Prova la nuova ricerca: articoli dal 1984, foto e video
lunedì 22.03.2010 ore 10.00
PUBBLICITÀ
condividi:

Ladinità, quante forzature

Il direttore dell’Istituto «Cesa de Jan» però difende il referendum
di Mauro Fattor
CORTINA. Tutto è nato qui, a Cortina. Poi è successo quello che è successo, con il risultato che la strada del referendum per la riunificazione con l'Alto Adige si sta - per ora - rivelando un percorso in discesa, facile facile, con Livinallongo e Colle Santa Lucia convintamente allineate sulle posizioni ampezzane. Ma i problemi arriveranno dopo, e i promotori della consultazione referendaria lo sanno benissimo. Nel nostro viaggio tra le valli ladine delle province di Belluno, Bolzano e Trento, è emerso infatti un primo, importante elemento e cioè che - a parte i soggetti istituzionali che gravitano intorno al mondo delle Unioni ladine, obbligati in qualche modo ad un atteggiamento solidale nei confronti delle richieste di Fodom e Ampezzano - in Alto Adige sembra prevalere un atteggiamento di sostanziale freddezza o indifferenza rispetto all'ipotesi di riportare sotto il tetto comune della Regione Trentino-Alto Adige i ladini dolomitici. Ne abbiamo dato conto diffusamente ieri nella prima puntata di questo viaggio tra le valli ladine a caccia di identità. Identità, appunto. Questo è lo scoglio principale contro cui vanno a sbattere le ambizioni cortinesi. Dicono gli altoatesini: «Non prendiamoci in giro. Per gli ampezzani il ladino di fatto è un lingua straniera, al pari dell'inglese o del tedesco. E senza lingua non esiste ladinità». Gardenesi e badioti sono insomma scettici circa la legittimità delle richieste dei tre comuni bellunesi sulla base di una comune appartenenza ladina dolomitica. Sotto tiro in particolare ci sono gli ampezzani, mentre alle richieste del Fodom si attribuisce maggiore fondatezza linguistica e, di conseguenza, maggiore credito. Se il ladino badiota vale cento - si dice sempre in Alto Adige - il gardenese vale 70, il fodom e il fassano 50, e l'ampezzano 20.


Cioè quasi nulla. Si badi bene, però. Nessuno è immune dalla tentazione di dare pagelle e distribuire patenti di legittimità. Neppure i ladini del Fodom e dell'Ampezzo, che a loro volta si sono distaccati dall'Istituto culturale ladino della Provincia di Belluno - che raccoglie 39 comuni di Cadore, Comelico, Agordino e Zoldano - per dare vita ad un proprio Istituto culturale ladino, il «Cesa de Jan». Una scelta di dissidenza che equivale ad una delegittimazione della casa madre, se così vogliamo chiamarla, unita ad una rivendicazione di specialità rispetto agli altri comuni dell'Alto Bellunese. Chiaro comunque che, entrando in questa logica, si deve accettare anche di subire il giudizio altrui. Di tutto questo abbiamo abbiamo parlato con Stefano Lorenzi, direttore dell'Istituto Culturale ladino «Cesa de Jan» di Cortina.

Dottor Lorenzi, gli altoatesini quando sentono parlare di ladinità dell'Ampezzano, storcono il naso. Insomma, dicono che di ladino, almeno qui a Cortina, avete ben poco. Troppo cadorini ormai. O meglio, troppo veneti.
«Dal punto di vista strettamente linguistico hanno ragione. È vero. C'è un gradiente di diluizione della parlata dolomitica, un gradiente che va da nord a sud. E noi siamo a sud. Ma non sono d'accordo nel confinare la ladinità dentro i parametri della purezza linguistica. Non mi pare abbia molto senso. E comunque decidere cosa sia ladino e cosa non lo sia, impostando il discorso in questo modo, rischia di tradursi in un mero esercizio di stile».

Gardenesi e badioti invece vedrebbero di buon occhio il Fodom. Secondo lei questa differenza di giudizio è giustificata?
«È comprensibile. Il Fodom è la cerniera tra il bellunese e le vallate ladine dell'Alto Adige, e dunque la percezione che, in particolare i badioti, hanno dei vicini di Arabba e Livinallongo è viziata da un pregiudizio, in questo caso positivo, di vicinato».

Che lei non non condivide.
«Ho detto che lo capisco, ma è un fattore umano non culturale o storico. Quello che conta sono i rapporti storici consolidati tra le vallate dolomitiche delle tre province, e nessuno può dire che non siano radicati e profondi. Che poi gli ampezzani abbiano allacciato rapporti stretti anche con i vicini del Cadore e dell'Agordino questo sta nella logica della geografia».
Pagina 1 di 2
Altri contenuti che parlano di riunificazione
Annessi? Macché, riunificati Tutti i contenuti
Ultim'ora
Roma, 09:23 BORSE EUROPEE: PARTENZA NEGATIVA, PESA GRECIA Milano, 09:10 BORSA: PIAZZA AFFARI APRE IN CALO, FTSE MIB -0,41% Parigi, 08:49 FRANCIA: FILLON ALL'ELISEO, SARKOZY PREPARA RIMPASTO Le altre notizie
Multimedia
Multimedia - Bisonte infuriato uccide un uomo, 6 i feriti Bisonte infuriato uccide un uomo, 6 i feriti
Testate locali
Annunci (Trento e Trentino Alto Adige)
Annunci di lavoro (Trento e Trentino Alto Adige)
Enti e tribunali (Trento e Trentino Alto Adige)

| Redazione | Scriveteci | Rss/xml | Pubblicità

I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.

Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - Via Cristoforo Colombo n.149 - 00147 Roma - Tel:+39.06.84781 - P.I. 00906801006