nei guai per una barra sulla casella

«Condannato» dal Comune, assolto dal giudice

La storia kafkiana di un ristoratore che ha rischiato di vedersi revocate le licenze

    TRENTO. È una vicenda quasi kafkiana quella che ha come protagonista il proprietario di diversi ristoranti in città e che rischiava (anzi formalmente rischia ancora) di vedersi revocata la licenza per la «somministrazione di pietanze e alcolici» a causa di una casella sbarrata. Secondo il Comune aveva dichiarato il falso ed è partito quindi il procedimento di revoca. Ma ora c’è la sentenza del tribunale che lo assolve. E quindi nulla è certo.

    Partiamo però dall’inizio, ossia da quando il ristoratore presenta domanda per poter allestire un banco per vedere da bere e da mangiare durante le Vigiliane (edizione dello scorso anno) in piazza Dante. Nel modulo che deve compilare e presentare viene chiesto che ci siano delle «fattispecie ostative» in base a quanto previsto dal Tulps che è il testo unico di pubblica sicurezza. In particolare, tradotto, se si era stati condannati per determinati reati o contravvenzioni. L’uomo sbarra la casella no e consegna la domanda. Le Vigiliane iniziano e finiscono senza intoppi e lui allestisce il suo banco. Ma poi arriva la doccia fredda. Anzi tre docce fredde sotto forma di «avvertimento» dell’inizio di altrettanti procedimenti di revoca per la licenza di somministrazione di cibi e bevande. Sì perché secondo gli uffici comunali, l’uomo aveva dichiarato il falso visto che a suo nome c’è un decreto penale di condanna per guida in stato di ebbrezza del 2008. E di conseguenza lui - nel modulo per le Vigiliane - avrebbe dovuto barrare la casella «sì» e non quella «no». Assieme al procedimento amministrativo che potrebbe avere effetti pesantissimi sul ristoratore, parte anche quello penale. L’accusa è di falso e l’uomo si affida all’avvocato Lorenzo Eccher. Si arriva all’udienza davanti al giudice Borelli che alla fine assolve il ristoratore perché il fatto non sussiste. Ossia con quella casella sbarrata non era stato dichiarato il falso. La difesa non vuole commentare anche perché il dispositivo del giudice non è stato ancora depositato e quindi non è ancora possibile sapere in base a quella ragionamento giuridico sia stata decisa l’assoluzione. Assoluzione che diventerà parte integrante della risposta del ristoratore al Comune e alla procedura di revoca. Infatti se la procedura parte dal punto che è stato dichiarato il falso e quindi manca un presupposto per avere la licenza, nel momento in cui un tribunale stabilisce che nulla di non vero è stato dichiarato, anche le licenze non dovrebbero patire alcuna conseguenza.

    16 giugno 2012
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