Tornano i suoni delle dolomiti

Compie diciotto anni ma la maggiore età, nel senso della matura qualità artistica delle proposte e nel senso del riscontro crescente di pubblico indigeno e forestiero, l’ha raggiunta da tempo

    di Carmine Ragozzino

    TRENTO. Compie diciotto anni ma la maggiore età, nel senso della matura qualità artistica delle proposte e nel senso del riscontro crescente di pubblico indigeno e forestiero, l’ha raggiunta da tempo. Eccoli, di nuovo, i «Suoni». Eccola, di nuovo, la manifestazione di più lunga e di più ricca durata che il Trentino dalla cassa che sembra il vaso di Pandora mette in campo ogni anno, per due mesi. Condensando in un cartellone fitto la doppia ambizione turistica e culturale. I Suoni delle Dolomiti, si reggono sull’intuizione ormai antica ma non per questo datata di sposare arte ed ambiente, artisti e natura. Il palco è la meraviglia alpina, o di mezza via. Chi recita, canta, suona, declama o si confronta non ha bisogno di scenografia perché boschi e cime bastano ed avanzano. L’arte si denuda degli orpelli, specie quelli tecnologici, e regala a chi s’inerpica nei luoghi di spettacolo l’essenza di un rapporto inedito ed irripetibile tra protagonista e spettatore.

    Scelta vincente - con i numeri impressionanti delle passate edizioni non si scherza - ma scelta non sempre del tutto felice. I big a buon mercato, (cioè a gratis), attirano folle sempre più numerose. E se è pregevole l’impegno di non ferire l’ambiente con elettricità e decibel resta il problema, (come lo scorso anno per Bregovic, tanto per dire) di garantire a tutti un ascolto decente. Ma non è questo, adesso, il punto. Ora è tempo di pescare nella chilometrica passerella di talenti dell’intero scibile artistico per segnare almeno un po’ di chicche della rassegna coordinata dalla coppia Paolo Manfrini/Chiara Bassetti. Allora, applauso preventivo per Malika Ayane, chiamata ad aprire il 30 giugno e per Stefano Bollani, chiamato a chiudere il 31 agosto. Si può essere più agli antipodi? Nello stile sì: confidenziale il primo e travolgente il secondo, ma comuni nell’eccezionalità del talento. Tanto più che Bollani, si porterà come ospite quel folletto di bravura che è Irene Grandi. Nel mezzo, di tutto un po’: classica, canzone d’autore, jazz, della world music ma anche di incontri letterari.

    Di nomi ghiotti, in ognuno dei campi, ce nè a iosa. Nella novità del «Tabià dei suoni), ad esempio, ci saranno il violinista Gidon Kremer , il giovane talentuoso pianista Daniil Trifonov, il Quartetto di Cremona, l’immancabile Mario Brunello e una schiera di altri. (sab Alpi Orientali. La musica d’autore sarà quanto mai donna. Oltre alla Ayane, ecco la sorprendente Patrizia Laquidara o l’alternativa Cristina Donà. E i maschietti? All’altezza: testa, Bersani, Cristicchi, Ruggeri. Tra ritorni e «prime volte», ci sarà di che suggestionarsi. L’estero è di classe con il gruppo d’eccezione di Gilberto Gil, dal Brasile con impegno. Ma dell’elenco, questa è solo parzialissima selezione. Nei «Suoni», infatti, ognuno può trovare quel che cerca in un itinerario spalla tra spirito e spettacolo. Un itinerario nato zaino in spalla e finito con con il traffico da metropoli trasferito in montagna. E’ il prezzo della gratuità che esalta i vacanzieri e lascia il magone a chi gli stessi big è costretto a pagarli dai 40 euro in su nei teatri e negli auditorium.

    24 giugno 2012
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