IL FENOMENO
Il lago di Ledro
si tinge di rosso
di Cesare Guardini
LAGO DI LEDRO. A quasi quindici anni di distanza
dall'ultima comparsa, nel lago di Ledro è tornata a fiorire la
planktothrix, alga unicellulare appartenente alle cianoficee che
provoca sulla superficie dell'acqua una colorazione rossastra,
tendente al mattone. Il fenomeno è stato osservato nell'ultimo fine
settimana, con particolare intensità nello specchio di lago
antistante il Museo delle palafitte, a causa -dicono gli esperti-
delle correnti che ammassano nell'imbuto terminale dello specchio
d'acqua concentrazioni più alte dell'alga.
Non si tratta d'una novità: Giuliano Pellegrini, presidente
dell'Unione dei comuni ledrensi, cita una serie di episodi che
risalgono ai primi anni Ottanta, studiati da un'equipe
dell'Università di Padova. La dottoressa Chiara Defrancesco,
dirigente dell'Azienda provinciale per la protezione ambientale,
cita una fioritura analoga all'attuale risalente al 1995: da
allora, a causa d'un miglioramento delle condizioni generali del
lago -catalogato dal 1996 come mesotrofico- il fenomeno non s'è più
ripresentato. Siccome non risulta un aumento dei nutrienti
scaricati nel lago, il ritorno dell'alga rossa dev'essere indotto
dalle particolari condizioni climatiche che hanno caratterizzato il
settembre e parte dell'ottobre con temperature largamente al di
sopra delle medie stagionali.
La planktothrix però, a differenza delle schiume bianche o
dell'anabaena che comparivano nel Garda, è un brutto cliente, dal
momento che questi ceppi di oscillatoria possono produrre delle
microcistine, tossine che provocano irritazione alle mucose,
gastroenteriti se ingerite, reazioni di tipo allergico se vengono
respirate (in seguito ad episodi di sbattimento dell'acqua). La
letteratura cita il lago di Occhito, al confine fra le province di
Foggia e Campobasso, 13 chilometri quadrati, 333 milioni di metri
cubi d'acqua, che rifornisce gli acquedotti di 13 comuni; ma anche
casi di malattie epatiche gravi, registrati in Usa ed in Brasile.
L'Azienda sanitaria provinciale, appena avuta segnalazione del
fenomeno, ha spedito un'equipe coordinata dal dottor Guizzardi ad
effettuare prelievi ed analisi per accertare la portata del
fenomeno. I prelievi sono stati eseguiti l'altro ieri, in due punti
del lago, ed il laboratorio ha già fornito i responsi.
In centro lago la concentrazione dell'alga è risultata di 0,43
microgrammi per litro, a fronte d'un limite che la legge fissa in
0,84 microgrammi: quindi una metà della soglia. Invece nello
specchio davanti al museo la concentrazione è di 1,8 microgrammi
per litro, più o meno il doppio del limite attuale. Peraltro c'è da
segnalare che l'Organizzazione mondiale della sanità sta suggerendo
di ritoccare in aumento il limite, portandolo a 25
microgrammi/litro. I rischi restano bassissimi, anche in
considerazione del fatto che la stagione della balneazione è ormai
chiusa e quindi assai improbabile un'ingestione dell'alga, anche
nelle minimali dosi d'una «bevuta» durante un bagno. L'Azienda
sanitaria ha provveduto per tutta la stagione della balneazione a
campionature quindicinali dell'acqua (previste dal piano algale
della provincia non solo sui laghi dichiaratamente eutrofici,
Caldonazzo, Serraia, Terlago, Canzolino ed Idro, ma anche su Ledro,
Levico e Garda) senza aver riscontrato in alcun caso presenze
significative dell'alga. Proprio perchè tracce di planktothrix sono
presenti in tutti i laghi subalpini, in Austria, Francia, Germania
e Svizzera, la vigilanza è costante, e garantisce condizioni di
assoluta tranquillità.
(28 ottobre 2009)