Ieri ha chiuso l’ambulatorio pediatrico dove sono passate tre generazioni Una coppia che ha curato migliaia di bambini e ora saluta 1900 piccoli assistiti
TRENTO. Ambulatorio pediatrico dei medici Albina Andrenacci e Dario Piccoli ieri mattina alle undici: arrivano mazzi di fiori, arrivano mamme con pargoli in braccio che stanno benone e che vengono soltanto a salutare, il telefono continua a trillare e la segretaria sembra non farcela più. Per forza, è l’ultimo giorno di lavoro - e c’è il rompete le righe - di questa coppia di pediatri che hanno visto crescere e curato migliaia e migliaia di bambini, dalle fasce alla prima adolescenza. Vanno in pensione “licenziando” circa 1900 assistiti che andranno distribuiti negli ambulatori di alcuni colleghi. Hanno visitato tre generazioni, dal 1977 al 1979 con ambulatorio in via Mariani, e, da allora ai nostri giorni qui in via Mazzini: praticamente hanno curato migliaia di attuali quarantenni e i loro figli. «Con tali e tante soddisfazioni – garantiscono entrambi – che abbiamo buttato le poche amarezze nel cestino delle esperienze da non ricordare». Per la verità, la dottoressa Albina vorrebbe togliersi qualche sassolino dalla scarpa («Troppo carico di lavoro, farraginoso il sistema, per le visite specialistiche … carte … impegni…», polemizza con il suo inguaribile accento romanesco), ma il “suo” Dario («E’ ancora romanesca nella parlata ma è divenuta trentina in toto») la invita a soprassedere. Ha ragione, è tempo soltanto di fare fagotti e prendersi la meritata pensione che lui, oggi più filosofo che medico, interpreta così: «Il Cardinal Martini ha scritto che nella vita ci sono tre tempi, quello in cui si impara, quello in cui si insegna e quello in cui si medita. Giustissimo. Io e mia moglie, adesso, mediteremo. Cambiano le prospettive e la visione delle cose». La dottoressa si fionda nuovamente nel suo ambulatorio perché qualche bimbo, di là, frigna. A commuoversi fino al singhiozzo, adesso, tra le braccia del dottor Dario, è un extracomunitario che, parlando il suo italiano incerto bagnato da lacrime certe, ringrazia il medico per tutto quello che ha fatto per i suoi figlioli. Il pediatra, dopo averlo “rimproverato” alla sua tipica maniera falsamente burbera in un dialetto italianizzato o italiano infarcito di dialetto, ci racconta di quella volta che a fronte di una richiesta di vista da parte di una madre, che non sembrava eccessivamente preoccupata, prese la bici e accorse immediatamente. Era una meningite che, proprio perché diagnosticata al volo, venne curata felicemente all’ospedale. Oggi quel bimbo è un noto ingegnere. Sua moglie, invece, durante una visita di routine su una bimba di un mese, si insospettì. Ne fu certa: aveva una importante cardiopatia. Al volo a Padova, intervento chirurgico e bimba salvata. I due pediatri non hanno fatto un “inventario” dei loro bambini diventati adulti, ma tra loro ci sono tanti medici, architetti, gente affermata, insomma.
E i loro, di figli? Simone, 35 anni, vive a Roma lavorando nel campo dell’informatica. Olivia, 32 anni, sposata, vive a Vienna con il marito, un noto professionista della città. Lei lavora con la Century Fox di cui promuove i dvd curandone la pubblicità. Ha reso nonni i genitori con Matthias. Infine Cecilia, altra laureata con tanto di specializzazione. Dottoressa in scienze politiche, si è specializzata Tre anni, pressoché un’altra laurea, nel “Diritto internazionale della Donna”.
E adesso? Mediteranno, certo, ma torneranno, quasi certo. Non si dimenticano alla svelta 35 anni di lavoro serio per far crescere bene i bimbi e, soprattutto, per non farli soffrire.
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