
A scatenare quell'episodio da Bronx con ogni probabilità ruggini
antiche, tra un gruppo di roveretani ed uno di rivani. Episodio
scatenante un confronto nei bagni del Don Milani-Depero martedì
mattina. Tre ragazzi coinvolti, uno spintone, qualche ceffone,
ripettive intimidazioni. Dopo l'intervento di un professore, la
promessa che non sarebbe finita lì. E ieri, dopo che tutti e tre
erano stati chiamati in presidenza ed invitati a tornare tra i
civili, altre minacce e alla fine la resa dei conti. Poco prima
dell'una davanti ai cancelli della scuola è arrivato in branco un
gruppo di una ventina almeno di ragazzi. Di Ipia e Alberghiero,
pare dalle prime ricostruzioni. A scuola tenevano d'occhio la
situazione, per nulla convinti dalla rappacificazione di facciata
ostentata in presidenza. Hanno chiesto che passasse una volante ed
uno dei tre giovani, il rivano, coinvolti nello scontro del giorno
prima è stato invitato ad uscire un po' più tardi.
E' bastato perché il gruppo si disperdesse: sembrava finita lì. Ma
lo stesso gruppo ha incrociato poi un gruppo di compagni di classe
e amici del rivano «da punire» alla fermata dell'autobus di via
Manzoni, nemmeno 10 minuti dopo. E non trovando il vero bersaglio
della spedizione punitiva, se la sarebbero rifatta sugli altri.
Botte vere, non sfottò. E fuga generale prima dell'arrivo dei
rinforzi chiamati dalla vigilessa.
Il resto è stata una giornata di interrogatori. Uno a uno,
identificati dal video o dalle prime testimonianze, i ragazzi sono
stati convocati o prelevati a casa, assieme ai genitori. E sentiti
a lungo, mettendo a confronto le testimonianze e le immagini
riprese dalle telecamere.
(26 novembre 2009)