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sabato 20.03.2010 ore 04.29
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LO SPECIALE SUL VOTO IN TRENTINO

Dellai fa il tris
Divina schiacciato

di Gianpaolo Tessari
TRENTO. Il Trentino resta fedele a Lorenzo Dellai. Aldilà del contingente e dei venti di destra che soffiano impetuosi su mezza Europa, è ancora la sua moderazione ad uscire vincitrice, anzi trionfatrice, dalle elezioni provinciali. Dellai ha ottenuto con le sue sette liste di centrosinistra il 56.99 per cento dei voti (165.046 preferenze), tenendo a distanza abissale - 20 punti secchi - il centrodestra di Sergio Divina che si ferma al 36.50 per cento dei consensi (con 105.692 voti in assoluto). E' un risultato netto, al di là delle previsioni più rosee (anche di quelle del neo riconfermato presidente) e che certifica, in primo luogo, come l'elettorato trentino di centrosinistra sia uno zoccolo duro, infrangibile, di porfido. La prova? Margherita e Ds nel 2003 pesavano per il 39.4 per cento, oggi il Pd trainato da Ale Pacher (mister preferenze, ben oltre il muro dei 15 mila voti) e la nuova creatura dellaiana, l'Upt, messi assieme forniscono un dato fotocopia: 39,5. Un voto di conservazione che ha visto prevalere nella gente più la paura di non riuscire a pagare la rata del mutuo a fine mese che quella di fantasmi, legati a moschee ed immigrati, agitata come un turbine della Lega Nord.

Pd primo partito. Il Pd è il primo partito, ma l'Upt è molto vicino. Dall'altra parte la Lega Nord si consola per la batosta subito portando in aula ben sei consiglieri con la maglia verde e ad altri due con la casacca della Civica, tra cui il primario chirurgo Claudio Eccher. La polarizzazione del voto ha messo nel tritatore quasi tutta la pattuglia degli altri candidati presidente, "punendo" in particolare la corsa solitaria dell'ultimo segretario dei Ds Remo Andreolli e premiando il solo Nerio Giovanazzi, unica vera alternativa di centro ai di fuori dei due poli e probabile calamita anche di voti azzurri. Di chi insomma, in Forza Italia, aveva visto Sergio Divina come un candidato troppo sbilanciato a destra.


Forza Italia flop. E proprio Forza Italia paga in moneta pesante sia la sua mai avvenuta radicalizzazione sul territorio che l'aver dovuto tenere in panchina, per le note vicende, il suo uomo più rappresentativo, Mario Malossini. Sia il partito di Berlusconi e, ancora di più Alleanza Nazionale, hanno visto sciogliersi le proprie speranze di andare al governo come neve al sole: con un malinconico 12 per cento. La dice lunga il fatto che il più votato del Pdl sia stato Pino Morandini (sino ad ieri nell'Udc) e che il suo coordinatore e capolista, Ettore Zampiccoli, sia finito molto distante da una possibile elezione. Male anche il terzetto in nero proposto da de Eccher: forse An si può consolare con l'approdo in consiglio provinciale di Rodolfo Borga che in quel partito ha mosso i primi passi. Ma solo quello.

Destra inesistente. E se il centrodestra ha avuto una performance fiacca anzichenò, la destra è risultata inesistente: quella di Zenatti (e della Santanchè) vale lo zero virgola, proprio come quella dei duri e puri della Fiamma, passati alla "storia" più che altro per aver messo in lista un ragazzo con simpatie naziste. In Trentino la destra non ha seguito: i due partiti hanno fatto, assieme, meno del partito dei Pensionati.

Sorpresa Patt. Nel Trentino conservatore bene si è comportato quel Patt che, qualche osservatore, vedeva invece vaso di coccio tra la Lega Nord e l'Upt: quel partito che Ugo Rossi (buona la sua prova elettorale) ha saputo portare avanti tenendo la barra al centro (sinistra) nonostante gli affondi di qualche Cassandra, massì Giacomo Bezzi, che vedeva un futuro molto triste per le due stelle alpine. Non è così. Il Consiglio vede anche la new entry di un rappresentante dell'Italia dei Valori, un dipietrista della prima ora come Bruno Firmani, mentre saluta Marco Benedetti ed i suoi Leali.

Roma esulta. La nuova creatura di Lorenzo Dellai, l'Upt, e la sua alleanza con l'Udc hanno fatto gridare al miracolo tutta l'intellighenzia del centrosinistra a livello nazionale. Mazziata da Berlusconi, l'opposizione guidata da Veltroni, respira una boccata d'ossigeno. Si è sbilanciato anche Frencesco Rutelli, parlando di alleanza di "nuovo conio" prefigurando uno sviluppo romano, mentre i partiti di governo frenano con mani e piedi, dando al test una valenza tutta locale.
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