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domenica 21.03.2010 ore 02.20
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Al futuro servono leader

di Alberto Faustini
Sarà perché siamo piccoli. Sarà perché siamo pochi. Sarà perché alcuni sono incollati alla poltrona con l’Attak. O sarà perché ci sono più squali che delfini. In terra di montagna si dovrebbe forse dire più aquile che galline. Ma suona male. E non spiega la “ malattia”: che è semplice da osservare e molto più complicata da curare. Il Trentino ha un problema di classe dirigente. Per essere più precisi: ha un problema di formazione e di selezione di una nuova classe dirigente. Deve fare i conti col futuro. Che è adesso.
 E’ sempre stato così, diranno alcuni. Ma non è vero. C’è infatti stato un tempo nel quale Kessler se la vedeva con Piccoli e sotto le loro ali crescevano, in tempi diversi e con capacità e vocazioni diverse, Mengoni, Dellai, Malossini e Angeli, Azzolini, Postal e tanti altri più o meno grandi, ma comunque sempre in grado di guidare la Provincia, un Comune importante, una società strategica. L’elenco potrebbe essere infinito. Perché c’era mamma Dc, direte. Ma in quel tempo il Psi esprimeva Micheli e Raffaelli; il Pci, pur essendo escluso dalla stanza trentina dei bottoni, presidiava bene il campo, gli autonomisti tenevano duro e persino i partitini avevano un paio di punte pronte all’uso. Si stava meglio quando si stava peggio? No. Nostalgia? No.
 Ma l’emergenza leader c’è. Da oltre vent’anni Dellai è al vertice della politica e delle istituzioni. C’è chi dice che a fine legislatura farà come l’eterno Formigoni e come tanti altri: cambierà la legge elettorale e si concederà un altro giro di giostra. E se si dovesse dedicare al nuovo giocattolo nazionale e volare con l’Api? C’è pronto l’ottimo Schelfi. Che è capace e benvoluto. Ma all’elezione avrebbe più di 60 anni. E verrebbe da una serie di incarichi importanti, ereditati da altri politici di lungo corso. Si potrebbe aprire il dibattito sul ritorno di Grisenti, sulle speranze di Gilmozzi, sulle sorprese di Rossi, sulle potenzialità di Pacher (che potrebbe persino tentare di battere il record dellaiano di longevità). E a Rovereto? Il “nuovo” sindaco potrebbe essere Guglielmo Valduga, mitico professore, storico presidente del Comprensorio, assessore provinciale e...già sindaco. Alessandro Andreatta è nuovo? Ma è l’ultimo figlio della scuola della Dc e della parrocchia.

 Nei partiti brillano sempre gli stessi. Altrove ci sono le solite conferme e ben poche eccezioni (gli Artigiani). Ed è emblematico che Confindustria sia andata a pescare fuori, come ha fatto la Camera di commercio (che di fatto ha prestato lo “straniero” anche alla Trentino spa) e come fanno quasi tutte le banche e molte aziende.
 Il discorso potrebbe essere lungo. E lo affronteremo, a più voci. Ma il dato di fatto è che una nuova classe dirigente non c’è. Si vedono sempre le stesse facce. Magari con maschere diverse. Ma poco cambia. I formatori, a cominciare dall’Università, riescono qualche volta a creare un’eccellenza. Ma difficilmente sanno trattenerla in zona.
 Il Trentino deve aprirsi di più. Deve scommettere sui propri talenti. Deve lanciare i giovani, anche a costo di far loro sbucciare le ginocchia. Lo deve fare ai vertici dei Palazzi, in politica e nella società. Lo deve fare per garantirsi un futuro. Diversamente torneremo ad essere piccoli e soli. Anche se più ricchi.
(08 febbraio 2010)
 
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