La sfida di Psa nei cinque sensi che si fanno arte

Il primo cartellone senza il teatro storico. Invasione di ogni spazio. Magie e sorprese

    di Carmine Ragozzino

    PERGINE. Si può dare un senso che sia insieme di continuità e di innovazione, di conferma ed insieme di crescita e coraggio nell’esplorare nuovi territori artistici, ad un festival che vanta la maggiore longevità, (e quindi l’eredità più pesante e scomoda) tra le proposte estive del Trentino?

    Pare di sì, approcciando la filosofia prima del cartellone della prossima edizione di Pergine Spettacolo Aperto. Festival presentato ieri in Provincia con la scontata sovrabbondanza di parole, a partire dai complimenti «copia incolla» dell’istituzione provinciale, che esalta allo stesso modo le fatiche della ricerca culturale come le parate di ogni parvenza di folclore impiumato. Il senso di questa nuova puntata della manifestazione, (6/14 luglio) è la moltiplicazione. Psa, (la direttrice artistica Pietrantonio, la presidenza Oss Noser junior e, soprattutto, un volontariato numeroso e ricco di passione), moltiplicano gli sforzi per far fronte a problemi logistici piuttosto seri come, ad esempio, l’indisponibilità dello storico elmo da spettacolo) e l’archiviazione dolorosa, (pasticciaccio sia locale che provinciale) della prospettiva di realizzare un nuovo teatro all’aperto.

    Ma le difficoltà, quando non ammazzano, aguzzano ingegno e, nella fattispecie, spronano al coraggio. E così quest’anno Pergine Spettacolo Aperto moltiplica anche il senso artistico della sua proposta. O meglio, si affida proprio ai «sensi», ai cinque sensi, per diffondere emozioni, curiosità, sensazioni, fors’anche sorpresa, in tutta la cittadina. La logistica, infatti, appare come una «forza» dell’edizione numero 37. Una «forza» forzata, rischiosa vista la storia climatica dell’estate perginese, ma intrigante. Potenzialmente vincente perché obbliga ad un’offerta irrituale.

    Spettacoli, performance, inedite occasioni di incontro con la multimedialità e la scienza che sono segno distintivo di questi tempi artistici, saranno collocati nelle strade, nei parchi, nelle stanze dell’ex ospedale psichiatrico ma anche - udite - nelle abitazioni private.

    Luoghi chiamati a farsi scoprire ospitando proposte molto diverse tra loro ma con il denominatore comune della «fisicità». E cioè - così come l’ha spiegato già legittimamente entusiasta Cristina Pietrantonio - una serie di spettacoli scelti, (e prodotti allo scopo), per stuzzicare vista, olfatto, tatto, udito e gusto. Arte totalizzante, insomma. Questa, almeno, è la promessa.

    Ed arte che nela cartellone di Psa ha alternativamente targhe italiane e targhe straniere. I protagonisti, infatti, verranno dallo stivale come dal Belgio o dal Brasile, dal Canada come dalla Croazia, dalla Francia come dagli States. E i protagonisti non saranno solo artisti. Sì, perchè dedicandosi ai sensi, alla riflessione su come risvegliarli, Psa chiama a rapporto teatranti, musicanti, stravaganti ma anche scienziati,

    Un festival, il Psa numero 37, che conferma molti dei percorsi imboccati da quando cambiò pelle, passando da contenitore di tutto un po’, a festival tematico, (memoria dei matti, devianze, eccetera). E una conferma che genera attese è certo il Carnevalestate, che quest’anno vedrà la parata dei Sette Peccati e le magie di un circo svedese, i Cirkus Cikor, che mette in gioco tutti gli equilibri interiori giocando con gli equlibrismi di un’arte circense che si radica nel passato e guarda al futuro. Altra prima nazionale sarà di Ticket del Collectif Bonheur Interieur Brut. Il il pubblico chiuso dentro un camion e portato a scoprire le storie di due uomini e una donna clandestini. E qui, di coraggio e di realtà, di pugni nello stomaco che fanno bene, ce n’è a iosa. Poi «Il tribuno» ovvero le 10 marce per perdere la vittoria di Mauricio Kagel, nuova produzione del Festival in collaborazione con Orchestra J Futura. E una parodia ironica di un tiranno. E il tiranno è quell’irrestibile folletto di Dario Vergassola.Sensi? Certo che sì, nel concerto nel buio assoluto di Cesare Picco. Il menù è ricco e, in quanto a sensi, gustoso: all’ex psichiatrico gli eventi vengono promessi come una proposta senza sosta: interattività, stimoli sonori e tattili. Un labrinto sensoriale, le macchine del teatro incosciente, le performances clandestine, il cafè del non sense.

    I titoli fanno venire il prurito della curiosità. Il che non è poco in un quadro di offerta culturale che troppo spesso indugia, (sfruttando furbescamente una cassa provinciale che si apre o si chiude rapportandosi solo al consenso) sul sicuro e sul rassicurante.

    15 giugno 2012
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