L'OPERAZIONE
Blitz dei carabinieri
arrestato Florian Egger
TRENTO. Lo hanno trovato ieri mattina all’alba e
lo hanno arrestato. Dopo sette mesi, ad Ostia, è finita la fuga
dell’evaso Florian Egger. L’altoatesino, il «Rambo di Lauregno»,
non ha opposto resistenza e si è lasciato ammanettare. Da mesi i
carabinieri di Trento e Bolzano e i Ros erano sulle sue tracce ma
la svolta delle indagini è arrivata sabato pomeriggio. Egger, pare,
è stato tradito da una telefonata fatta da una carta telefonica
della sua nonna. Naturalmente sotto controllo.
L’accusa che viene mossa all’uomo è quella di evasione e non viene
fatta alcuna menzione delle due rapine avvenute il mese scorso in
val di Non e che avevano fatto pensare subito ad Egger. Su questo
aspetto il procuratore capo Stefano Dragone si limita a dire che le
indagini vanno avanti, nulla di più e che l’arresto è scattato per
il mancato rientro nel carcere di Padova dopo un permesso concesso
in virtù del regime di semi libertà che gli era stato
concesso.
Pochi i particolari che sono stati fino ad ora forniti sull’o
perazione che ha permesso di riportare in cella il «Rambo». Quello
che è certo è che i carabinieri dal 28 aprile scorso non hanno mai
smesso di cercare tracce di Egger e la svolta è arrivata sabato
pomeriggio, pare con una telefonata. Una «dritta» e una ventina di
carabinieri sono partiti da Trento e Bolzano per trovarsi con i
colleghi del gruppo di Ostia sul litorale laziale. Individuato, l’a
ltoatesino è stato tenuto sotto controllo fino a quando, ieri
mattina, è scattata la parte finale dell’operazione con la cattura
del «Rambo».
Sorpreso, l’uomo si è lasciato ammanettare senza opporre resistenza
anche perché, sembra, non aveva con sé nessuna arma. E adesso si
trova in carcere dove dovrà scontare il resto della pena (era stato
condannato a 25 anni per l’omicidio, a Merano, del carabiniere
Candeloro Zamperini) e il periodo di detenzione che sarà deciso per
la sua evasione. A quanto pare Egger a Ostia aveva un appartamento
in uso anche se quando è stato fermato dai militari dell’Arma non
era lì ma stava camminando per strada. A quanto pare aveva adottato
un basso profilo e nessuno conosceva il suo nome. Intanto ai
carabinieri - sia a quelli dei comandi provinciali di Trento e
Bolzano che a quelli del Ros, il raggruppamento operativo speciale
- arrivano i complimenti del procuratore capo Dragone per l’i
ndagine che è stata portata avanti senza tentennamenti sotto il
coordinamento del sostituto Davide Ognibene.
Anche se ad Egger non vengono contestate le due rapine in val di
Non del mese scorso, i sospetti sono tanti. I due colpi (il primo
il 10 ottobre a Vervò, il secondo il 30 a Brez) avevano la firma di
un professionista. Una Skorpion come arma, poche parole per avere i
soldi, la fuga in auto (una Y10 in entrambi i casi) che poi veniva
bruciata e quindi il rapinatore - nel secondo caso erano in due -
che fa perdere le sue tracce nei boschi.
(22 novembre 2009)