LO SPECIALE SUL VOTO IN TRENTINO
Dellai fa il tris
Divina schiacciato
di Gianpaolo Tessari
TRENTO. Il Trentino resta fedele a Lorenzo Dellai.
Aldilà del contingente e dei venti di destra che soffiano impetuosi
su mezza Europa, è ancora la sua moderazione ad uscire vincitrice,
anzi trionfatrice, dalle elezioni provinciali. Dellai ha ottenuto
con le sue sette liste di centrosinistra il 56.99 per cento dei
voti (165.046 preferenze), tenendo a distanza abissale - 20 punti
secchi - il centrodestra di Sergio Divina che si ferma al 36.50 per
cento dei consensi (con 105.692 voti in assoluto). E' un risultato
netto, al di là delle previsioni più rosee (anche di quelle del neo
riconfermato presidente) e che certifica, in primo luogo, come
l'elettorato trentino di centrosinistra sia uno zoccolo duro,
infrangibile, di porfido. La prova? Margherita e Ds nel 2003
pesavano per il 39.4 per cento, oggi il Pd trainato da Ale Pacher
(mister preferenze, ben oltre il muro dei 15 mila voti) e la nuova
creatura dellaiana, l'Upt, messi assieme forniscono un dato
fotocopia: 39,5. Un voto di conservazione che ha visto prevalere
nella gente più la paura di non riuscire a pagare la rata del mutuo
a fine mese che quella di fantasmi, legati a moschee ed immigrati,
agitata come un turbine della Lega Nord.
Pd primo partito. Il Pd è il primo partito, ma
l'Upt è molto vicino. Dall'altra parte la Lega Nord si consola per
la batosta subito portando in aula ben sei consiglieri con la
maglia verde e ad altri due con la casacca della Civica, tra cui il
primario chirurgo Claudio Eccher. La polarizzazione del voto ha
messo nel tritatore quasi tutta la pattuglia degli altri candidati
presidente, "punendo" in particolare la corsa solitaria dell'ultimo
segretario dei Ds Remo Andreolli e premiando il solo Nerio
Giovanazzi, unica vera alternativa di centro ai di fuori dei due
poli e probabile calamita anche di voti azzurri. Di chi insomma, in
Forza Italia, aveva visto Sergio Divina come un candidato troppo
sbilanciato a destra.
Forza Italia flop. E proprio Forza Italia paga in
moneta pesante sia la sua mai avvenuta radicalizzazione sul
territorio che l'aver dovuto tenere in panchina, per le note
vicende, il suo uomo più rappresentativo, Mario Malossini. Sia il
partito di Berlusconi e, ancora di più Alleanza Nazionale, hanno
visto sciogliersi le proprie speranze di andare al governo come
neve al sole: con un malinconico 12 per cento. La dice lunga il
fatto che il più votato del Pdl sia stato Pino Morandini (sino ad
ieri nell'Udc) e che il suo coordinatore e capolista, Ettore
Zampiccoli, sia finito molto distante da una possibile elezione.
Male anche il terzetto in nero proposto da de Eccher: forse An si
può consolare con l'approdo in consiglio provinciale di Rodolfo
Borga che in quel partito ha mosso i primi passi. Ma solo
quello.
Destra inesistente. E se il centrodestra ha avuto
una performance fiacca anzichenò, la destra è risultata
inesistente: quella di Zenatti (e della Santanchè) vale lo zero
virgola, proprio come quella dei duri e puri della Fiamma, passati
alla "storia" più che altro per aver messo in lista un ragazzo con
simpatie naziste. In Trentino la destra non ha seguito: i due
partiti hanno fatto, assieme, meno del partito dei
Pensionati.
Sorpresa Patt. Nel Trentino conservatore bene si è
comportato quel Patt che, qualche osservatore, vedeva invece vaso
di coccio tra la Lega Nord e l'Upt: quel partito che Ugo Rossi
(buona la sua prova elettorale) ha saputo portare avanti tenendo la
barra al centro (sinistra) nonostante gli affondi di qualche
Cassandra, massì Giacomo Bezzi, che vedeva un futuro molto triste
per le due stelle alpine. Non è così. Il Consiglio vede anche la
new entry di un rappresentante dell'Italia dei Valori, un
dipietrista della prima ora come Bruno Firmani, mentre saluta Marco
Benedetti ed i suoi Leali.
Roma esulta. La nuova creatura di Lorenzo Dellai,
l'Upt, e la sua alleanza con l'Udc hanno fatto gridare al miracolo
tutta l'intellighenzia del centrosinistra a livello nazionale.
Mazziata da Berlusconi, l'opposizione guidata da Veltroni, respira
una boccata d'ossigeno. Si è sbilanciato anche Frencesco Rutelli,
parlando di alleanza di "nuovo conio" prefigurando uno sviluppo
romano, mentre i partiti di governo frenano con mani e piedi, dando
al test una valenza tutta locale.