Elena, scrittrice di romanzi storici a 16 anni
di Sandra Mattei
N
on capita spesso, in questi tempi dove i bamboccioni
imperversano, di avere a che fare con un’adolescente con le idee
chiare su quello che vuole fare. Un’eccezione? Lei, Elena de Col,
studentessa del liceo classico dell’Arcivescovile di Trento non si
sente assolutamente tale. Fatto sta che a 16 anni la ragazza ha
appena dato alle stampe un romanzo di 478 pagine, titolo «Michel
Gothique», edito da Alcione, ambientato nell’ ’800.
La studentessa ha determinazione e grinta da vendere. Il
suo riferimento in materia letteraria è Tolstoj, le ore che occupa
per la scrittura sono dalle 3 alle 5 al giorno (soprattutto nel
weekend), le letture riguardano soprattutto i classici (da Euripide
a Wilde). Se le chiedi se non si ritenga una mosca bianca per la
sua generazione, risponde: «Se è per questo, mi capita di trovare
anche molti adulti che non conoscono gli autori che leggo».
Incassiamo. A pochi giorni dall’uscita nelle librerie di Trento del
suo romanzo «Michel Gothique», cerchiamo di capire come sia nata la
passione per la lettura e la scrittura, visto che oltre a quello
appena stampato, ne ha in cantiere altri due.
E’ nata prima la passione per la storia o per la
scrittura?
E’ chiaro che non potrei scrivere dei romanzi storici
senza essermi prima documentata. Ma per fortuna negli ultimi tre
anni mi sono interessata di storia, ed in particolare il periodo
che amo di più va dall’epoca napoleonica alla prima guerra
mondiale. Sono molto interessata anche alla seconda guerra
mondiale, ma in quella fase storica sono stati ambientati già tanti
di quei libri...
E la passione per la scrittura quando è iniziata?
Scrivo da quando ero piccola, ma i primi tempi ho fatto
dei tentativi illeggibili. Ho iniziato ad avere le idee chiare per
alcuni romanzi dai 10 anni. Negli ultimi tre anni in particolare,
la scrittura è diventata un lavoro: oltre a «Michel Gothique» sto
lavorando ad altri due romanzi, il primo ambientato durante la
Rivoluzione russa, il secondo nell’Inghilterra degli anni Venti.
Parliamo però del romanzo appena uscito: come lo
definiresti?
Il romanzo è ambientato nella seconda metà dell’ ’800,
tra Parigi e Londra, ed ha per protagonista un personaggio nato
dalla mia fantasia. La trama è ricca di avventure e di colpi di
scena. Ma si tratta anche di un romanzo introspettivo, attraverso
il quale analizzo la natura umana. Se dovessi definirlo, non saprei
individuare un genere, ma sono convinta che il lettore non si
annoierà.
Quali sono i tuoi autori preferiti?
Sarebbe un discorso lungo... perché leggo dai 70 ai 100
romanzi l’anno.
Mica male, in tempi nei quali si pensa che i giovani non
siano più interessati alla lettura.
Ritengo che un bravo scrittore non possa scrivere senza
leggere. E poi, indipendentemente dall’età delle persone, spesso
trovo interlocutori impreparati. E’ vero che i miei compagni
leggono soprattutto libri recenti, ma ho alcune amiche con le quali
ci scambiamo libri e giudizi. Ad esempio, mi è capitato di parlare
al telefono per ore con una mia amica sullo stile di Marguerite
Yourcenar.
Insomma, i tuoi compagni non ti guardano come una
marziana?
Non direi, sono state alcune mie compagne le principali
complici dei miei libri. Ho due o tre lettrici fedelissime che la
mattina, quando portavo a scuola quello che avevo scritto,
commentavano la vicenda, contribuivano con dei consigli.
Vuol dire che la trama dei libri è stata elaborata anche
grazie a loro?
No, non scrivo mai un libro senza non sapere già dall’i
nizio come andrà a finire. Semmai con le mie compagne mi confronto
sullo stile letterario o rispetto ad alcuni stratagemmi per rendere
più vivace la trama.
E i tuoi professori, conoscono questa tua
produzione?
Non ho mai voluto metterli al corrente dei libri che
scrivevo, perché mi sembrava di poter in qualche modo influenzare
il loro giudizio sul mio conto. Ora all’insegnante di lettere ho
portato «Michel Gothique» e lo sta leggendo.
Che cosa pensi delle nuove tecnologie e del rischio che i
libri siano sempre più online e non di carta?