IL CASO
Casse Rurali, scatta
l'allarme truffe online
di Luca Petermaier
TRENTO. «E' una guerra». Così, senza tanti
eufemismi, il responsabile dell'«in-bank» delle Casse Rurali
Emanuele Margini spiega come ogni giorno le banche debbano
difendere i clienti dagli attacchi informatici. L'ultimo allarme è
scattato qualche settimana fa quando sui computer di migliaia di
correntisti è giunta una comunicazione nella quale si avvertiva di
alcuni tentativi di «phishing».
«Gentile cliente - recitava la comunicazione degli istituti di
credito - nelle ultime settimane svariati utenti del servizio
inbank hanno ricevuto una mail contenente un link (che rimanda ad
una fasulla pagina di inbank) nella quale si viene invitati a
collegarsi per scaricare della documentazione. Obiettivo di questa
email è appropriarsi di codice utente e password per effettuare
delle frodi».
Ecco, il phishing è proprio questo: i truffatori gettano l'amo con
delle false mail nella speranza di «pescare» la password di qualche
ingenuo cliente di banca.
L'ammonimento delle Casse Rurali è chiaro: «Vi ricordiamo che
nessun istituto di credito vi chiederà di conoscere o confermare le
vostre credenziali per l autenticazione su un sito di home
banking».
Se qualche cliente sia caduto nella rete dei truffatori questo non
è chiaro e difficilmente lo potranno venire a sapere anche gli
istituti di credito a meno che il correntista non denunci il
raggiro alle forze dell'ordine e alla stessa banca. Tuttavia non è
usuale che le Casse Rurali lancino «appelli di massa»
all'attenzione contro eventuali frodi informatiche. Ma la prudenza
non è mai troppa. E così, forse temendo che l'attacco si potesse
ripetere, gli esperti dell'inbank hanno deciso di adottare
contromisure che portano la protezione delle Casse rurali ai
massimi livelli.
Chi mastica un po' di home banking (cioè gestire i propri soldi
direttamente dal computer) ed è titolare di un conto presso le
Casse Rurali avrà notato che negli ultimi giorni il sistema di
accesso al proprio conto è cambiato. Non vengono più chiesti solo
login e password, ma anche una seconda password, quella fornita dal
«token», quella specie di portachiavi pieno di numeri che le banche
hanno fornito ai clienti per meglio proteggere le proprie
transazioni on line. Il funzionamento è semplice: prima di
effettuare un bonifico è necessario indicare nella schermata anche
il numero di sicurezza che compare sul token e che cambia di
continuo. Bene, ora questo passaggio è necessario anche solo per
accedere al proprio conto on line. «Ci siamo accorti - spiega
Margini - che la protezione del cliente non è mai troppa,
soprattutto per coloro che non masticano di internet e informatica.
Il token, oggi, è il massimo di protezione offerta dalla
tecnologia. Si tratta di una password usa e getta che cambia di
continuo e quindi è difficilmente duplicabile. Con questo sistema
che abbiamo introdotto da pochi giorni i correntisti possono stare
tranquilli: rubare soldi con il phishing diventa pressoché
impossibile. Ciò non toglie - conclude Margini - che la prudenza
non è mai troppa: mai rispondere ad e-mail che vi chiedono di
comunicare le vostre password».
(19 novembre 2009)