IL CASO DELLA COLLETTA
Padre Butterini al vescovo:
"Influenzato dalla Lega"
di Marzia Bortolameotti
TRENTO. Inutile fare a finta di nulla e celebrare una
Pasqua senza parlare dell'«altro», il vicino di casa musulmano.
Questa deve essere una Pasqua diversa, all'insegna dell'ecumenismo
per padre Giorgio Butterini, il frate cappuccino della comunità di
San Francesco Saverio che ha proposto l'iniziativa di raccogliere
fondi pro moschea. L'idea ha già fatto il giro dello stivale: è
stato contattato dal «Corriere della Sera» e da Radio due, ma ha
scatenato reazioni di dissenso e diviso la Chiesa trentina.
Padre Butterini, organizzare una colletta pro moschea è una
scelta «stravagante».
Mi sono solo limitato a raccogliere l'appello di don Cristelli e ho
seguito gli insegnamenti del Vangelo: "Amate i vostri nemici, fate
del bene a coloro che vi odiano e benedite coloro che vi
maledicono".
I nemici sono forse i musulmani?
Altri li vedono come nemici, non io. Dopo la decisione della
colletta mi sono accorto che non sono contornato proprio da amici,
mi riferisco a quelli della mia religione.
Come sta andando la raccolta?
Durante la confessione pre-pasquale abbiamo raccolto 1.400 euro di
cui la metà andranno all'imam Breigheche che incontrerò a breve. In
quell'occasione erano raccolti 150 fedeli in preghiera, ciò vuol
dire che ognuno ha versato mediamente 10 euro a testa. La colletta
ora è finita, ma in fondo alla chiesa abbiamo lasciato un box per
le offerte e spontaneamente sono arrivati altri soldi.
La notizia è già nota in tutta Italia: l'hanno contattata
da Radio due e dai quotidiani nazionali.
Mi hanno telefonato da Caterpillar ed erano entusiasti
dell'iniziativa, mi hanno detto di fargli sapere quando consegnerò
i soldi all'imam.
Sembra strano affrontare il tema della moschea e dell'Islam
proprio a Pasqua.
Affrontare la Pasqua senza parlare di integrazione e di quello che
ci ruota attorno, è prendersi in giro. San Giovanni dice: "Come
puoi dire di amare Dio che non vedi, se porti odio al tuo fratello
che vedi?
Non tutti la pensano così, gli altri sacerdoti in primis.
Questione di sensibilità differenti.
Il vescovo sembra volerla dipingere come la «pecorella smarrita»
della Chiesa trentina.
Si sente così?
No, non mi sento per niente controcorrente. Mi sono confrontato con
la mia comunità prima di proporre una colletta e pensavamo di
essere uno dei tanti gruppi, non di sollevare una polemica simile.
Non abbiamo disobbedito e nemmeno di fare qualcosa di male. Ho già
organizzato altre collette a favore di un sacerdote in Brasile, una
casa in India e per un missionario comboniano ad esempio, ma senza
mai chiedere prima il parere del vescovo.
Cosa ne pensa della reazione di monsignor
Bressan?
Una spiacevole sorpresa. Mai avrei pensato che disapprovasse questa
iniziativa. Quando mi hanno contattato dal «Corriere della Sera» e
mi hanno chiesto cosa pensava il vescovo, io ho replicato: "Sarà
sicuramente contento". Il giorno dopo ho appreso dai giornali che
non era così. Mi sono stupito anche perché Bressan lo conosco da
anni e mi raccontava spesso delle sue esperienze positive in
Pakistan a contatto con la popolazione islamica. Che sia stato
influenzato dalla Lega Nord?
Il Carroccio sta facendo appunto l'operazione di fatto
opposta alla sua, ha già raccolto diecimila firme contro la
moschea. I trentini allora da che parte stanno?
Non lo capisco, i trentini celebrano Chiara Lubich per la sua opera
a favore dell'ecumenismo e poi vanno a mettere la propria firma
alla Lega.
La Lega sostiene che all'interno delle moschee si
organizzano piani destabilizzanti contro l'Occidente. È
così?
Il terrorismo non nasce mai in pubblico (come nelle moschee), ma
semmai all'interno delle case. Dobbiamo essere più saggi, perché la
Lega gioca sulle paure antropologiche della gente. I voti si
costruiscono sulle paure.
(23 marzo 2008)