LA COLLETTA PRO MOSCHEA
Un segnale di fiducia
di Silvano Bert
La Comunità di S. Francesco Saverio che offre ai musulmani un
contributo per la loro moschea è uno stimolo per tutti a
riflettere. Vale più del denaro: è una comunicazione che si cerca,
un bisogno di conoscenza. E’ una testimonianza di fiducia in chi
crede diversamente, un invito ad altre parrocchie, e alla società
intera. Non è stata una scelta facile. Molti italiani, e trentini,
vorrebbero trattenere, o rigettare, gli immigrati al di là dei
confini, con le buone o con le cattive. Noi sappiamo però che l’i
mmigrazione è irreversibile, perché le sue cause sono strutturali:
la povertà, le guerre, le dittature, da cui fuggire, e poi i lavori
che noi non vogliamo più fare. Ma anche la speranza di un futuro
che nasce, soprattutto. La politica è di fronte a un bivio: o l’a
ssimilazione, che costringe gli altri a diventare come noi, o un’i
ntegrazione che riconosca agli altri i diritti. Attraverso le
leggi, i comportamenti, le parole, gli sguardi. E i doni. Il
risarcimento non sarà mai eccessivo: nel passato con le armi in
pugno, ancora oggi con lo scambio ineguale, abbiamo strappato loro
risorse e la vita.
I cattolici hanno le stesse attese, e paure, di tutti. Ci sono gli
ostili, gli indifferenti, gli impegnati nell’accoglienza. Qualcuno
pensa che basti la buona volontà, reciproca. Invece la convivenza
pone problemi difficili a noi. A loro più difficili ancora,
sradicati come sono dai loro paesi, separati dai familiari, incerti
sul futuro. Con una lingua straniera da imparare, e regole
sconosciute da rispettare. Sorpresi da diversità incomprensibili.
Ma anche attirati da uno stile di vita, consumistico, sul cui
valore noi cominciamo appena, con fatica ad interrogarci. Arrivano
mossi dalla speranza, e sono guardati con sospetto, e paura.
Ridotti a capri espiatori per le colpe di alcuni.
L’arrivo recente, massiccio, inatteso, di immigrati ha acceso in
noi pulsioni identitarie che si sono scaricate sulla religione: le
radici cristiane sembrano in pericolo anche a chi ha abbandonato la
pratica religiosa. La Comunità di S. Francesco Saverio discute
spesso questi problemi. Avverte con laicità il diritto alla libertà
religiosa, per i musulmani innanzi tutto, così numerosi. Li
intuisce dotati di una spiritualità intensa, e sa che saranno
chiamati a misurarsi con la secolarizzazione. Una libertà che mette
a rischio la fede, e la rende più autentica. Che genera
interlocutori nuovi: gli agnostici, gli atei, gli uomini e le donne
che cercano.
All’inizio di ogni celebrazione eucaristica i cristiani confessano
a Dio e ai fratelli (di tutto il mondo) i loro peccati, e chiedono
perdono. Così si riconciliano e si impegnano alla conversione:
destinati a cadere ancora, e a rialzarsi con speranza ogni
volta.
“Che cosa facciamo noi in un Trentino che si mobilita contro le
moschee, a migliaia di firme? L’assistere con indifferenza non è
forse un nuovo, inedito, peccato?”, si è domandato un fedele. Nel
recente Forum del “Trentino”, presenti il senatore Sergio Divina,
il sindaco Alberto Pacher, l’imam Aboulkheir Breigheche, da don
Vittorio Cristelli è venuta la proposta alle parrocchie di “
partecipare, con delle offerte, alla realizzazione di un luogo di
culto islamico.” E così, durante la confessione comunitaria della
settimana santa, in cui si fa memoria della passione e della morte
di Gesù, padre Giorgio Butterini propone in penitenza dei peccati
il “dono” alla comunità islamica. Da spartire con un frate che in
Campania è impegnato nel recupero delle prostitute. Accettano la
penitenza centinaia di persone che si uniscono alla comunità solo
in questa occasione.
E’ un tassello di un progetto politico di pace la moneta che i
cittadini convenuti nella chiesa della SS. Trinità depongono nella
cassetta. Da quella chiesa, racconta Hubert Jedin, durante gli anni
del Concilio di Trento partiva la processione verso il duomo per
incitare l’imperatore Carlo V alla guerra contro i protestanti
della Germania.
Quella moneta è anche un modo di vivere la fede cristiana secondo
la teologia del pluralismo religioso. La tolleranza non ha solo il
fine di costruire la convivenza, ma esprime la consapevolezza che
nessuno può sapere qual è la religione vera. Lo raccontava già
Giovanni Boccaccio nella novella dei “tre anelli”: l’ebraismo, il
cristianesimo, l’islam sono affidati ai tre figli che Dio Padre ama
in uguale misura. E il Corano (V sura, 53-54) afferma: “Se Dio
avesse voluto avrebbe fatto di voi una comunità sola, ma ciò non
fece per provarvi in ciò che vi ha dato. Gareggiate quindi nel
compiere le buone opere, ché a Dio tutti tornerete e allora egli vi
farà conoscere ciò intorno a cui ora siete discordi”.
E’ difficile per tutti vivere nel pluralismo, cristiani, ebrei,
musulmani, e altri ancora. E’ un cammino, e una ricerca, senza
fine. La storia ci ha messi uno al fianco dell’altro, per scoprire,
addirittura, che forse la verità è strutturalmente plurale. Il
Salmo 84 canta: “Amore e verità si incontreranno, / giustizia e
pace si abbracceranno”.
(21 marzo 2008)