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Trento, ecco la «casa domotica» di Pino Melchionna
di Silvia Conotter
La prima notte che ha trascorso nel letto della nuova casa non ha
dormito nemmeno un secondo, tanta era l’emozione - e allo stesso
tempo l’agitazione - di vivere, finalmente da solo, in quell’a
ppartamento in Clarina, costruito su misura per lui. Sono passati
oltre tre anni, ma l’ebbrezza di aver conquistato la necessaria
dose di autonomia e intimità non gli è ancora passata. Giuseppe
Melchionna compirà cinquant’anni il prossimo giugno. E’ un uomo
forte e coraggioso, che ha visto la sua vita cambiare drasticamente
direzione una sera d’estate di quasi trent’anni fa, quando uscì per
festeggiare l’addio al celibato di un amico e l’auto su cui
viaggiava finì contro un palo della luce. Le cause? L’ora tarda, un
po’ troppo alcool che circola nel sangue, la musica a tutto volume,
l’alta velocità. Quando si risvegliò dall’incidente, Pino - così
viene chiamato dagli amici - scoprì di essere diventato
tetraplegico. La rottura della quinta vertebra cervicale e la
lussazione della sesta, non gli permisero più di muovere le gambe e
limitarono pesantemente anche il movimento degli arti superiori.
Paura, sconforto, incertezza. Ma a volte il destino improvvisamente
si schiude e diventa sentiero distinto, orma inequivocabile,
direzione certa.
Come scrive Italo Calvino,”certi eventi corrispondono alla potatura
degli alberi: sono dolorosi ma necessari per crescere e dare forma”.
Pino trascorre più di tre anni in ospedale, di cui uno a Imola, in
un centro di riabilitazione: «Erano i primi anni Ottanta e già mi
considero fortunato per essere stato salvato». Subisce molti
interventi, che migliorano in parte le sue condizioni fisiche. Allo
stesso tempo acquisisce una grande forza interiore: lotta per
istituire l’assistenza domiciliare ai disabili, fonda La Ruota e
nel 1999 dà vita a Prodigio, un’organizzazione di volontariato
formata da persone impegnate nel campo dell’handicap e del disagio
sociale. Il rapporto con i familiari è sereno, ma l’esigenza di
vivere da solo si fa sempre più forte. Così nel 2000 comincia a
ragionare con il sindaco Pacher sulla possibilità di realizzare un
appartamento «domotico», dotato delle più avanzate tecnologie. Nel
2004 il sogno diventa realtà, grazie al progetto”Vita Indipendente”
realizzato dall’Itea con il Comune di Trento. Sono i primi quattro
appartamenti di questo tipo, in Italia, ad essere finanziati dall’e
nte pubblico.
Un dispositivo vocale permette di aprire e chiudere a comando le
finestre, alzare ed abbassare le tapparelle, accendere e spegnere
la luce. In camera da letto il sollevatore dotato di un imbrago
agevola lo spostamento di Pino sotto la doccia, facilitando il
lavoro dell’assistente che vive in un appartamento vicino e che può
essere chiamata a qualsiasi ora premendo un pulsante. Per aprire il
portone all’ingresso e la porta dell’appartamento è sufficente un
telecomando, che garantisce la chiusura automatica dopo 8 secondi.
Vicino al citofono, dotato di videocamera, sono invece situate le
centraline antincendio e antiallagamento che garantiscono la
massima sicurezza. Così Pino è riuscito a recuperare l’intimità
perduta. Quando sta da solo guarda qualche film su Sky, ascolta i
cantautori italiani. «Soprattutto Pierangelo Bertoli, a cui sono
legato da un rapporto d’amicizia», racconta. Per il resto è
continuo andirivieni: amici, familiari, assistenti domiciliari,
volontari dell’associazione, ma anche studenti di architettura e
tesisti. Nell’aprile del 2005 anche Francesco Rutelli venne a
visitare l’appartamento, accompagnato dal sindaco. La casa è
volutamente spartana, ma luminosa e accogliente. Una bella foto di
Pino, ricevuto nel 1991 da Giovanni Paolo II, è esposta in
soggiorno. In un baule gli scatti di vita e di viaggi. Uno dei
ricordi più belli? Il pellegrinaggio in Terrasanta nel 1998. «La
vita che conduco non è un ripiego, ma la testimonianza di un
progetto che continua». Sorride.
(12 maggio 2007)