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mercoledì 10.02.2010 ore 03.39
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LA COLLETTA PRO MOSCHEA

Un segnale di fiducia

di Silvano Bert
La Comunità di S. Francesco Saverio che offre ai musulmani un contributo per la loro moschea è uno stimolo per tutti a riflettere. Vale più del denaro: è una comunicazione che si cerca, un bisogno di conoscenza. E’ una testimonianza di fiducia in chi crede diversamente, un invito ad altre parrocchie, e alla società intera. Non è stata una scelta facile. Molti italiani, e trentini, vorrebbero trattenere, o rigettare, gli immigrati al di là dei confini, con le buone o con le cattive. Noi sappiamo però che l’i mmigrazione è irreversibile, perché le sue cause sono strutturali: la povertà, le guerre, le dittature, da cui fuggire, e poi i lavori che noi non vogliamo più fare. Ma anche la speranza di un futuro che nasce, soprattutto. La politica è di fronte a un bivio: o l’a ssimilazione, che costringe gli altri a diventare come noi, o un’i ntegrazione che riconosca agli altri i diritti. Attraverso le leggi, i comportamenti, le parole, gli sguardi. E i doni. Il risarcimento non sarà mai eccessivo: nel passato con le armi in pugno, ancora oggi con lo scambio ineguale, abbiamo strappato loro risorse e la vita.

I cattolici hanno le stesse attese, e paure, di tutti. Ci sono gli ostili, gli indifferenti, gli impegnati nell’accoglienza. Qualcuno pensa che basti la buona volontà, reciproca. Invece la convivenza pone problemi difficili a noi. A loro più difficili ancora, sradicati come sono dai loro paesi, separati dai familiari, incerti sul futuro. Con una lingua straniera da imparare, e regole sconosciute da rispettare. Sorpresi da diversità incomprensibili. Ma anche attirati da uno stile di vita, consumistico, sul cui valore noi cominciamo appena, con fatica ad interrogarci. Arrivano mossi dalla speranza, e sono guardati con sospetto, e paura. Ridotti a capri espiatori per le colpe di alcuni.


L’arrivo recente, massiccio, inatteso, di immigrati ha acceso in noi pulsioni identitarie che si sono scaricate sulla religione: le radici cristiane sembrano in pericolo anche a chi ha abbandonato la pratica religiosa. La Comunità di S. Francesco Saverio discute spesso questi problemi. Avverte con laicità il diritto alla libertà religiosa, per i musulmani innanzi tutto, così numerosi. Li intuisce dotati di una spiritualità intensa, e sa che saranno chiamati a misurarsi con la secolarizzazione. Una libertà che mette a rischio la fede, e la rende più autentica. Che genera interlocutori nuovi: gli agnostici, gli atei, gli uomini e le donne che cercano.

All’inizio di ogni celebrazione eucaristica i cristiani confessano a Dio e ai fratelli (di tutto il mondo) i loro peccati, e chiedono perdono. Così si riconciliano e si impegnano alla conversione: destinati a cadere ancora, e a rialzarsi con speranza ogni volta.

“Che cosa facciamo noi in un Trentino che si mobilita contro le moschee, a migliaia di firme? L’assistere con indifferenza non è forse un nuovo, inedito, peccato?”, si è domandato un fedele. Nel recente Forum del “Trentino”, presenti il senatore Sergio Divina, il sindaco Alberto Pacher, l’imam Aboulkheir Breigheche, da don Vittorio Cristelli è venuta la proposta alle parrocchie di “ partecipare, con delle offerte, alla realizzazione di un luogo di culto islamico.” E così, durante la confessione comunitaria della settimana santa, in cui si fa memoria della passione e della morte di Gesù, padre Giorgio Butterini propone in penitenza dei peccati il “dono” alla comunità islamica. Da spartire con un frate che in Campania è impegnato nel recupero delle prostitute. Accettano la penitenza centinaia di persone che si uniscono alla comunità solo in questa occasione.

E’ un tassello di un progetto politico di pace la moneta che i cittadini convenuti nella chiesa della SS. Trinità depongono nella cassetta. Da quella chiesa, racconta Hubert Jedin, durante gli anni del Concilio di Trento partiva la processione verso il duomo per incitare l’imperatore Carlo V alla guerra contro i protestanti della Germania.

Quella moneta è anche un modo di vivere la fede cristiana secondo la teologia del pluralismo religioso. La tolleranza non ha solo il fine di costruire la convivenza, ma esprime la consapevolezza che nessuno può sapere qual è la religione vera. Lo raccontava già Giovanni Boccaccio nella novella dei “tre anelli”: l’ebraismo, il cristianesimo, l’islam sono affidati ai tre figli che Dio Padre ama in uguale misura. E il Corano (V sura, 53-54) afferma: “Se Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi una comunità sola, ma ciò non fece per provarvi in ciò che vi ha dato. Gareggiate quindi nel compiere le buone opere, ché a Dio tutti tornerete e allora egli vi farà conoscere ciò intorno a cui ora siete discordi”.

E’ difficile per tutti vivere nel pluralismo, cristiani, ebrei, musulmani, e altri ancora. E’ un cammino, e una ricerca, senza fine. La storia ci ha messi uno al fianco dell’altro, per scoprire, addirittura, che forse la verità è strutturalmente plurale. Il Salmo 84 canta: “Amore e verità si incontreranno, / giustizia e pace si abbracceranno”.
(21 marzo 2008)
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