Il progetto di restauro è rimasto nel cassetto. Gilmozzi: «Posso solo dire che non sarà abbattuto. Poi decideremo»
TRENTO. Da oltre un anno il progetto di ristrutturazione, firmato dall’ingegner Armando Ravagni, è ben chiuso nei cassetti del Comune. Lo ha spedito a palazzo Thun il presidente della circoscrizione Centro storico-Piedicastello Melchiore Redolfi su richiesta degli Schützen del capoluogo. L’ex casino di bersaglio di corso Buonarroti è uno degli obbrobri cittadini. Non proprio un relitto, come altri che il “Trentino” ha raccontato in questi giorni, ma un luogo degradato che sta proprio all’inizio del viale, nascosto all’interno, proprio sotto il cavalcaferrovia di San Lorenzo, tra case e binari. Una palazzina di un paio di piani, di proprietà comunale da metà Ottocento, con le finestre incementate per impedire l’accesso ai senzatetto, i pochi vetri rimasti rotti e i numeri civici, 91 e 93, posti ancora sopra le due entrate. Sul retro, oltre ad una zona verde infestata dalle erbacce, un balconcino che ai suoi tempi doveva abbellire l’edificio ma ora è solo legno marcio cadente. Di questa palazzina dimenticata dagli uomini, se non, per un certo tempo, dagli ultimi, gli Schutzen vogliono farci la sede provinciale ma anche un centro di documentazione storico-didattica, sorta di museo dei cappelli piumati. Hanno preparato il progetto e chiedono al Comune il comodato gratuito per 30 anni. Operazione praticamente a costo zero per le casse municipali a cui però spettano la decisione sulla conformità del progetto e le verifiche tecnico-urbanistiche. Perché, semmai ci fosse un sì, per ristrutturare ci potrebbero essere finanziamenti provinciali se non comunitari. Ma anche la circoscrizione spinge, se non altro per sollevare dal degrado quello spicchio di città realizzato nel 1745 per disposizione del Magistrato consolare della città. Accanto passava l’Adige e qui ci si allenava all’uso delle armi sparando da una parte all’altra del fiume. Fino al 1810 quando nel Tirolo di lingua italiana venne proibita la pratica del tirassegno. Il presidente Redolfi ha detto a palazzo Thun “fate vobis” e nel merito dell’operazione è d’accordo. «Tantoché - afferma - l’opera è stata inserita nelle priorità di bilancio. E poi, pure gli Schützen fanno parte della storia di questa terra. O no?». L’assessore comunale al patrimonio Italo Gilmozzi si limita a dire: «Al momento sento di poter escludere l’abbattimento dell’edificio. Nei prossimi mesi prenderemo una decisione». Sì, perché di abbattimento si era parlato negli anni scorsi, sollevando un polverone da parte del capitano della compagnia Maximilian I, Claudio Tessaro ma solleticando pure lo spirito identitario del pattino assessore provinciale Franco Panizza. Tessaro ora sottolinea: «Non sappiamo più nulla del nostro progetto». E la consigliera comunale Gabriella Maffioletti rincara: «Preparo un’interrogazione. È ora che l’amministrazione si dia una mossa».
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