Gianni Morelli, coordinatore del Servizio disabili dell’Opera universitaria: «Si vince con la normalità»
TRENTO. Essere sereni e avere una vita quanto più possibile normale. Questo consiglia Gianni Morelli che, dal 2005, coordina il servizio disabilità dell’Opera universitaria di Trento. Gianni ha una vita intensa: ama la musica e suona nell’Orchestra Terrestre, un popolare complesso trentino di musica etnica, viaggia appena può ed è sposato da circa trent’anni. Dice anche che avere consapevolezza dei propri limiti è fondamentale, ma si devono cercare continuamente nuove sfide e bisogna saper chiedere aiuto quando serve.
Dal 2005 coordina il servizio disabilità dell’Opera Universitaria e convive con l’handicap da cinquant’anni. C’è una relazione tra la sua disabilità e la sua professione?
Credo proprio di sì. Per la specificità del mio lavoro, cioè per offrire supporto agli studenti disabili, è evidente che avere un’esperienza diretta aiuta in primo luogo a mettersi in relazione. Aiuta anche a capire prima e meglio dove ci possono essere difficoltà, quali strumenti di supporto è opportuno attivare.
L’Università di Trento promuove già dal 1999 il diritto allo studio delle persone disabili. Può tracciare un primo bilancio del suo “mandato”. Quale è il risultato che la soddisfa di più e cosa sogna ancora di realizzare?
I risultati positivi sono davvero molti. Tutte le sedi universitarie sono prive di barriere architettoniche e di facile accesso; ci sono diversi alloggi disponibili e attrezzati per accogliere studenti con disabilità; è attivo il servizio d’accompagnamento che permette ai disabili di vivere completamente la vita universitaria partecipando sia alle attività didattiche sia a quelle ricreativo-culturali. Le nuove tecnologie hanno in tutto questo un ruolo molto importate. Fondamentale è il ruolo del Delegato del Rettore per la disabilità che promuove e coordina gli interventi dell’università a favore degli studenti con handicap in collaborazione con i delegati di Facoltà. Insomma è stata fatta molta strada. Per il futuro credo bisognerà investire sempre più sulle nuove tecnologie per la didattica con l’utilizzo, ad esempio, delle lavagne multimediali e di sistemi telematici per seguire, in caso di bisogno, le lezioni da casa.
La musica è la sua grande passione. Per hobby suona in complessi di musica etnica e ha girato il mondo. Nei posti che ha visitato come viene vissuta la disabilità sia dalle persone che dalla società?
L’approccio è ovviamente molto diverso da Paese e Paese. Dipende in gran parte dal grado di rimozione degli ostacoli-barriere che ovviamente è collegato alle possibilità economiche del Paese stesso. Si può passare da situazioni di partecipazione attiva a situazioni di totale segregazione.
L’handicap oggi è sempre più accettato nella società, ma in certi casi le persone fanno fatica a mostrarsi serenamente agli altri anche con le loro difficoltà. Se incontrasse un ragazzo disabile cosa gli direbbe?
Essere sereni è fondamentale anche se non è proprio la cosa più semplice. Ognuno deve trovare la propria strada e modalità. Per me diverse cose sono importanti e utili per vivere bene. Ad esempio: avere il senso del limite, convivendo con i propri, ma nello stesso tempo essere disponibili ad accettare nuove sfide, nuovi stimoli. E imparare a chiedere tranquillamente aiuto,
Spesso la cultura e i media di massa hanno raccontato l’handicap in mille sfumature e linguaggi diversi. Provi ora lei a descrivere la disabilità con un film, un libro, una poesia o una canzone e ne spieghi il perché.
Recentemente ho visto il film “Quasi Amici”. Mi è piaciuto molto perché ha trattato un argomento difficile con ironia, pur mandando messaggi chiari e positivi: uno su tutti la volontà-necessità di normalità, anche in presenza di una disabilità.
In Trentino i disabili hanno sempre più spazio. Provi a dare qualche indicazione per migliorare l’approccio.
Ritorno al punto precedente: credo ci sia bisogno di normalità.
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