«Io in via Brennero per vendermi e regalare carezze»

Il racconto di Ramona che da 4 anni si prostituisce: i guadagni, le passioni dei trentini e i rischi della strada

    di Mara Deimichei

    TRENTO. Di giorno va a fare la spesa, si siede al bar a bere un caffè, si mette in coda alla Posta per pagare le bollette. Alle 22, però, si trasforma. Indossa la «divisa», raggiunge la sua piazzola in via Brennero e attende i clienti. Ha 25 anni Ramona e si prostituisce da 4, da quando è arrivata a Trento. Non si lamenta di quello che definisce il suo lavoro ma da un paio di mesi sta cercando un’altra occupazione. Un mestiere normale per smettere di battere il marciapiede perché «fare la vita» alla fine non è vita.

    Come si è trovata, a soli 20 anni, a prostituirsi?

    Sono arrivata in Italia cinque anni fa e per il primo anno ho avuto un lavoro normale, ero impiegata in un’impresa di pulizie. Poi sono successe delle cose, sono cambiate delle cose e ho iniziato a prostituirmi. Se è stata una scelta mia? Direi di sì e la ragione principale è stata economica, non posso nasconderlo.

    Per capire, quanto guadagna in media ogni sera?

    Difficile fare delle cifre anche perché cambia molto da serata a serata, da quanti clienti arrivano. In media direi 300 euro ma io lavoro solo fino a mezzanotte. E poi lascio il marciapiede e torno a casa.

    La sua intenzione è quella di continuare a lavorare in strada per diversi anni?

    No. Sono un paio di mesi che sto cercando di trovare un altro impiego, un lavoro regolare ma il periodo è molto difficile. Certo spero di poter lasciare la strada perché anche se a Trento la situazione è tranquilla e io non ho mai avuto problemi importanti, spero di poter cambiare vita.

    Perché ha scelto Trento come sua città?

    All’inizio non è stata una mia scelta ma sono stata portata a Trento. Poi ho deciso di rimanerci perché è una realtà tranquilla e la gente è simpatica. Non ho tante amicizie anche perché il tipo di lavoro che faccio non me lo permette, ma direi che tutto sommato sto bene.

    Potrebbe tracciare una sorta di identikit del suo cliente medio?

    La maggior parte sono trentini e hanno fra i 35 e i 50 anni. Moltissimi sono sposati e tutti con me sono gentili, nessuno mi hai creato problemi se non in un’occasione, ma era uno straniero. Ho diversi clienti abituali, persone che tornano da me e poi ci sono quelli di passaggio che si trovano in città per i motivi più diversi e che vengono da Verona o da Brescia. Ci sono quelli che vengono solo per la prestazione sessuale ma anche quelli che mi pagano solo per passare del tempo con me.

    Clienti che pagano, dunque, ma non consumano?

    Sì. Ci sono quelli che vogliono solo un momento di tenerezza e ti chiedono qualche carezza e una parola dolce e quelli che invece hanno bisogno soprattutto di sfogarsi. E passano il tempo con me raccontando dei loro problemi sul lavoro o con la moglie. Io li ascolto e poi se ne vanno senza chiedermi altro. Magari è gente che conosco da tempo e con la quale nasce anche un rapporto di amicizia.

    Amica dei clienti, ma fra le prostitute che rapporto c’è?

    Con quelle che hai vicino scambi due chiacchiere ma nulla di più. Certo può capitare che con una tu sia più in sintonia ma lì ognuno fa il suo lavoro, non è che ci troviamo tutte assieme per mangiare la pizza. A volte, invece, ci sono dei problemi fra colleghe come litigi o anche peggio. Una sera ero assieme ad una mia amica ed è nata una discussione accesa con altre lucciole per una questione di «posizione». A me non è successo nulla, ma la mia amica è finita all’ospedale e resterà sfregiata tutta la vita.

    Torna spesso a casa in Romania? E la sua famiglia sa come fa a guadagnare i soldi che manda loro per aiutarli?

    Sì, torno appena posso anche perché in Romania c’è proprio tutta la mia famiglia, i miei affetti. Per tutti loro io lavoro in Italia in maniera «normale», ossia non sanno che mi prostituisco. E non lo sapranno mai. Non voglio.

    Le è mai capitato che qualcuno la trattasse male o la apostrofasse in maniera pesante, facendola sentire a disagio, per il suo mestiere?

    Non mi è mai successo nulla di tutto questo. Io di giorno faccio una vita normale e se i miei vicini sanno che la sera vado in via Brennero è perché mi hanno vista lì non certamente perché io l’ho detto. Ma nessuno si è mai comportato male o mi ha mai parlato in maniera sgarbata. Anche perché non ho mai dato fastidio a nessuno. Io vivo da sola nel mio appartamento, non ho marito o fidanzato e nemmeno figli. La mattina mi vesto, faccio la spesa, un giro in città, vado dal parrucchiere e avanti così, come qualsiasi donna. La mia vita cambia alle 22 quando, dopo essermi cambiata a casa, arrivo in via Brennero e mi metto in attesa del mio primo cliente.

    Cosa si augura per il suo futuro?

    Spero di trovare un lavoro diverso, un lavoro normale perché non sono certamente contenta di quello che faccio. In qualche modo, però, bisogna tirare avanti e quindi continuo ad andare la sera in via Brennero. In attesa di una possibilità per dare una svolta e cambiare tutto.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    13 settembre 2012

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