Al futuro servono leader
di Alberto Faustini
Sarà perché siamo piccoli. Sarà perché siamo pochi. Sarà perché
alcuni sono incollati alla poltrona con l’Attak. O sarà perché ci
sono più squali che delfini. In terra di montagna si dovrebbe forse
dire più aquile che galline. Ma suona male. E non spiega la “
malattia”: che è semplice da osservare e molto più complicata da
curare. Il Trentino ha un problema di classe dirigente. Per essere
più precisi: ha un problema di formazione e di selezione di una
nuova classe dirigente. Deve fare i conti col futuro. Che è
adesso.
E’ sempre stato così, diranno alcuni. Ma non è vero. C’è infatti
stato un tempo nel quale Kessler se la vedeva con Piccoli e sotto
le loro ali crescevano, in tempi diversi e con capacità e vocazioni
diverse, Mengoni, Dellai, Malossini e Angeli, Azzolini, Postal e
tanti altri più o meno grandi, ma comunque sempre in grado di
guidare la Provincia, un Comune importante, una società strategica.
L’elenco potrebbe essere infinito. Perché c’era mamma Dc, direte.
Ma in quel tempo il Psi esprimeva Micheli e Raffaelli; il Pci, pur
essendo escluso dalla stanza trentina dei bottoni, presidiava bene
il campo, gli autonomisti tenevano duro e persino i partitini
avevano un paio di punte pronte all’uso. Si stava meglio quando si
stava peggio? No. Nostalgia? No.
Ma l’emergenza leader c’è. Da oltre vent’anni Dellai è al vertice
della politica e delle istituzioni. C’è chi dice che a fine
legislatura farà come l’eterno Formigoni e come tanti altri:
cambierà la legge elettorale e si concederà un altro giro di
giostra. E se si dovesse dedicare al nuovo giocattolo nazionale e
volare con l’Api? C’è pronto l’ottimo Schelfi. Che è capace e
benvoluto. Ma all’elezione avrebbe più di 60 anni. E verrebbe da
una serie di incarichi importanti, ereditati da altri politici di
lungo corso. Si potrebbe aprire il dibattito sul ritorno di
Grisenti, sulle speranze di Gilmozzi, sulle sorprese di Rossi,
sulle potenzialità di Pacher (che potrebbe persino tentare di
battere il record dellaiano di longevità). E a Rovereto? Il “nuovo”
sindaco potrebbe essere Guglielmo Valduga, mitico professore,
storico presidente del Comprensorio, assessore provinciale e...già
sindaco. Alessandro Andreatta è nuovo? Ma è l’ultimo figlio della
scuola della Dc e della parrocchia.
Nei partiti brillano sempre gli stessi. Altrove ci sono le solite
conferme e ben poche eccezioni (gli Artigiani). Ed è emblematico
che Confindustria sia andata a pescare fuori, come ha fatto la
Camera di commercio (che di fatto ha prestato lo “straniero” anche
alla Trentino spa) e come fanno quasi tutte le banche e molte
aziende.
Il discorso potrebbe essere lungo. E lo affronteremo, a più voci.
Ma il dato di fatto è che una nuova classe dirigente non c’è. Si
vedono sempre le stesse facce. Magari con maschere diverse. Ma poco
cambia. I formatori, a cominciare dall’Università, riescono qualche
volta a creare un’eccellenza. Ma difficilmente sanno trattenerla in
zona.
Il Trentino deve aprirsi di più. Deve scommettere sui propri
talenti. Deve lanciare i giovani, anche a costo di far loro
sbucciare le ginocchia. Lo deve fare ai vertici dei Palazzi, in
politica e nella società. Lo deve fare per garantirsi un futuro.
Diversamente torneremo ad essere piccoli e soli. Anche se più
ricchi.
(08 febbraio 2010)