Ladinità, quante forzature
Il direttore dell’Istituto «Cesa de Jan» però difende il referendum
di Mauro Fattor
CORTINA. Tutto è nato qui, a Cortina. Poi è successo quello che è
successo, con il risultato che la strada del referendum per la
riunificazione con l'Alto Adige si sta - per ora - rivelando un
percorso in discesa, facile facile, con Livinallongo e Colle Santa
Lucia convintamente allineate sulle posizioni ampezzane. Ma i
problemi arriveranno dopo, e i promotori della consultazione
referendaria lo sanno benissimo. Nel nostro viaggio tra le valli
ladine delle province di Belluno, Bolzano e Trento, è emerso
infatti un primo, importante elemento e cioè che - a parte i
soggetti istituzionali che gravitano intorno al mondo delle Unioni
ladine, obbligati in qualche modo ad un atteggiamento solidale nei
confronti delle richieste di Fodom e Ampezzano - in Alto Adige
sembra prevalere un atteggiamento di sostanziale freddezza o
indifferenza rispetto all'ipotesi di riportare sotto il tetto
comune della Regione Trentino-Alto Adige i ladini dolomitici. Ne
abbiamo dato conto diffusamente ieri nella prima puntata di questo
viaggio tra le valli ladine a caccia di identità. Identità,
appunto. Questo è lo scoglio principale contro cui vanno a sbattere
le ambizioni cortinesi. Dicono gli altoatesini: «Non prendiamoci in
giro. Per gli ampezzani il ladino di fatto è un lingua straniera,
al pari dell'inglese o del tedesco. E senza lingua non esiste
ladinità». Gardenesi e badioti sono insomma scettici circa la
legittimità delle richieste dei tre comuni bellunesi sulla base di
una comune appartenenza ladina dolomitica. Sotto tiro in
particolare ci sono gli ampezzani, mentre alle richieste del Fodom
si attribuisce maggiore fondatezza linguistica e, di conseguenza,
maggiore credito. Se il ladino badiota vale cento - si dice sempre
in Alto Adige - il gardenese vale 70, il fodom e il fassano 50, e
l'ampezzano 20.
Cioè quasi nulla. Si badi bene, però. Nessuno è immune dalla
tentazione di dare pagelle e distribuire patenti di legittimità.
Neppure i ladini del Fodom e dell'Ampezzo, che a loro volta si sono
distaccati dall'Istituto culturale ladino della Provincia di
Belluno - che raccoglie 39 comuni di Cadore, Comelico, Agordino e
Zoldano - per dare vita ad un proprio Istituto culturale ladino, il
«Cesa de Jan». Una scelta di dissidenza che equivale ad una
delegittimazione della casa madre, se così vogliamo chiamarla,
unita ad una rivendicazione di specialità rispetto agli altri
comuni dell'Alto Bellunese. Chiaro comunque che, entrando in questa
logica, si deve accettare anche di subire il giudizio altrui. Di
tutto questo abbiamo abbiamo parlato con Stefano Lorenzi, direttore
dell'Istituto Culturale ladino «Cesa de Jan» di Cortina.
Dottor Lorenzi, gli altoatesini quando sentono parlare di
ladinità dell'Ampezzano, storcono il naso. Insomma, dicono che di
ladino, almeno qui a Cortina, avete ben poco. Troppo cadorini
ormai. O meglio, troppo veneti.
«Dal punto di vista strettamente linguistico hanno ragione. È vero.
C'è un gradiente di diluizione della parlata dolomitica, un
gradiente che va da nord a sud. E noi siamo a sud. Ma non sono
d'accordo nel confinare la ladinità dentro i parametri della
purezza linguistica. Non mi pare abbia molto senso. E comunque
decidere cosa sia ladino e cosa non lo sia, impostando il discorso
in questo modo, rischia di tradursi in un mero esercizio di
stile».
Gardenesi e badioti invece vedrebbero di buon occhio il
Fodom. Secondo lei questa differenza di giudizio è
giustificata?
«È comprensibile. Il Fodom è la cerniera tra il bellunese
e le vallate ladine dell'Alto Adige, e dunque la percezione che, in
particolare i badioti, hanno dei vicini di Arabba e Livinallongo è
viziata da un pregiudizio, in questo caso positivo, di
vicinato».
Che lei non non condivide.
«Ho detto che lo capisco, ma è un fattore umano non culturale o
storico. Quello che conta sono i rapporti storici consolidati tra
le vallate dolomitiche delle tre province, e nessuno può dire che
non siano radicati e profondi. Che poi gli ampezzani abbiano
allacciato rapporti stretti anche con i vicini del Cadore e
dell'Agordino questo sta nella logica della geografia».