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domenica 21.03.2010 ore 22.01
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Elena, scrittrice di romanzi storici a 16 anni

di Sandra Mattei
Non capita spesso, in questi tempi dove i bamboccioni imperversano, di avere a che fare con un’adolescente con le idee chiare su quello che vuole fare. Un’eccezione? Lei, Elena de Col, studentessa del liceo classico dell’Arcivescovile di Trento non si sente assolutamente tale. Fatto sta che a 16 anni la ragazza ha appena dato alle stampe un romanzo di 478 pagine, titolo «Michel Gothique», edito da Alcione, ambientato nell’ ’800.
 La studentessa ha determinazione e grinta da vendere. Il suo riferimento in materia letteraria è Tolstoj, le ore che occupa per la scrittura sono dalle 3 alle 5 al giorno (soprattutto nel weekend), le letture riguardano soprattutto i classici (da Euripide a Wilde). Se le chiedi se non si ritenga una mosca bianca per la sua generazione, risponde: «Se è per questo, mi capita di trovare anche molti adulti che non conoscono gli autori che leggo». Incassiamo. A pochi giorni dall’uscita nelle librerie di Trento del suo romanzo «Michel Gothique», cerchiamo di capire come sia nata la passione per la lettura e la scrittura, visto che oltre a quello appena stampato, ne ha in cantiere altri due.
 E’ nata prima la passione per la storia o per la scrittura?
 
E’ chiaro che non potrei scrivere dei romanzi storici senza essermi prima documentata. Ma per fortuna negli ultimi tre anni mi sono interessata di storia, ed in particolare il periodo che amo di più va dall’epoca napoleonica alla prima guerra mondiale. Sono molto interessata anche alla seconda guerra mondiale, ma in quella fase storica sono stati ambientati già tanti di quei libri...
 E la passione per la scrittura quando è iniziata?
 
Scrivo da quando ero piccola, ma i primi tempi ho fatto dei tentativi illeggibili. Ho iniziato ad avere le idee chiare per alcuni romanzi dai 10 anni. Negli ultimi tre anni in particolare, la scrittura è diventata un lavoro: oltre a «Michel Gothique» sto lavorando ad altri due romanzi, il primo ambientato durante la Rivoluzione russa, il secondo nell’Inghilterra degli anni Venti.

 Parliamo però del romanzo appena uscito: come lo definiresti?
 
Il romanzo è ambientato nella seconda metà dell’ ’800, tra Parigi e Londra, ed ha per protagonista un personaggio nato dalla mia fantasia. La trama è ricca di avventure e di colpi di scena. Ma si tratta anche di un romanzo introspettivo, attraverso il quale analizzo la natura umana. Se dovessi definirlo, non saprei individuare un genere, ma sono convinta che il lettore non si annoierà.
 Quali sono i tuoi autori preferiti?
 
Sarebbe un discorso lungo... perché leggo dai 70 ai 100 romanzi l’anno.
 Mica male, in tempi nei quali si pensa che i giovani non siano più interessati alla lettura.
 
Ritengo che un bravo scrittore non possa scrivere senza leggere. E poi, indipendentemente dall’età delle persone, spesso trovo interlocutori impreparati. E’ vero che i miei compagni leggono soprattutto libri recenti, ma ho alcune amiche con le quali ci scambiamo libri e giudizi. Ad esempio, mi è capitato di parlare al telefono per ore con una mia amica sullo stile di Marguerite Yourcenar.
 Insomma, i tuoi compagni non ti guardano come una marziana?
 
Non direi, sono state alcune mie compagne le principali complici dei miei libri. Ho due o tre lettrici fedelissime che la mattina, quando portavo a scuola quello che avevo scritto, commentavano la vicenda, contribuivano con dei consigli.
 Vuol dire che la trama dei libri è stata elaborata anche grazie a loro?
 
No, non scrivo mai un libro senza non sapere già dall’i nizio come andrà a finire. Semmai con le mie compagne mi confronto sullo stile letterario o rispetto ad alcuni stratagemmi per rendere più vivace la trama.
 E i tuoi professori, conoscono questa tua produzione?
 
Non ho mai voluto metterli al corrente dei libri che scrivevo, perché mi sembrava di poter in qualche modo influenzare il loro giudizio sul mio conto. Ora all’insegnante di lettere ho portato «Michel Gothique» e lo sta leggendo.
 Che cosa pensi delle nuove tecnologie e del rischio che i libri siano sempre più online e non di carta?
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